
BACH
Matthäus Passion BWV 244
M. Padmore, ten.
A. Foster-Williams, bs.
P. Hyde, C. Lane, sop.
F. Boume, A. Gibson, D. Moore, cont.
D. Auchincloss, A. Carwood, ten.
J. Brown, R. Burkhard, bs.
Coro e Orchestra of the Age of Enlightenment
R. Norrington
Lucerna, Jesuitenkirche
C'era molta attesa per questa Matthäus-Passion,
dato l'interesse che un direttore come Roger Norrington desta
ormai da diversi anni per le sue interpretazioni, sempre stimolanti
ed originali, prima del repertorio sei-settecentesco poi di quello
classico e romantico. E in effetti l'orchestra The Age of Enlightenment
si è fatta attendere dal pubblico che affollava la Jesuitenkirche
per ben venti minuti oltre l'orario previsto per la rappresentazione,
con Roger Norrington che dava disposizioni per la sistemazione
dei leggii mentre un addetto all'organizzazione del festival spiegava
che l'orchestra ed il coro inglesi erano appena arrivati da Barcellona,
bloccati per ore dal traffico. Memori delle difficoltà
che aveva incontrato Paul McCreesh con l'acustica della chiesa,
e delle ore di prove che aveva dedicato alla sistemazione ottimale
degli strumenti e del coro, eravamo piuttosto preoccupati e un
po' rassegnati ad assistere ad una esecuzione che partiva da presupposti
non ottimali. In realtà la resa sonora sia dell'orchestra
che del coro sortiva da subito buoni effetti, del resto è
nota l'efficacia di questa compagine orchestrale e corale, di
solito irresistibile per la forza comunicativa che esprime. I
problemi sorgevano nelle parti destinate ai solisti. La scelta
di Norrington di affidare tutte le arie solistiche (nella Matthäus-Passion
ve ne sono ben 15) ai suoi coristi si rivelava ben presto infelice.
Nel migliore dei casi i solisti cantavano correttamente, ma risultavano
al limite dell'udibilità per la scarsità di volume
delle loro voci, quando invece si sentivano bene, si rivelavano
tutte le imprecisioni e le difficoltà che qualsiasi corista
pur bravo può incontrare nell'affrontare queste arie, molto
complesse sia dal punto di vista tecnico che stilistico. Inutile
dire che tutto il pathos che si raccoglieva durante le sezioni
destinate a coro e orchestra, e in quelle interpretate dai due
bravi protagonisti, l'Evangelista di Mark Padmore e il Gesù
di Andrew Foster-Williams, si disperdeva immediatamente non appena
un corista attaccava un'aria, e il suo inevitabile da capo. Questi
continui mutamenti di intensità nell'esecuzione rendevano
anche difficile configurare quella che poteva essere la linea
interpretativa seguita da Norrington: traspariva comunque un certo
disinteresse per le potenzialità drammatiche del capolavoro
bachiano per privilegiare il carattere di funzione religiosa dell'opera.
Aleggiava un clima in qualche modo distratto, e non è da
escludere che la difficoltà di mettersi a suonare in condizioni
difficili e senza prove abbia condizionato coristi ed orchestrali.
Rimane l'impressione di un'occasione mancata anche se una certa
piattezza nell'agogica, nel trattamento del basso continuo e nella
cura degli accompagnamenti lasciano intuire che, anche con interpreti
più consoni al ruolo, il contributo di questa esecuzione
non sarebbe stato determinante nella storia interpretativa della
Matthäus-Passion. Il pubblico, molto numeroso, ha comunque
risposto con intensa attenzione applaudendo a lungo, non senza
aver osservato qualche secondo di rispettoso silenzio alla fine
dell'esecuzione. |