WAGNER
Tannhäuser

H. Aschenbach, Tannhauser
M. Kronthaler, Wolfram
G. Ottenthal, Elisabeth
A. Silvestrelli, Hermann
G. Floris, Walter
A. Cauli, Biterolf
P. Saudelli, Heinrich
C. Esterhazy, Venus
G. Kuhn, dir.

Napoli, Teatro San Carlo

Sebbene assente da Napoli da circa trent'anni, Tannhaeuser vanta una brillante tradizione rappresentativa al San Carlo tra cui, nel 1956, l'unica apparizione di Birgit Nilsson e Leonie Rysanek insieme nello stesso cast in Italia, Renata Tebaldi nel 1948 e nel 1950, Boris Christoff nel 1950 e Karl Bohm nel 1948, 1950 e 1956.

Questa rappresentazione, imperniata su un cast abbastanza equilibrato, ha reso giustizia alla partitura. Christin Esterhazy ha dato vita a una Venere drammatica, caratterizzata da una gestualità piuttosto enfatica. Hans Aschenbach, Tannhaeuser, ha dato il meglio di sé nelle pagine più contenute della prima metà del Romerzahlung. Gertrud Ottenthal si compiaceva dei propri acuti potenti, ma questa vocalità spavalda rendeva difficile suggerire la vulnerabilità emotiva di Elisabetta. Martin Kronthaler, Wolfram, dava l'impressione di trattenere eccessivamente la voce. Nel momento in cui Andrea Silvestrelli ha dato maggior respiro alla propria prestazione vocale, in crescita dalla metà dell'opera, ha permesso al ruolo di Landgraf di venire alla luce efficacemente. I veri protagonisti della serata sono stati l'orchestra e il coro.

Il direttore, Gustav Kuhn, ha condotto una solida lettura della versione di Dresda della partitura wagneriana. E' evidente che ci tiene ad avere un buon rapporto con i suoi musicisti. Il coro, diretto da Andrea Giorgi, ha cantato con suono ricco; il regista, Werner Herzog lo ha fatto muovere in modo più intelligente rispetto al Guarany visto a Washington nel mese di dicembre. La scelta di eliminare i tradizionali ballerini nella scena di apertura risultava sorprendente. La scena di Maurizio Balò mostrava ondeggianti tende rosse per il Venusberg e, in alternativa, scarni decori nelle altre scene per permettere di focalizzare l'attenzione sui protagonisti. Franz Blumauer, costumista, si è adeguato usando il rosso per Venere e il bianco per tutti gli altri, compreso Tannhaeuser, in bianco fin dall'inizio dell'opera, per cui già salvo. Quattro angeli sospesi, vestiti di tuniche bianche a vari strati trasparenti apparivano nel coro finale per annunciare la salvezza del cantore.

Il San Carlo, teatro dall'acustica pressochè perfetta, è il luogo ideale per ascoltare partiture di grande complessità come il Tannhaeuser, la Salome e il Rosenkavalier delle recenti stagioni. La disposizione dell'orchestra nella grande buca scoperta presentava gli archi nella metà posteriore e ottoni e fiati allineati di fronte al Maestro Kuhn, e questo dava particolare rilievo ai molti motivi interessanti nella parte degli archi. Anche se la gran parte del pubblico napoletano è rimasta fino alla fine, gli applausi sono stati meno generosi di quanto la rappresentazione avrebbe meritato.

David Lipfert

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