
J.S. BACH
Passione secondo San Giovanni
Rita Bieliauskaité, soprano
Ann Hallenberg, contralto
Markus Ullman, tenore
Thomas Laske, basso
Gotthold Schwarz, basso
Collegium Cartusianum
Kölner Kammerchor
Peter Neumann, dir.
Bologna, Chiesa di Santa Maria dei Servi
Il consueto appuntamento di Bologna Festival presso
la Basilica di Santa Maria dei Servi, ormai da anni dedicato
ai complessi specializzati nel repertorio barocco, proponeva
anche quest’anno uno dei capolavori del genere oratoriale, la
Passione secondo S. Giovanni BWV 245 di Johann Sebastian
Bach.
La messa in musica di una qualsiasi narrazione
deve necessariamente corrispondere a precise scelte drammaturgiche,
dettate ovviamente dall’occasione, dal luogo in cui deve essere
eseguita la composizione e dalla funzione a cui essa deve rispondere.
Molteplici sono infatti le forme adottate dai compositori per
rappresentare la Passione di Gesù Cristo: dalle più
semplici, basate sul solo recitativo in stile monodico, alle
più complesse, che prevedono brani polifonici in stile
motettistico. In particolare nella prima metà del Settecento,
la pratica della rappresentazione sacra avveniva principalmente
attraverso due generi molto complessi: la Passione oratorio,
con un "libretto" creato appositamente, e la Passione
oratoriale, nella quale brani scelti liberamente dal Vangelo
erano inframezzati da Arie, Cori e Kirchenlieder (Corali)
e la cui esecuzione era vincolata alla celebrazione liturgirca
vera e propria.
Nelle sue Passioni, Bach adotta il genere più
articolato, la Passione Oratorio, segno evidente dell’intenzione
di rappresentare il dramma attraverso più livelli espressivi.
La funzione di questa complessa struttura è stimolare
la riflessione sul testo del Vangelo ed esaltarne la funzione
pedagogica, elevando lo spirito alla contemplazione del mistero
della fede attraverso il potere evocativo della musica. I diversi
piani drammatici vengono presentati sotto varie forme musicali:
il recitativo, con il quale si fa procedere l’azione vera e
propria; gli interventi del coro, basati soprattutto sul testo
dei corali luterani, che bloccano l’azione e fungono da commento;
infine le Arie, parti in cui viene data voce ai sentimenti.
I vari livelli espressivi coincidono anche con
una diversificazione dei piani temporali: il testo evangelico
e quindi l’azione vengono collocate sul piano narrativo, mentre
gli interventi dei Corali e delle Arie spostano tutto su un
piano atemporale. L’alternarsi di piani espressivi e temporali
sono attentamente calcolati in modo tale da creare rispondenze
simmetriche ben precise non finalizzate alla necessità
di raggiungere un climax drammatico, bensì utilizzate
nell’intento di offrire una visione razionale e trascendente,
quasi distaccata e risolta nella contemplazione pacificata del
dolore. Tuttavia nella Johannes, lo spirito contemplativo-pedagogico
tipico degli oratori luterani viene come sospeso nalla lunga
"scena" dell’interrogatorio di Pilato, al cui interno
l’azione si espande "drammaticamente" rubando spazio
al raccoglimento intimistico delle Arie e dei Corali.
Si può dunque parlare di una maggiore "teatralità"
di questa Passione rispetto alla Matthäus, dove la presenza
dei Kirchenlieder è più massiccia e tutta
la composizione acquista un carattere più monumentale.
