ECLAT 2000
Konzert 4
ZINSSTAG: Diffractions
MOCHIZUKI: Au bleu bois
SCHWER: Nocturne/double
GUBAIDULINA: Garten von Freuden und Traurigktein
HOLLIGER: Erde un Himmel
DECOUST: Les pas du temps

Hubert Meyer, tenore
Konrad Zeller, oboe
Quartett Avance
Linos Harfenquintett
VARIANTI

Stuttgart, Theaterhaus

Il programma del quarto concerto prevedeva un numero considerevole di brani, di cui tre di nuova composizione. Gli organici impegnati erano vari e tutti abbastanza singolari: il Quartett Avance (clarinetto, trombone, violoncello e pianoforte), il Linos Harfenquartett (flauto, violino, viola, violoncello e arpa), ed il gruppo VARIANTI (quattro percussionisti ed un pianoforte). La particolarità degli organici influiva molto sulle scelte di programma, in questo concerto decisamente molto meno stimolanti rispetto a quelle del secondo concerto. Poco interessanti i brani per percussioni, incerti tra la scuola di batteria e le reminiscenze da giardino giapponese, e alquanto deprimenti i tre brani scelti dal Linos Harfenquartett. È difficile pensare di far funzionare gradevolmente un ensemble in cui predominano due strumenti come il flauto e l’arpa, destinati come pochi altri dalla tradizione a tradurre in musica il principio di imitatio naturae. A questa logica non sfuggivano né Heinz Holliger, Erde und Himmel (1961), né tantomeno Michel Decoust, Les pas du temps (1997). Siamo nelle mani degli imperterriti epigoni di Debussy, in una sagra di mosche e zanzare impegnate a svolazzare in giardini umidi, assolati, tetri, di tutti i tipi. Se per Holliger si tratta probabilmente di un antico incidente di percorso, avendo il compositore e oboista svizzero fornito ben altre prove, Michel Decoust mostra invece un’insana passione per i suoni acuti, e ci infligge un movimento tutto incentrato sulle note estreme che suona come una specie di "inno allo stress". In certi casi viene da pensare che sia veramente difficile combattere contro l’assenza della forma, o contro la sua parvenza, che è poi la stessa cosa. Riflessione confortata dall’ascolto di Au bleu bois (1998) di Misato Mochizuki per oboe solo, in cui l’autrice si impegna a proporre garbate linee musicali, che poi tenta con difficoltà di destrutturare, senza riuscirci. Il brano di Sofia Gubaidulina, Garten von Freunden und Traurigkeiten (1980), pur non discostandosi dal filone di riproduzione dei suoni naturali e delle atmosfere post-impressioniste, spiccava per eleganza di costruzione, perizia nello sfruttare gli equilibri tra gli strumenti e ricchezza di immaginazione.

L’opera che, a nostro pare, illuminava la serata era nocturne/double (1999) di Cornelius Schwehr. Interpretato con autentica passione dal Quartett Avance, il brano presenta una ricerca di depauperamento del suono da ogni sua valenza di significati, di peso, di colore, eccetera. E’ un suono "senza qualità", afasico, inserito in frammenti musicali senza durata, senza tempo, né ritmo, né timbro. Ogni nucleo è composto al massimo di due note, appena accennate ed immediatamente smorzate. Nello sviluppo successivo le frasi diverranno leggermente più distese, ma non più compiute. Si percepisce il senso della fatica di vivere, l’impotenza a comunicare, ma non si pensi ad un’opera basata esclusivamente su suggestioni emotive. La struttura formale è solidissima, a dimostrazione di una ricerca musicale di estremo rigore. Il pubblico rispondeva con grande entusiasmo a questa prova, festeggiando in egual misura interpreti e compositore.

Daniela Goldoni

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