HANDEL
L'Allegro, il Pensieroso e il Moderato

The King’s Consort
Direttore Robert King
Solisti: Lorna Anderson, Catrin Wyn-Davies,
Catherine Denley, Charles Daniels, Michael George

Ferrara, Teatro Comunale

L’Allegro, il Pensieroso e il Moderato, un’ode pastorale composta da G.F. Haendel nel 1740 in soli diciassette giorni, mette in scena in veste di personaggi due caratteri contrastanti, quello appunto dell’Allegro e quello del Pensieroso, che si contrappongono nelle prime due parti. A questi nella terza parte si aggiunge il carattere del Moderato che, per definizione, media i contrasti tra i primi due fino a ricomporre nell’armonia e nell’equilibrio i contrasti.

L’ode è in lingua inglese, il libretto è di Charles Jennens da John Milton, molto ben tradotto nel programma di sala da Brigitta Grabner. E’ di grande importanza per la comprensione del progetto generale dell’opera seguire attentamente le parole in quanto la musica è fortemente legata ai sentimenti e alle descrizioni della natura e delle sue manifestazioni prefigurate dal testo poetico. Pur essendo i caratteri niente più che stereotipi, l’Allegro ama la vita in città, il teatro, i divertimenti chiassosi, il Pensieroso ama la campagna, la solitudine, l’austerità dei chiostri, il lavoro di Haendel di rendere con la musica ogni sfumatura dei sentimenti e ogni atmosfera della natura ottiene effetti sorprendenti. Un’aria del soprano di virtuosismo spettacolare "Sweet bird, that shunt’st the noise of folly", accompagnata dal flauto obbligato, lascia senza fiato per lo stupore di invenzioni fantastiche che è in grado di evocare nell’intento di riprodurre il canto malinconico di un uccello nella sera.

Merito principale della rappresentazione, a nostro parere molto ben riuscita, era costituito dalla perfetta resa dello spirito dell’opera, così legato al gusto della parola poetica, com’è nella grande tradizione inglese. La compagnia di canto aveva la grande responsabilità di restituire ad ogni frase il suo senso più recondito, superando nel contempo le mille difficoltà tecniche di cui Haendel dissemina le arie e conservando un accento aulico senza apparire pomposo. Impresa non facile che, a nostro parere, tutti i cantanti hanno portato a termine correttamente.

L’orchestra ha accompagnato con varietà di intenzioni sempre ricca e appropriata ogni mutamento di umore e ambiente evocato dalla musica. Se qualche asprezza e imprecisione era da addebitarsi all’uso di strumenti originali, e se l’organico appariva eccessivamente ridotto, soprattutto nella linea dei bassi, la fantasia e la ricchezza di invenzioni e soluzioni profuse dal direttore, Robert King, non tralasciavano alcuna possibilità di rendere tutto il fascino di questa magnifica partitura. Il coro, il cui suono ha un timbro caldo, con acuti morbidissimi e un impasto vocale pressoché perfetto, ha cantato con precisione assoluta e ha rappresentato il punto più alto dell’esecuzione. Lasciava meravigliati la facilità con cui si inseriva in qualunque momento dell’opera con assoluta naturalezza e nel finale della seconda parte "These pleasures, Melancoly, give" faceva rimpiangere che tutto abbia una fine.

Daniela Goldoni

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