
BEETHOVEN: Ouverture Leonore n. 3 in do maggiore op. 72a
PROKOFIEV: Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 19
SCHUMANN: Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 97 "Renana"
Frank Peter Zimmermann, violino
Mahler Chamber Orchestra
Daniel Harding, dir.
Ferrara, Teatro Comunale
La stagione concertistica di Ferrara Musica si
è aperta anche questanno nel segno della Mahler Chamber
Orchestra (orchestra in residence della città emiliana)
e del suo direttore ospite principale, Daniel Harding, impegnato
di nuovo in Beethoven e Prokofiev, autori già presenti nel concerto
inaugurale della stagione precedente, unitamente alla Terza
Sinfonia di Robert Schumann, meglio nota come Renana.
A distanza di un anno si aveva così la possibilità di riconoscere
le modalità di approccio rispetto a due autori sicuramente congeniali
ad orchestra e direttore, e assistere alla novità del confronto
con Schumann.
E sorprendente la capacità perseguire e
modificare un progetto interpretativo da parte di Harding, che
ha affrontato lOuverture Leonore n. 3 con la varietà
di idee che lo rendono uno dei personaggi più interessanti e
degni di attenzione presenti al momento sulla scena musicale.
Il suono si è molto arricchito, ha acquisito consistenza e peso
anche nei fortissimi in aggiunta ai miracoli che questa orchestra
sa ottenere nei pianissimi e, pur nella totale assenza di compiacimenti
che tanto amiamo nelle letture beethoveniane di Harding, ha
sacrificato in parte quella crudezza, che peraltro poteva risultare
essenziale ai fini delle sue interpretazioni destrutturanti
e illuminanti, in favore di una concretezza che ha permesso
allorchestra di sfruttare al massimo gli amplissimi scarti
dinamici senza alcuna sbavatura. La scelta interpretativa di
Harding sembrava privilegiare, a una prima impressione, lo sviluppo
narrativo del brano, visto come summa degli eventi che
avrebbero avuto un seguito nelle vicende dellopera. In
realtà la forza e la struttura stessa della composizione e dei
suoi formidabili contenuti musicali in sé compiuti finiva per
prendere il sopravvento e per vivere di vita propria, mettendo
ancora una volta in luce la grande capacità di Harding direttore
di mettersi completamente al servizio dellopera che sta
affrontando, conservando però sempre un rigore di fondo che
sembra essere la cifra interpretativa più definita del giovene
maestro inglese. Il rapporto con lorchestra (comè
noto interamente composta da musicisti molto giovani) traspare
dalla felicità che tutti riescono a trasmettere, che si sostanzia
poi in una totale assenza di noia e di routine, e non sarà qualche
incidente di percorso degli ottoni (in particolare della tromba
sola) a sciupare la tensione continua che tutte le sezioni riescono
a mantenere dallinizio alla fine.
Il primo concerto per violino di Prokofiev seguiva
a conclusione della prima parte del concerto. Di cosa siano
capaci di fare con Prokofiev la Mahler Chamber Orchestra
e Harding avevamo già avuto prova lanno scorso, con la
memorabile esecuzione del terzo concerto per pianoforte, e anche
questanno non sono mancate le sorprese. Perfettamente
in sintonia con Frank Peter Zimmermann, interprete di una elasticità
incredibile grazie ad una tecnica che non si discute, Harding
e i suoi hanno dato vita ad una specie di gara fantastica in
cui ad ogni mutare delle frasi musicali, che difatti mutano
continuamente, pareva che anche il suono e lo stile del solista
cambiassero: secco, glissato, popolare, danzante, ermetico,
come se non uno ma venti diversi violini e violinisti si alternassero
a velocità supersonica sul palcoscenico. Zimmermann ed il suo
Stradivari del 1706 hanno veramente dimostrato delle possibilità
trasformistiche inimmaginabili, e in alcuni brevi momenti gli
armonici del violino hanno fatto vibrare per simpatia tutto
lo spazio del teatro, creando suggestioni sonore misteriose
e imponderabili. Spesso Harding e Zimmermann hanno ballato assieme
per darsi i tempi, come sempre perfetti, nonostante il brano
sia costantemente sullorlo del collasso metronomico. Un
vero e proprio sfoggio di bravura intelligente da parte di solista
e orchestra, e di profondo divertimento e appagamento che gli
interpreti sono riusciti a trasmettere a tutta la sala. Zimmermann
ha concesso a grande voce un bis, le variazioni su "Nel
cor più non mi sento" di Niccolò Paganini, forse un
po polveroso per un violinista della sua verve, ma che
tutti hanno accolto con entusiasmo.
La seconda parte del concerto era invece dedicata
allesecuzione Terza Sinfonia di Schumann, autore
prediletto da Harding. Sarà che ormai da questo giovane maestro
ci si attendono sempre nuovi stimoli, o forse sarà stato un
certo timore reverenziale cui forse anche lui talvolta soggiace,
ma questa lettura della Renana ci è sembrata ancora non
del tutto focalizzata, in relazione soprattutto alle potenzialità
che Harding ha più volte mostrato di possedere. I primi tre
movimenti scorrevano sostanzialmente senza intoppi, ma anche
con qualche incertezza nella chiave di lettura: non naturalista,
non romantica, non evocativa; il terzo movimento presentava
addirittura qualche leziosaggine posthaydiniana che riduceva
ad una dimensione cameristica questa sinfonia destinata, a nostro
parere, a sconvolgere, più che a rassicurare. Anche la sua peculiare
capacità di scorporare le linee musicali e le sezioni orchestrali
non si avvertiva. Finalmente, nel quarto movimento, abbiamo
avuto la sensazione di quello che potrà diventare questa interpretazione,
che al momento appare solo un work in progress. Qui direttore
e orchestra raggiungevano uno straniamento totale, una disarticolazione
dei temi che costruivano una sequenza di sconnessioni, di continui
ripensamenti, di sperimentazioni che proiettavano finalmente
questopera in una dimensione atemporale di ricerca estrema.
E forse lesito del quarto movimento permetteva di comprendere,
in una visione restrospettiva, i vezzi rococò volutamente accentuati
nel terzo movimento che preparavano per contrasto la lettura
accecante del Feierlich finale. Lultimo movimento
non ha aggiunto molto alla visione complessiva di questa Renana
abbastanza efficiente, con qualche momento su cui riflettere
seriamente ma nel complesso non indimenticabile. Il successo
è stato vivissimo e Harding, più volte chiamato sulla scena,
ha concesso come bis proprio lultimo movimento
della sinfonia. |