La drammaticità della Johannes risulta inoltre
amplificata nella versione del 1725, la seconda delle quattro
predisposte da Bach negli anni che vanno dal 1724 al 1747. Questa
seconda versione, che si è potuta ascoltare proprio in
questo concerto, si distingue per le seguenti modifiche: la
sostituzione del Corale "Herr, unser Herrscher" che
apre la composizione con il Corale "O Mensch, bewein
dein Sünde gross (e che si ritroverà alla fine
della prima parte della Matthäus); l’aggiunta dopo il n.11
dell’Aria "Himmel, reisse, Welt, erhebe"; la
sostituzione dell’Aria n.13 "Ach, mein Sinn"
con l’Aria "Zerschmettert mich"; il rimpiazzamento
del n.19 (l’Arioso del basso "Betrachte, meine Seel,
mit ängstlichem Vergnügen) e del n.20 (l’Aria
del tenore "Erwäge, wie sein blutgefärbter
Rücken" con l’Aria "Ach windet euch nicht
so" (tenore); la sostituzione del Corale finale "Ach
Herr, lass dein lieb Engelein" con il Corale "Christe,
du Lamm Gottes".
Le differenze sono rilevanti in quanto le arie
della seconda versione possiedono una maggiore enfasi drammatica
e l’Aria del tenore "Ach windet euch nicht so",
sostituendo i numeri 19 e 20, diminuisce il peso degli interventi
solistici proprio nella scena dell’interrogatorio di Pilato
e crea anche una maggiore simmetria nella disposizione dei brani.
Il taglio interpretativo adottato da Peter Neumann
ha tenuto conto soprattutto di questa maggiore teatralità
e ha puntato proprio sulla resa vigorosa della vicenda a detrimento
di quella "pietas" che troppo spesso viene posta in
risalto e sulla cui legittimità si può inoltre
sollevare qualche dubbio (cfr. A. Basso, Frau Musika, vol.II,
EDT, Torino, 1987, p.459). In linea generale questo tipo di
approccio potrebbe essere considerato poco profondo, dal momento
che anche l’impiego degli strumenti originali non ha avuto scopi
filologici, né tantomeno sono state apportare sostanziali
novità esecutive. La concertazione di Neumann è
apparsa tutto sommato un po’ datata rispetto ai risultati raggiunti
da altri ensemble che frequentano questo repertorio, ma in virtù
della sottolineatura drammatica della vicenda, la tensione non
è mai venuta a mancare e l’interpretazione nel suo complesso
è stata più che convincente.
Il Collegium Cartusianum è una formazione
dotata di notevole tecnica, tanto che i suoi componenti sono
riusciti, dopo i primi brani, ad ovviare alle deficienze dell’infelice
acustica della Basilica dei Servi che crea una sorta di rombo
indistinto nelle sezioni basse dell’orchestra. Tuttavia il vero
punto di forza di questo complesso è il Kölner
Kammerchor, il cui suono pieno è responsabile di
una poderosa interpretazione della scena del giudizio. Inoltre,
per le capacità di questo complesso vocale, anche gli
interventi dei Corali, che a volte possono risultare ripetitivi,
sono stati esaltati nella loro valenza di isole meditative nel
contesto del dramma.
I solisti si sono dimostrati complessivamente
in linea con la lettura data da Neumann anche se le voci femminili,
il soprano Rita Bieliauskaité ed il contralto Ann Hallenberg,
pur tecnicamente corrette, non sono state molto incisive sul
piano interpretativo. Buona la prestazione del basso Thomas
Laske, la cui bella ed energica voce ha dato il giusto risalto
alle parti tormentate di Pietro e di Pilato. Eccellente invece
l’Evangelista di Markus Ullmann dalla voce limpida e fluida,
la cui espressività ha ben sottolineato anche i recitativi
(particolarmente ben eseguiti i cromatismi sulle parole "und
weinete bitterlich" che precedono l’Aria n.13).
Non è andato oltre la correttezza il basso
Gotthold Schwarz i cui stringati interventi della parte di Gesù
non risultano significativi.
L’unico appunto che può essere mosso alla
piena riuscita della serata riguarda un aspetto solo indirettamente
legato all’esecuzione: per non rompere quella profonda concentrazione
che richiede la fruizione di una Passione bachiana, si sarebbe
potuto infatti evitare l’intervallo tra la prima e la seconda
parte, anche se sottoporre il pubblico a uno sforzo uditivo
prolungato poteva comportare qualche rischio. |