Civiltà musicale veneziana 1998

LOTTI
Duetti, terzetti e madrigali a piu voci

R. Bertini, R. Invernizzi: soprani
R. Balconi: controtenore
G.P. Fagotto: tenore
M. Vargetto: basso
P.L. Ciapparelli: tiorba
W. Vestidello: violoncello
A. Curtis: clavicembalo
Il Complesso Barocco
Alan Curtis, dir.

Venezia, Chiesa di San Samuele

Duetti, terzetti e madrigali a più voci è il titolo di una raccolta che Antonio Lotti pubblico a Venezia nel 1705, ampliando una precedente raccolta che nel 1703 aveva dedicato a Leopoldo I d’Asburgo. L’idea era partita da un madrigale a 5 voci, In una siepe ombrosa, fatto pervenire all’imperatore, che non solo era uno dei maggiori mecenati per i musicisti del tempo, ma era egli stesso un abile compositore (ci ha lasciato una produzione di tutto rispetto, che spazia dal sacro al profano); incoraggiato dagli apprezzamenti ottenuti, Lotti aveva messo insieme una raccolta di 14 pezzi (divenuti poi 18 nell’edizione del 1705), ossia 8 duetti, 4 terzetti e due madrigali (tra i quali quello sopra ricordato). Si trattava di opere estranee alla produzione ufficiale per la Corte o per la Chiesa, destinate non al consueto pubblico, bensì alla circolazione fra intenditori (essendo tale Leopoldo I). Questo spiega il perché di una raccolta a prima vista del tutto anacronistica, apparsa quando la stagione gloriosa del madrigale era ormai conclusa: ma ancora a quei tempi la pratica del contrappunto osservato era la base indispensabile per valutare la perizia di un compositore. Fra gli esperti, quindi, la raccolta fu oggetto di accese discussioni, e nello stesso anno di pubblicazione giunse la stroncatura di Benedetto Marcello (Lettera familiare d’un accademico filarmonico ed arcade discorsiva sopra un libro di duetti, terzetti e madrigali a più voci, Venezia 1705), sotto cui covava una certa dose d’invidia mascherata dall’attacco ad alcune arditezze armoniche; ma in seguito non mancò 1’apprezzamento di un grande teorico come il padre Martini, che nel suo trattato di contrappunto del 1775 introdusse come esemplare un brano di questa raccolta (Tanto è ver che nel verno, che è la sezione conclusiva del terzetto Inganni dell’umanità).

È vero che nella raccolta i madrigali veri e propri sono solo due, Moralita d’una perla a 4 voci, e La vita caduca (= In una siepe ombrosa) a 5, mentre tutto il resto è costituito di duetti e terzetti, ma anche questi sono nello stile del madrigale e non della cantata: non si tratta insomma di forme chiuse, e, tranne che nel caso del duetto Lontananza insopportabile per soprano e controtenore, mancano i ritornelli. Prevalgono di gran lunga gli episodi in stile imitativo, fra i quali ogni tanto sono intercalati alcuni episodi omoritmici, e a volte omoritmica è la ripetizione di un verso presentato una prima volta in stile imitativo (ad es. E scordandomi il mio duolo, nel duetto Querela amorosa per soprano e controtenore). Adeguata attenzione è stata posta dal compositore nella resa degli "affetti", scegliendo fra stili differenti (compreso il "concitato" monteverdiano) secondo le esigenze del testo, e ricorrendo ai tradizionali madrigalismi per sottolineare espressivamente alcuni termini: cromatismi su "sospira", "travaglia", "lagrimar", "piange", "morir", "lasso" e così via; fioriture su "fiamma", "leggiadri", ripetizioni numerose e fioriture su "mi ritorno a innamorar" (duetto Querela amorosa). La sola differenza fra queste composizioni e i madrigali veri e propri è 1’impiego di un organico vocale ridotto atre o due voci, integrate da un basso continuo, mentre nei due madrigali a 4 e a 5 le voci sono accompagnate da un basso seguente: si tratta in ogni caso di quella forma detta del "madrigale concertato", così come si era evoluta nella prima metà del Seicento.

