BACH
Sinfonia dalla Cantata BWV 42
Magnificat BWV 243
Oratorio di Pasqua BWV 249

Gabrieli Consort & Players
Kimberly Mc Cord, soprano
Julia Gooding, soprano
Robin Blaze, contralto
Paul Agnew, tenore
Neal Davies, basso
Paul Mc Creesh, direttore

Bologna, Chiesa di S. Maria dei Servi

Uno dei grandi meriti della rassegna concertistica del Bologna Festival è quello di invitare le più famose formazioni orchestrali e corali che, attraverso l'uso di strumenti originali ed una esecuzione

impostata su studi filologici, ci consentono di udire dettagli e sonorità della musica barocca non altrimenti fruibili con i criteri tradizionali. Nei due anni precedenti abbiamo così ascoltato il Collegium Vocale diretto da Philippe Herreweghe, Les Musiciens du Louvre guidati ovviamente da Marc Minkovski, Il Giardino Armonico con Giovanni Antonini al flauto ed alla direzione. Dopo questi complessi appartenenti rispettivamente all'area tedesca, francese ed italiana (anche se Il Giardino Armonico è sicuramente più presente all'estero) non poteva mancare una formazione inglese come il Gabrieli Consort & Players, compagine consolidata e di lunga esperienza, insieme al loro abituale direttore Paul McCreesh.

La diversa preparazione culturale e tecnica, legata al territorio di origine dei complessi sopra citati, è pienamente avvertibile nelle loro esecuzioni e lo è stato in special modo in questo concerto, in cui il Gabrieli Consort ha presentato un programma tutto legato alle occasioni liturgiche, ma destinato a religioni diverse. Infatti, nella prima parte della serata, dopo la Sinfonia dalla Cantata BWV 42 che fungeva da introduzione, abbiamo ascoltato una delle poche ma importanti composizioni di Bach destinate alla chiesa cattolica: il Magnificat BWV 243. La seconda parte del concerto, invece, era dedicata all'Oratorio di Pasqua BWV 249, una delle numerosissime cantate su testo tedesco scritte per accompagnare le liturgie protestanti. Non è chiaro quanto il musicista propendesse per l'una o per l'altra religione: infatti, il suo impegno per la liturgia protestante è stato preponderante, ma sicuramente dettato anche dagli incarichi ottenuti; d'altro lato, quando si è cimentato nella Messa in Si minore, per le citare il caso più eclatante, ha prodotto una composizione di proporzioni gigantesche anche per le sfarzose esigenze della chiesa cattolica. Parecchio è stato scritto a questo proposito ed anche la musicologia attuale non ha sciolto l’enigma, ma l'aspetto che fondamentalmente ci interessa non è sapere quali simpatie nutrisse Bach, ma qual è stata la sua lettura di entrambe le liturgie. Le composizioni destinate alla chiesa cattolica ed alla chiesa protestante possiedono impianti formali decisamente diversi che si possono riassumere principalmente in due grandi caratteristiche: nelle opere per i riti cattolici l'orchestrazione è più ricca e la parte strumentale è preponderante rispetto al coro ed ai solisti, con un conseguente minor peso svolto dal testo; per contro la "parola" nella liturgia protestante deve arrivare ai fedeli in modo chiaro e profondo e quindi la parte vocale, oltre ad avere a disposizione un tempo maggiore, acquista anche un grande rilievo meditativo.

Premesso che la pessima acustica (purtroppo lo ripetiamo tutti gli anni) inficia non poco la qualità dell'ascolto e quindi la possibilità di esprimere giudizi precisi in merito all'esecuzione, ci sembra di poter dire che sono state esaltate proprio le diversità insite nei brani in programma: il Magnificat ha beneficiato di uno splendore tutto handeliano grazie all'appartenenza territoriale ed alla tradizione interpretativa del Gabrieli Consort che possiede strumentisti dotati di una tecnica così sicura da far risaltare tutti gli interventi solistici. Anche le voci, che solitamente in questo tipo di formazioni puntano molto sullo studio interpretativo e molto meno sulle doti naturali, sono da lodare per la partecipazione emotiva con cui hanno affrontato soprattutto l'Oratorio di Pasqua. Quest'ultimo brano è stato eseguito da coro e orchestra con la necessaria introspezione, ma senza appesantimenti e con la consueta leggerezza e fluidità che contraddistingue le formazioni barocche inglesi.

Lunghi e calorosi applausi non hanno però convinto il Gabrieli Consort a concedere un altro saggio della loro perizia esecutiva.

Gianfranco Marangoni

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