STRAVINSKY: Petruška
CIAIKOVSKI: Sinfonia n.5

Orchestra Filarmonica Di San Pietroburgo
Yuri Temirkanov, direttore

Bologna, Europauditorium M. Cagli

Se l’intenzione degli organizzatori del Bologna Festival era quella di aprire la rassegna concertistica dell’anno duemila con grande autorevolezza, la serata del 9 aprile scorso può dirsi pienamente riuscita: la potenza addirittura esplosiva della Filarmonica di San Pietroburgo non può lasciare indifferenti, tanto più che la formazione orchestrale si è cimentata proprio nel repertorio di musicisti russi quali Tchaikovskij e Stravinskij che, pur con forti contaminazioni occidentali, sono certamente i compositori russi più rappresentativi, rispettivamente, dell’Ottocento e del Novecento

Il tratto più caratteristico che distingue la musica occidentale da quella dei paesi dell’Est europeo è certamente l’ampio ricorso alla tradizione folkloristica. Se analizziamo un po’ più a fondo le composizioni occidentali ottocentesche ci accorgeremo che sono numerosi i compositori, soprattutto quelli operanti a Vienna, che sfruttano melodie di estrazione popolare o comunque "popolareggianti". Haydn, Beethoven, Schubert, Brahms e, in misura maggiore di altri, Mahler, hanno attinto a piene mani da canti e danze contadine, non solo per le loro composizioni direttamente ispirate alla tradizione popolare (le danze tedesche, quelle ungheresi ecc.), ma anche inserendo tali melodie nelle Sinfonie, nei Concerti e nei Quartetti. Tuttavia, il più delle volte, queste contaminazioni sono talmente radicate nella musica colta dell’ambiente culturale viennese, che il nostro orecchio non riesce a cogliere la presenza di idiomi popolari se non con un certo sforzo.

Se dunque entrambe le culture utilizzano melodie popolari, dov’è allora la differenza tra la musica Occidentale e quella dell’Est europeo? Essa risiede in prima istanza nella costruzione del brano e nella sua elaborazione tematica. Mentre i musicisti occidentali rivolgono la loro attenzione alla forma, basata sulla variazione o sulla contrapposizione dei temi, il viscerale rapporto con la melodia, che si espande senza alcun freno inibitorio, è il vero centro vitale della produzione dei maestri russi dell’Ottocento. Tchaikovskij, dopo aver esposto il tema, non lo elabora, non ne fa oggetto di studio speculativo come accade nella musica occidentale, bensì con lui la melodia si ritaglia uno spazio netto e preciso come fosse un’icona, oggetto di culto all’interno di una cattedrale. Nella Quinta Sinfonia, il rapporto affettivo di Tchaikovskij con la melodia fa sì che egli non riesca a dimenticarsi di idee musicali precedenti: così il tema del primo movimento viene ripetuto nel quarto e non si tratta di un semplice accenno, come può capitare in molta musica occidentale; anche qui la melodia assume caratteristiche predominanti nell’economia del brano. Allo stesso modo, in questa sinfonia viene ripreso il tema del fato, presente nella Quarta Sinfonia.

La predominanza della melodia sembra svanire con il Novecento. In realtà essa si fa più tagliente e assume formule ritmiche che si ripetono ossessivamente, ma la sua centralità rimane intatta. Nella musica del primo periodo di Stravinskij, Prokofiev e Bartók, le linee melodiche basate prevalentemente sulla ritmica, tanto da trasformare anche gli strumenti tradizionali in strumenti percussivi, si stagliano sullo sfondo e richiamano indiscutibilmente i dipinti "fauve" e cubisti, dove i contorni della figura principale sono, seppur scomposti, delineati a tratti spessi ed energici. Prevale dunque quell’elemento "barbarico" che è direttamente collegato al folklore e che viene assorbito dai compositori russi e slavi in modo ancestrale e visionario: in Petruška gli elementi musicali popolari emergono anche qui come cellule generatrici dei brani che compongono i vari quadri del balletto.

L’esecuzione dell’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo è stata stupefacente. Due anni fa abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare, sempre al Bologna Festival, anche l'Orchestra del Kirov diretta da Gergiev ed abbiamo così avuto modo di comprendere che il repertorio russo eseguito da musicisti russi è quanto di meglio ci si possa aspettare. Ambedue sono orchestre numerose e ciò fa del volume sonoro un loro punto di forza. Ma non si tratta di una caratteristica fine a sé stessa: l’incisività con la quale viene esaltato ogni particolare fa sì che le melodie vengano come scolpite nel marmo a caratteri cubitali. La Filarmonica di Pietroburgo, in particolare, con il suo suono a tutto tondo ha la capacità di trasmettere la profonda inquietudine della musica di Tchaikovskij, ma, con grande merito di Temirkanov, senza esagerarne le effusioni liriche.

L’esecuzione di Petruška ha inoltre evidenziato la grande preparazione delle prime parti che, oltre alla bravura tecnica, possiedono la capacità di infondere alla frase melodica quel particolare colore caratteristico della tradizione russa. L’interpretazione del balletto stravinskiano è comunque apparsa misurata e di grande rigore, sebbene il suono lussureggiante di questa compagine orchestrale porti a far risaltare sopratutto le tinte forti del brano.

Due bis ciaikovskiani di grande effetto hanno concluso la serata tra l’entusiasmo del pubblico.

Gianfranco Marangoni

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