BACH
Passione secondo Giovanni BWV 245

C. Simpson, soprano
B. Schwarz, contralto
A. Karasiak, tenore
S. Noack, basso
Freiburger Barockorchester und Chor
Gustav Leonhardt, dir.

Milano, Chiesa di San Simpliciano

Nell'ambito del progetto che prevede l'esecuzione integrale delle cantate sacre di Johann Sebastian Bach promosso dalla "Società del Quartetto" di Milano abbiamo assistito, nella chiesa di San Simpliciano, all'esecuzione della Johannes-Passion BWV 245 con il gruppo della Freiburger Barockorchester und Chor diretto da Gustav Lehonardt. Avevamo già potuto ascoltare i complessi di Friburgo lo scorso dicembre nell'Oratorio di Natale diretto da Philippe Herrewege, ed è stato interessante assistere a questo confronto generazionale a distanza tra due direttori profondamente legati all'opera di Bach e allo studio della prassi esecutiva antica. Gustav Leonhardt attaccava in modo sconcertante staccando tempi lentissimi per la prima sezione corale Herr, unser Herrscher, con il coro costretto quasi a trascinare i vocalizzi e l'orchestra che seguiva faticosamente la scrittura musicale, in un totale abbandono degli effetti più esteriori della partitura. Un approccio per nulla rassicurante, né tantomeno effimero che mostrava però chiaramente l'intenzione del direttore di affidarsi completamente alla forza intrinseca dell'opera. Leohnardt per altro aveva fatto precedere l'esecuzione dalla raccomandazione di non applaudire alla fine dell'esecuzione, convinto che l'esperienza di questo grande lavoro bachiano dovesse risolversi tutta nell'interiorità di chi esegue e di chi ascolta. E proprio sull'interiorità si svolgeva l'intera lettura di questa Johannes-Passion, in un accumulo di tensione drammatica che si costruiva sulla logica della scrittura musicale, esposta in modo magistrale da Leonhardt. Difficilmente si potrà comprendere in modo migliore lo sviluppo del contrappunto di quello che veniva offerto in questa esecuzione che, proprio basandosi sui puri valori musicali si faceva sempre più incalzante mano a mano che si succedevano i vari numeri. Sarebbe riduttivo parlare di lettura "tradizionale", forse è più esaustivo descrivere questa interpretazione come la summa di decenni di lavoro sul significato e sulla tecnica musicale dell'opera di Bach che la pone in una dimensione atemporale, forse in controtendenza con le linee interpretative attuali, tecnicamente sfavillanti, a volte al limite dell'irriverenza per la facilità con cui alcuni interpreti sanno destrutturare e poi ricostruire le partiture più complesse senza fallire un passaggio. Però la riflessione profonda sul dolore e sulla condizione umana suscitata dalla serata di San Simpliciano sono il frutto dello scavo profondo di un "grande vecchio" che, pur in un approccio laico, in quanto legato al solo significato ultimo della musica, riusciva a rendere appieno la portata sacrale di questa opera bachiana. Indimenticabile, in questo contesto, l'aria del basso, con coro, Mein teurer Helland, nella quale il ruolo drammatico e narrativo del coro, peculiare delle passioni di Bach, era qui espresso ai massimi livelli. È stato un momento di compassione così totale e di commozione così sentita da parte degli interpreti da rimanere a lungo nella memoria come paradigma di come si dovrebbero affrontare certe pagine bachiane.

I complessi della Freiburger Barockorchester und Chor si sono espressi a livelli altissimi, assecondando con sensibilità la non facile lettura proposta da Leonhardt. Tutti giovani, interessanti e all'altezza del difficile compito cui erano chiamati i solisti, in particolare il soprano Carolyn Simpson e il tenore Andreas Karasiak nel ruolo dell'Evangelista. Il basso Sebastian Noack ha cantato con sensibilità e intelligenza, così come il contralto Britta Schwarz. Il pubblico milanese che affollava all'inverosimile le navate della basilica di San Simpliciano alla fine, obbediente, seppure a malincuore, non ha applaudito.

Daniela Goldoni

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