G. Cappelli: Blu oltremare
S. Sciarrino: Introduzione all’oscuro
A. Caprioli: Elegia per Carlo Michelstaedter
P. Aralla: Architektur der Ebene II
T. Murail: Treize couleurs du soleil
A. Ingolfsson: Object of terror

FontanaMIX Ensemble
Mauro Castellano, pianoforte
Francesco La Licata, direttore

Chiesa di San Giorgio, Bologna

Il concerto di questa sera e la serata dedicata a Kurtag del 4 ottobre scorso, rappresentano eventi di rilievo per la vita musicale bolognese che, a parte lo spazio "contaminato" di Angelica, offre ben poche occasioni di incontro con la produzione musicale del nostro tempo. Ad accrescere le aspettative della serata si è aggiunta la curiosità per la presenza del FontanaMIX Ensemble, giovane formazione che raggruppa soprattutto esecutori di nascita o formazione emiliano-romagnola. Nonostante qualche precedente esperienza all’estero e in sala di registrazione, questo ensemble era al suo debutto italiano ed il modo in cui è stata affrontata la preparazione del concerto fa supporre che i progetti futuri possiedano una certa ambizione, sia sul piano esecutivo sia sul piano della divulgazione. Proprio riguardo a quest’ultimo punto, è senz’altro lodevole l’iniziativa di aver allestito uno schermo su cui proiettare filmati di commento introduttivi alle musiche in programma.

Il primo brano era Blu oltremare (2000) per sette strumenti di Gilberto Cappelli, che possiede una scrittura densa e compatta la cui vigorosa sonorità è attraversata da colpi di timpano più o meno regolari, quasi a scandire una visione filmica di fluttuazioni. L’efficacia del brano è tuttavia attenuata dal fatto che tutte le aspettative si esauriscono con l’impatto iniziale, in cui è già presente tutto il materiale tematico.

Al pezzo di Cappelli faceva da contraltare immaginativo Introduzione all’oscuro (1981) per dodici strumenti, uno dei brani più rappresentativi della poetica di Salvatore Sciarrino. Qui l’atmosfera si sgrana in modo tale che da un indistinto quanto terso tappeto sonoro emergono come apparizioni spettrali sonorità pulviscolari create dagli armonici degli strumenti a fiato che accompagnano l’ascolto durante tutto il brano.

In Elegia per Carlo Michelstaedter (1999) per oboe concertante e dodici strumenti, Alberto Caprioli parte senza dubbio da una concezione tradizionale del rapporto tra orchestra e strumento solista che, prendendo alla lettera l’intenzione dedicataria del brano, ne svela le inclinazioni rapsodiche: come in una rapsodia, infatti, emergono elementi provenienti da diverse esperienze che non sempre si incontrano in modo omogeneo – cosa che risulta fin troppo evidente nella "coda" che si discosta ampiamente da tutto il resto del materiale.

Le intenzioni esplicite di Architektur der Ebene II (2002), per pianoforte e tredici strumenti di Paolo Aralla, espresse dal compositore stesso nel filmato introduttivo, sono quelle di instaurare relazioni tra gli ideali piani pittorici dell’omonimo dipinto di Klee. Non ci è sembrato però che vi sia stato un approccio adeguato per tentare di realizzare questo ambizioso progetto. Infatti, più che attraversare i diversi piani della composizione, la sensazione percepita è stata quella di volerli arredare, come del resto appare evidente nella parte solistica del pianoforte, impegnato più a "tapezzare pareti" che ad assolvere un ruolo decisivo nello spazio a propria disposizione.

Brano di elevata compattezza formale e stilistica, Treize couleurs du soleil couchant (1978) per cinque strumenti di Tristan Murail crea un coinvolgente acquerello musicale, dove i timbri, assimilabili a macchie di colore, mutano e trapassano l’uno nell’altro, così come avviene nella "traduzione" filmica realizzata negli anni ’80 appositamente per questo brano.

Object of terror (2000) per 14 strumenti di Atli Ingolfsson è invece un brano denso di accadimenti la cui potenza espressiva viene inficiata da idee non sufficientemente sviluppate che appaiono l’una accanto all’altra provocando una certa disomogeneità ed un disorientamento da parte dell’ascoltatore.

La buona prestazione dell’Ensemble FontaMIX ed il modo in cui è stato preparato questo concerto accendono una piccola luce nel "povero" panorama italiano relativo all’esecuzione e alla divulgazione della musica del nostro tempo e fa sperare che ciò contribuisca a colmare la mancanza di complessi specializzati in questo repertorio operanti in Italia. La pulizia nell’esecuzione e la correttezza con cui la formazione ha affrontato l’interpretazione, denotano un impegno che va molto al di là della routine a cui troppo spesso siamo abituati e svela obiettivi ambiziosi e coraggiosi. Ci auguriamo che i progetti futuri non rimangano troppo ancorati ad un ambito territoriale, come purtroppo è avvenuto in questo concerto dove la preponderante presenza di compositori legati alla vita musicale della regione ha fatto pensare ad una ricerca di facile consenso.

Gianfranco Marangoni

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