DONIZETTI
Adelia

S. Antonucci, Carlo
O. Arevalo, Oliviero
B. Martinovic, Arnoldo
M. Devia, Adelia
W. Omaggio, Comino
A. Bonitatibus, Odetta
J. Neschling, dir.
B. Montresor, regia, scene e costumi

Genova, Teatro Carlo Felice

La stagione del teatro Carlo Felice di Genova offre quest'anno una coproduzione, che costituisce tra l'altro la prima rappresentazione del nostro secolo, dell'Adelia di Donizetti insieme al teatro Donizetti di Bergamo. L'opera, dedicata a Giuseppina Strepponi, che in seguito sarebbe diventata la moglie di Giuseppe Verdi, vanta molte interessanti scene d'assieme in aggiunta ad una stupenda scena della pazzia.

La trama stessa è in qualche modo più drammatica di quello che generalmente sono le opere semiserie. Arnoldo pretende giustizia contro Oliviero, un giovane nobile francese, che ha rapito sua figlia Adelia. Il duca Carlo finge di dare il consenso al matrimonio tra Adelia e Oliviero, sapendo che il francese sarebbe giustiziato nel caso sposasse una donna non nobile. Il conflitto tra l'attesa della cerimonia e il tentativo di rimandarla per salvare la vita di Oliviero fa impazzire Adelia: riprenderà le proprie facoltà mentali solo quando al padre verrà conferito un titolo nobiliare e tutto terminerà per il meglio.

Il direttore, John Neschling, ha fornito un lettura efficiente, ma i frequenti cambi di tempo non sempre trovavano una motivazione nel testo o nella musica. A volte si aveva l'impressione che quest'opera del Donizetti maturo sembrasse piuttosto la partitura di un balletto di Minkus. Sempre più coinvolta che coinvolgente, L'Adelia di Mariella Devia risultava più efficace nei passaggi virtuosistici in una parte dalla tessitura leggermente troppo bassa per la sua vocalità, anche se saggiamente non ha mai spinto eccessivamente sul registro più basso. Ad eccezione di un aria cantata immobile in mezzo al palcoscenico, Boris Martinovic si è mosso magnificamente sulla scena rendendo, anche vocalmente, con convinzione il personaggio di Arnoldo. Sfoggiando una tecnica piuttosto originale, Octavio Arevalo ha fatto buon uso della sua voce di testa nel ruolo di Oliviero. Se riuscirà a limitare il suo repertorio al primo romanticismo, potrà mantenere questo colore vocale ideale. Anna Bonitatibus, nella parte diOdetta, amica di Adelia, si è rivelata un'autentica scoperta. Udibile chiaramente nei grandi insiemi, potrebbe diventare un'artista importante qualora la sua voce acquisisse una maggiore personalità.

Beni Montresor si conferma come specialista nella messinscena di opere fuori repertorio. La parte più riuscita del suo allestimento, molto ridotto nelle componentisceniche, era costituita dai fondali dipinti. La regia è rivelata interessante nelle indicazioni relative ai protagonisti, soprattutto nel duetto Adelia-Arnoldo, di vitale importanza nell'economia dell'opera, non altrettanto nei movimenti del coro i cui gesti compiuti all'unisono risultavano francamente pietosi. Sembrava che la maggior parte dei coristi si fosse appena svegliata da un sonno profondo, un misero modo di perorare la propria causa nelle discussioni in corso sul contratto. Le voci femminili raggiungevano comunque un colore perfetto nei loro interventi, mentre la sezione dei tenori include molti solisti. Il teatro ricostruito fortunatamente ha un eccellente acustica per essere un teatro moderno. Il pubblico del pomeriggio della domenica è stato generoso di applausi.

David Lipfert

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