PAISIELLO
Il Re Teodoro in Venezia (1784)
Libretto di Giovan Battista Casti

A. Cognet, Teodoro
S. Kale, Gafforio
E. Barazia, Belisa
F. Previati, Taddeo
R. Stanisci, Lisetta
M. Comencini, Sandrino
M. Buda, Acmet III
D. Baronchelli, Messer Grande
I. Karabtchevsky, dir.
Regia: M. Hampe

Padova, Teatro Verdi

Il teatro La Fenice riconferma il suo impegno con il Veneto portando ogni anno a Padova una parte delle proprie produzioni. Al Teatro Verdi è andato in scena il Re Teodoro in Venezia di Paisiello nell'ambito di una scelta di opere rappresentate a Vienna nel periodo immediatamente precedente le grandi opere di Mozart/Da Ponte. Questa famosissima coppia aveva appreso molto dalla pionieristica unione tra comico e tragico messa in atto da Paisiello. L'influsso di Paisiello si può anche avvertire chiaramente, seppur in modo diverso, in molte opere del Rossini comico. In particolare, il settimino alla fine del primo atto del Teodoro guarda già al finale primo dell'Italiana in Algeri.

Il personaggio di Teodoro, filtrato dal Candide di Voltaire, è basato sulla vita di Theodor Neuhoff (1694-1756) che, peraltro, non andò mai a Venezia. Particolarmente amata da Stendhal, l'opera ha una trama molto articolata. Il miserabile re di Corsica Teodoro si ritrova a Venezia sotto lo stesso tetto con sua sorella Belisa e il pascià turco Acmet, tutti in incognito. Taddeo, avido locandiere e sua figlia Lisetta hanno tutte le intenzioni di rinunciare alla proposta di matrimonio del popolano Sandrino fino a quando si rendono conto che Teodoro è in miseria. In seguito la giustizia veneziana lo spedisce in prigione, dove egli graziosamente riceverà i suoi nuovi amici.

Notevole nel ruolo di Acmet III, Mauro Buda usava con grande effetto le sue risonanti note basse; è uno di quei rari attori comici che è così infrequente trovare al giorno d'oggi. Per quanto riguarda il resto del cast, Rachele Stanisci usava con efficacia le sempre popolari colorature di imitazione callasiana nelle sue arie di temperamento. Davide Baronchelli rendeva con credibilità la parte del giudice Messer Grande. Il direttore, Isaac Karabtchevsky otteneva un'eccellente prestazione dai musicisti della Fenice ma, dal momento che la partitura di Paisiello era largamente raddoppiata fino a rendere l'orchestra adatta ad un primo Verdi, finiva per soffocare le voci dei giovani cantanti. L'equilibrio era migliore quando i cantanti venivano alla ribalta, ma a volte si sentiva la mancanza di una pronuncia più incisiva in un'opera nella quale molto dipende dalla comprensione del testo

La regia di Michael Hampe sembrava concepita per uno spazio più piccolo, dal momento che per la gran parte del tempo i cantanti stavano raggruppati al centro. In ogni caso stavano quasi sempre in semioscurità, per cortese concessione di Mario Thomann, responsabile delle luci. Le scene e i costumi di Carlo Tommasi si rifacevano allo spirito dei quadri di Longhi, ispirati alla vita quotidiana delle famiglie veneziane.

David Lipfert

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