HANDEL
Solomon HWV 67 (1748/49)

A. Scholl, Solomon (controtenore)
A. Hagley, Solomon's Queen (soprano)
S. Bickley, Queen of Sheba (mezzosoprano)
P. Agnew, Zadok (tenore)
P. Harvey, Levite (basso)
Gabrieli Consort & Players
P. McCreesh, dir.

Lucerna, Jesuitenkirche

La Jesuitenkirche di Lucerna è una grande chiesa barocca affacciata sul lungolago nei pressi del famoso ponte di legno andato distrutto da un incendio qualche anno fa. Costruita secondo la classica tipologia che i gesuiti esportarono in Europa tra sei e settecento, ha un interno ad un'unica navata sulla quale si aprono dieci piccole cappelle sovrastate da tribune passanti, nelle quali possono prendere posto alcune decine di spettatori. Le pareti, bianche, sono decorate da stucchi monocromi che riprendono il colore del granito rosso con cui è costruito l'enorme altare, sproporzionato e incombente a simboleggiare la potenza spirituale e temporale dei gesuiti. L'interno della chiesa poneva problemi di acustica non facili dovuti soprattutto ad un forte riverbero, tant'è vero che Paul McCreesh ha dedicato gran parte delle prove del pomeriggio, cui abbiamo assistito, a cercare una sistemazione soddisfacente per coro e solisti. Il risultato raggiunto non era ideale, ma presumibilmente il massimo consentito in queste condizioni.

Già dalla sinfonia si poteva cogliere il suono limpido e caldo del Gabrieli Consort, quanto di più simile a quello che, nei nostri personali desideri e nella nostra arbitraria immaginazione, potrebbe costituire il paradigma del suono händeliano. Il suono fluiva con naturalezza, con grande equilibrio tra tutte le sezioni entro le quali ogni singolo strumento risultava sempre perfettamente timbrato e intonato. Il coro, composto da sedici voci maschili e dieci voci femminili si rivelava subito prodigioso, al pari dell'orchestra. Capace di un suono imponente e potente, frutto di una eccellente proporzione tra le sezioni che permetteva di distinguere le diverse linee di canto senza perdere il forte impatto unitario delle voci, si poneva insieme come alter ego e antagonista dell'orchestra, dalla quale non veniva mai coperto e che, d'altro canto, non prevaricava. Una delle cifre più rimarchevoli del Gabrieli Consort risiede forse proprio in questa alchimia tra le parti, per cui, pur nella più fitta trama contrappuntistica, l'ascoltatore è sempre in grado di cogliere ogni nuovo elemento che si aggiunge al gioco polifonico e che contribuisce ad aumentare la chiarezza anziché ad appesantire l'insieme. Un'altra caratteristica che traspariva da questo concerto è la cura con cui ogni singolo elemento di coro e orchestra dedicava ad ogni nota, dimostrando un senso di responsabilità ed un amore per il proprio ruolo che va al di là del semplice professionismo, seppure ad altissimo livello. Come risultato di questo lavoro abbiamo avuto più di tre ore di musica in cui non si è avvertita la minima sbavatura, sia nella tecnica esecutiva che nelle intenzioni interpretative.

Sul significato del Solomon e sulla lettura che ne dà Paul McCreesh ci eravamo già dilungati recensendo il CD della Archiv. Conviene però richiamare l'attenzione sull'interpretazione toriografica che McCreesh dà di questo oratorio, le cui istanze politiche ed economiche erano legate alla rivalutazione della produzione agricola locale in contrasto con le importazioni dalle colonie, cui fanno riferimento le scene dedicate alla bellezza della natura e dei pascoli, e alla necessità di reinvestire in opere di interesse pubblico il denaro ricavato dalle mancate spese belliche, da cui la scena legata alla ricostruzione del tempio. La figura di Salomone diviene così il pretesto per propugnare queste linee di rinnovamento nella gestione del bene comune, mentre la grande scena del giudizio inserisce quell'elemento patetico e teatrale essenziale per catturare l'interesse del pubblico. Il controtenore Andreas Scholl era qui chiamato al difficile compito di rendere le varie anime del personaggio: lo sposo amorevole, il giudice saggio, il buon amministratore, il governante integerrimo. Da interprete intelligente qual è riusciva a rendersi credibile in tutte queste diverse situazioni, superando così quella che a nostro parere è la maggiore difficoltà insita nel personaggio. Vocalmente e tecnicamente il ruolo è anche molto complesso, ma Scholl superava con semplicitàstupefacente tutti gli ostacoli di cui la sua parte è disseminata: autorevole negli ariosi, letteralmente accarezzati dall'orchestra, più in difficoltà nelle arie virtuosistiche, nelle quali peraltro McCreesh staccava tempi vertiginosi, credibile nei recitativi che maggiormente anteponevano l'interprete al cantante. La voce, bellissima, risuonava sempre perfettamente timbrata, il che non è da poco per un controtenore. Del resto Paul McCreesh aveva giustificato la scelta di un controtenore in un ruolo generalmente sostenuto dai contralti con la disarmante motivazione che Scholl che canta così bene che anche Händel l'avrebbe scritturato, ai suoi tempi, se l'avesse avuto a disposizione.

L'esecuzione dal vivo privilegiava le grandi scene rispetto ai contenuti più intimisti della partitura. Così la scena del giudizio, tutta basata sulle sottili differenze psicologiche tra le due donne che si contendono il bambino, passava un po' in secondo piano. Risaltavano invece i grandi cori, entusiasmante Praise the Lord alla fine del terzo atto, e le parti orchestrali. Di assoluto virtuosismo, e non solo strumentale, l'accompagnamento al coroMay no rush intruder disturb their soft hours, in cui vi è una descrizione idilliaca dei fiori, degli zefiri e degli usignoli: qui McCreesh riesce a non essere naturalistico, ponendoci di fronte non tanto all'imitazione, quanto piuttosto ad una rappresentazione della natura attraverso la materia musicale. L'esecuzione dal vivo permetteva anche di apprezzare al meglio le infinite sfumature nella dinamica di cui questo complesso è capace; soprattutto le lunghe note, tenute da Händel per più di una battuta, venivano affrontate con tensione continua, in un accumulo di potenza che non si risolveva in semplici passaggi da piano a forte, ma in uno sviluppo del suono che contribuiva mano a mano alla costruzione dell'articolazione musicale.

Oltre ad Andreas Scholl, anche gli altri interpreti si sono dimostrati all'altezza di questa grandiosa esecuzione. Sia Alison Agley che Susan Bickley erano impegnate in un doppio ruolo: la prima nella parte della Regina di Solomon e della Prima Donna, la seconda impersonava la Regina di Saba e la Seconda Donna. Entrambe sensibili e stilisticamente ineccepibili, hanno però in parte mancato l'occasione della scena del giudizio, in cui era forse necessaria una maggiore drammaticità. Paul Agnew, nel ruolo di Zadok, ha cantato con sicurezza, sfoggiando la sua voce dal timbro caldo e gradevole. Notevole anche il Levita del basso Peter Harvey, preciso e autorevole come la parte richiede.

Il pubblico di Lucerna, molto composto per tutta l'esecuzione, alla fine ha dato sfogo a tutto il suo entusiasmo non lesinando applausi e chiamate.

Daniela Goldoni

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