J.S. BACH
Integrale delle Suite per violoncello solo

Anner Bylsma, violoncello

Bologna, Chiesa di San Giorgio in Poggiale

Martedì 10 settembre 2002:
Suite n.1 BWV 1007, n.3 BWV 1009, n.5 BWV 1011
Mercoledì 11 settembre 2002:
Suite n.2 BWV 1008, n.4 BWV 1010, n.6 BWV 1012
San Giorgio in Poggiale - Bologna

Oramai da qualche anno i concerti di S. Giorgio in Poggiale, che costituivano una piccola coda autunnale della stagione di Bologna Festival, sono divenuti un ciclo pressoché autonomo, dedicato ad un repertorio musicale meno frequentato. La direzione artistica ha coraggiosamente insistito su queste proposte al fine di allargare le prospettive culturali della programmazione concertistica anche alla musica antica e a quella del XX secolo. Il numero dei concerti della rassegna, che quest’anno porta il titolo "Il nuovo, l’antico", è dunque salito a sette, rispetto ai cinque della stagione 2000 ed ai sei di quella del 2001.

I primi due concerti hanno ospitato il decano dei violoncellisti barocchi, Anner Bylsma, che ha dedicato la sua attività alla divulgazione ed al perfezionamento delle prassi esecutive su strumenti originali. Sebbene non più giovane, Bylsma ha eseguito l’integrale delle Suite per violoncello di Johann Sebastian Bach che, oltre a richiedere un grande impegno interpretativo, necessitano di un notevole sforzo fisico.

Durante una lezione tenuta a Bologna nel 2000, Mario Brunello ha fatto notare come Bach fosse riuscito a perfezionare e a oltrepassare ogni limite di perizia tecnica del violoncello, strumento ancora "giovane" che, per le doti di sonorità accentuata ed incisiva, stava oramai sostituendo la viola da gamba. I progressi furono tali che, per oltre centocinquant’anni, le capacità tecniche ed espressive dello strumento rimasero sostanzialmente invariate. Nelle Suite di Bach l’indagine e la risoluzione di problemi legati alla tecnica del violoncello costituiscono il fondamento su cui si basa l’intera composizione. Per adeguare il contrappunto ad uno strumento monodico per sua natura è infatti indispensabile ricorrere a tutte le risorse tecniche a disposizione e, se insufficienti, inventarne di nuove. Ciò significa spingere la speculazione fino ai limiti imposti dalla fisica così che, come spesso accade in Bach, l’elemento oggettivo rappresentato dalla tecnica dello strumento, si carica di tali e tanti significati da trascendere il lato meccanicistico e determinare la componente espressiva delle composizioni.

Il cammino di Bach non verrà proseguito poiché queste problematiche non avrebbero destato alcun interesse nei compositori delle epoche successive. Nel periodo classico e romantico, infatti, spariranno le opere per violoncello solo e si darà preferenza al genere del concerto per solista e orchestra, dove lo strumento è esaltato soprattutto per le sue qualità timbriche ed espressive. Solo nel Novecento, per un rinnovato interesse verso il dato oggettivo, alcuni compositori torneranno a scrivere per violoncello solo, cercando di aggiungere qualcosa al discorso interrotto da Bach. (ricordiamo, tra gli altri, Benjamin Britten, Sofia Gubaidulina, Bernd Alois Zimmerman).

Le meticolose indagini sulle prassi esecutive barocche ed il lavoro di ricerca sulle tecniche dello strumento hanno indubbiamente consentito ad Anner Bylsma di raggiungere una originalità interpretativa che si discosta nettamente dai violoncellisti che l’hanno preceduto. La sua leggerezza ed il suo fraseggio lirico rivelano un rapporto sereno e pacificato nei confronti dell’ardua ricerca a cui si è sottoposti nell’esecuzione delle Suite. Le frequenti variazioni dinamiche e l’indugiare talvolta sulle frasi, mettono in luce una costante attenzione al giusto modo di porgere la linea melodica. Si è comunque notata una certa discontinuità: accanto a passi eseguiti magistralmente, la velocità di esecuzione di altri è apparsa in netto contrasto con la visione generale e ha comportato alcune imprecisioni dovute ad un controllo dello strumento non più impeccabile.

Le due serate si sono concluse nel migliore dei modi: nella sesta Suite, abbiamo potuto ascoltare il violoncello piccolo a cinque corde, il cui suono morbido e chiaro è apparso più vicino alla poetica del violoncellista olandese. Il musicista ci ha così offerto un esempio magistrale di prassi esecutiva su strumento d’epoca, raggiungendo un elevato grado di intensità espressiva.

Gianfranco Marangoni

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