Per Luigi Nono
NONO
Das atmende Klarsein per flauto e coro
Suite dal Prometeo

R. Fabbriciani, flauto
M.B. Ivenz, P. Hoffman, sop.
S. Otto, cont.
P. Hall, ten.
A. Wagner, U. Krumbiegel, rec.
Solistenchor Freiburg
Experimentalstudio der Heinrich Strobel Stiftung
Mahler Chamber
A. Richard, dir.

Venezia, Chiesa di Santo Stefano

Fra i principali fautori della serata, Claudio Abbado all'ultimo momento ha dovuto rinunciare all'impegno per motivi di salute. Nonostante ciò gli interpreti sono stati egregiamente guidati da una mano indiscutibilmente esperta, all'altezza delle aspettative lasciate dal maestro milanese. André Richard, infatti, ha ribadito una profonda conoscenza delle partiture di Luigi Nono, sul quale aveva peraltro tenuto un appassionante seminario, presso la Fondazione Giorgio Cini, la scorsa primavera.

Una dicitura presente nella locandina del concerto informava trattarsi di un "Concerto straordinario per la raccolta di fondi a favore dell'Archivio Luigi Nono", anche se rientrava ugualmente nella programmazione della Biennale Musica di quest'anno. Ulteriore motivo di interesse della serata era costituito da un compact disc in omaggio, contenente Caminantes… Ayacucho, con la Gustav Mahler Jugendorchester, Il canto sospeso, e Prometeo Suite eseguiti dai Berliner Philharmoniker sotto la direzione di Claudio Abbado.

Il programma della serata ha visto l'esecuzione di Das atmende Klarsein (la chiarezza che respira), del 1981, con cui prende avvio il rapporto tra Nono e lo Studio Sperimentale della Fondazione Heinrich Strobel di Friburgo; come per l’ultima opera del musicista veneziano, Prometeo, i testi di questa composizione sono stati curati da Massimo Cacciari. Di particolare interesse in questa composizione è l’eleborazione elettronica del suono live, che costituisce in qualche modo un aspetto innovativo della poetica noniana se confrontata, ad esempio, con … sofferte onde serene… del 1977, in cui viene utilizzato ancora il solo nastro magnetico. Lo stesso Nono ci offre un significativo commento alle sue intenzioni: "Non unicamente il suono trasformato, come unico fenomeno percettivo, o elaborato e fissato su nastro, ma il suono "live-naturale", del coro e del flauto basso e, nello stesso istante e non nella successione temporale o visuale, il suo diventare altro, il suo germinare sia come spettro compositivo che come dinamica spaziale".
Un esempio di questa tecnica si trova all’inizio della composizione, in quei suoni del flauto, che, lavorati secondo il parametro della "spazializzazione", subiscono, poco dopo, la prima rielaborazione elettronica dal vivo del catalogo noniano.
Altra caratteristica della composizione risiede nell’uso dei microintervalli, che si succedono su di un tappeto di note ferme tenute dal coro, che subisce anch'esso la distribuzione del suono nello spazio. Il lavoro intenso di rielaborazione dei differenti parametri coinvolge inoltre anche la dinamica, che permette di ascoltare intensi crescendo del coro. Dopo un'ardua elaborazione, in cui secche sonorità cedono ad una sempre più intensa struttura musicale, il pezzo finisce con le luminose e argentine sonorità del flauto.

La trasformazione live del suono rappresenta anche uno degli elementi compositivi che costituiscono il Prometeo, di cui la suite, eseguita nella seconda parte della serata, restituisce in modo appropriato l'intensità concettuale della versione originale. Gli interpreti, sia vocali che strumentali, sono stati collocati in punti diversi della chiesa: voce e tuba vengono infatti "spazializzati" fin dal principio, interagendo con l'incisiva espressività della parte del soprano. Alcune secche ma brevi cesure del continuum, che segnano il passaggio ad un'elaborazione del suono dalla dimensione del tempo a quella dello spazio, creano una sorta di polifonia estremamente complessa: la tensione raggiunta a questo punto non sembra trovare soluzione fino alla fine.

L'estetica della pura bellezza, da più parti paventata in queste composizioni degli anni Ottanta, viene vanificata dall'esigenza di una "trasformazione", concetto sul quale sono sembrate decisive le note alla serata, a cura di Egidio Pozzi, nonché l'articolo di Susanna Pasticci pubblicato nel supplemento ai programmi e alle iniziative della Biennale, Annex 3/2000: "da ideale politico e concetto filosofico, la trasformazione diventa un autentico mezzo creativo in grado di sollecitare e guidare l'immaginazione sonora del compositore verso nuovi territori dell'"inaudito" [ ] Nuova luce acquista, in quest'ottica particolare, un altro indizio interpretativo di grande importanza per la riflessione sulla musica di Luigi Nono: la questione dei rapporti della sua esperienza compositiva con la grande tradizione musicale del passato [ ] Nono parlò spesso, e con grande convinzione, dei suoi profondi legami con la storia musicale [ ] E' noto come un posto di particolare rilievo, nell'universo dei suoi "modelli" di riferimento, fosse occupato dalla tradizione musicale fiamminga. [ ] la varietas come imperativo categorico, come aspirazione al continuo mutamento della tecnica musicale in ogni possibile forma concepibile: proibizione di ripetizioni, aspirazione all'asimmetria, trasformazione costante del flusso sonoro verso qualcosa di continuamente cangiante, sorprendente, "inaudito" [ ] Se l'urgenza della trasformazione che abita la musica di Luigi Nono mette a dura prova le nostre abitudini d'ascolto, qualsiasi avvio di riflessione sulla vitalità del suo mandato non potrà prescindere da un semplice, ma fondamentale requisito: la capacità di accettare, in quanto ascoltatori, di rimettersi continuamente in gioco. Basta un "orecchio curioso", niente di più".

André Richard ha diretto i brani con l'intelligenza di chi conosce a fondo le partiture e sa coglierne il significato, per restituirlo con lo spessore emotivo ed intellettuale necessario, dimostrando e riconfermando anzi la perfetta sintonia con il compositore; il piccolo coro di Friburgo ha saputo rispondere con altrettanta consapevolezza alla sua guida. Lo stesso per Roberto Fabbriciani, l'interprete per eccellenza di queste come di altre pagine noniane: la sua capacità di generare una forte intensità emotiva è scaturita soprattutto nelle pagine in cui il piccolo coro si alterna al flauto basso, che con interventi essenziali ma espressivi, creano un effetto di sospensione dal carattere estremamente lirico.

Gli elementi solistici della Mahler Chamber Orchestra, chiaramente non individuati come interpreti altrettanto storicamente destinati, non hanno forse con altrettanta sapienza risposto a Richard, durante la suite da Prometeo. L'amicizia che ha legato questo direttore svizzero al musicista veneziano ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale nella capacità di guidare con precisione e sicurezza gli interpreti, ottenendo così il risultato di condurre il pubblico attraverso il cammino - per usare una metafora cara a Nono - di una consapevole fruizione di queste due partiture.

Impeccabile ci è sembrata l'interpretazione dei solisti del coro di Friburgo, così come il contralto Susanne Otto, i soprani Rachel Harnische e Petra Hoffmann e il tenore Peter Hall. Anche la tuba di Klaus Burger è stata pienamente apprezzata.

Cecilia Palandri

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