Nel concerto eseguito questa sera da ’Il Complesso Barocco’ diretto da Alan Curtis, sono state selezionate 11 composizioni fra quelle della raccolta originale: 7 duetti (tre per due soprani, due per soprano e controtenore, uno per soprano e basso, uno per controtenore e tenore), due terzetti (uno per controtenore, tenore e basso; l’altro per due soprani e basso) ed entrambi i madrigali, ma senza seguire l’ordine originale, tranne che nel caso dello splendido In una siepe ombrosa, posto a conclusione del concerto come già lo era nella raccolta.

Già dallo stesso Lotti i vari brani erano stati classificati in due categorie, come "amorosi" o come "morali", a seconda del contenuto del testo: i primi trattano di schermaglie amorose, di sospiri e struggimenti, giuramenti e infedeltà (Giuramento amoroso, Incostanza feminile (sic), Querela amorosa, Supplica ad amore, Funerale della speranza, Lamento di tre amanti, Lontananza insopportabile, Scherzo d’amore). Invece riflessioni di carattere morale contrassegnano il terzetto Inganni dell’umanità (sulla volubilità dei desideri umani: "e sol si stima il ben quando si perde"), il madrigale a 4 Moralità d’una perla (da una lacrima trasformata in perla si deduce la sentenza che "anche il fasto mortal nasce dal pianto"), e infine il madrigale a 5 La vita caduca (la bellezza terrena è paragonata ad una rosa che presto sfiorisce, con la sentenza ribadita nel fugato conclusivo): di quest’ultimo madrigale si conosce anche 1’autore del testo, Pietro Giovanni Pariati, mentre gli altri restano anonimi.

La raccolta non e stata eseguita integralmente per permettere d’inserire nel cuore del concerto anche una cantata per soprano e basso continuo, Qual’arde la Fenice, ad esemplificazione della perizia di Lotti in un settore diverso e più in linea col gusto del suo tempo; ma era altresi chiara 1’intenzione di un omaggio al Teatro La Fenice (nel cui ciclo "Civiltà Musicale Veneziana ’98" questo concerto era inserito) e di un augurio per la sua rinascita dopo il rogo del 29 gennaio 1996: "Muor la Fenice e tosto / più vigorosa e lieta ella rinasce". La cantata, tratta da un manoscritto conservato a Berlino nella Staatsbibliothek Preussischer Kulturbesitz, è costituita da due recitativi (il primo con un insolito ritornello) che introducono due arie col da capo; nella prima aria è notevole il madrigalismo rappresentato da una scala cromatica discendente su "la sua fiamma in lei discende", e felice l’impiego del violoncello che concerta con la voce; ma soprattutto è molto bella la melodia della seconda aria "Va, che tu sei beata".

La bellezza del concerto ha trovato degna sottolineatura nella perizia tecnica degli interpreti:  Il Complesso Barocco è costituito da artisti specializzati in questo tipo di repertorio, addestrati con cura da Alan Curtis che oltre a dirigere è anche maestro al cembalo. Le voci sono parse tutte dotate di grande pulizia nell’emissione e di cura negli attacchi; fraseggio ed abbellimenti hanno rispettato sempre lo stile del tempo; e non da meno per equilibrio e precisione si sono rivelati i due strumentisti che, alla tiorba e al violoncello, si sono affiancati al clavicembalo per la realizzazione del basso continuo.

Il secentesco ambiente della Chiesa di San Samuele (che tutti conoscono perché si trova accanto al noto Palazzo Grassi, ma soprattutto per il suo splendido campanile del XII secolo) costituisce una sala ideale per concerti di questo tipo, per la sua buona acustica e per le sue dimensioni raccolte che mettono gli esecutori a immediato contatto di un pubblico necessariamente contenuto nel numero; e anche questa volta il pubblico è rimasto visibilmente soddisfatto del concerto. I suoi applausi calorosi sono stati ricambiati dal Complesso Barocco con l’esecuzione di un bis: Silvio e Dorinda, un madrigale a 5 dall’ VIII libro di Sigismondo d’India, su un testo tratto dal Pastor Fido di G.B. Guarini.

Leo Citelli

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