Musiche di H. Eisler, K. Weill, A. Balanescu, C. Connors

Balanescu Quartet
violino, Alexander Balanescu
Violino, Clare Connors
viola, Benedetto Pollani
violoncello, Nick Holland

Bologna, Teatro Comunale

Il Balanescu Quartet, insieme alla cantante Dagmar Krause, costituivano l'intrigante attesa di ciò che deve scompaginare e ravvivare il programma di Musicainsieme, per altri versi instradato verso canoni più solidamente tradizionali. I cinque artisti vi sono riusciti a un primo livello, quello dell’impatto emotivo, giocando sullo spiazzamento del contesto: il nastro magnetico che riproduce ritmi rock all'interno di un teatro come quello bolognese, non può non perturbare un "pochino" anche il più smaliziato spettatore. Ma si tratta, per l'appunto, di un disagio-sorpresa di limitata durata, che lascia il posto, dopo un più attento addentrarsi nel flusso musicale delle composizioni di Balanescu, alla netta impressione che si tratti, in realtà, di un discorso ammiccante e autocompiaciuto nel contempo. In definitiva, il Quartetto Balanescu non sovverte nulla, ma si serve di paradigmi musicali consolidati (dalla minimal music, all'ambient music, attingendo persino alla canzonetta popolare e alla new age). La semplificazione del discorso musicale e la ostentata "umanisticità" dei contenuti che fanno riferimento alle trasformazioni dell'est, non sono apparse prive di una certa enfasi. Il fatto è che Balanescu è maestro di cerimonia e possiede una grande capacità comunicativa; curioso è notare come parli direttamente al pubblico, presentando un brano, in termini di "questo è contenuto nel nostro ultimo album". Il successo commerciale non è quindi casuale, ma sapientemente studiato. Detto questo, il quartetto suona in maniera impeccabile e sicura, capace contemporaneamente di vigore e di lirismo.

Un discorso a parte merita, invece, la sezione del concerto dedicato alle canzoni di Weill e Eisler, in cui è stata protagonista Dagmar Krause. Si tratta della voce-simbolo del rock d'avanguardia degli anni settanta; ha fatto parte delle esperienze più interessanti e probabilmente più resistenti nel tempo di questa area musicale: ha iniziato negli Slapp Happy, che si sono quindi associati agli Henry Cow (probabilmente, dal punto di vista strettamente musicale, il gruppo rock più valido e avanzato nella confluenza dei linguaggi, dal pop, al jazz, fino alla contemporanea), poi ha collaborato con Heiner Goebbels, fino a rispuntare negli anni novanta in Domestic Stories di Lutz Glandien e Chris Cutler. Nel frattempo si è autonomamente specializzata nel repertorio Brecht/Weill, ottenendo vasti consensi. Ora, assieme al Balanescu ha proposto una serie di canzoni, cantando al microfono, tra l'altro non perfettamente amalgamato acusticamente al suono del quartetto. In ogni caso, superato questo incontro spurio tra suono elettrico e acustico, la voce di Dagmar Krause, di straordinaria originalità e calore, vellutata e chiara, è emersa nel suo valore, dando vita ai momenti più intensi della serata. Purtuttavia rimane l'impressione che la vera Krause la si respiri in ambito rock-sperimentale, e che queste incursioni, lodevoli per impegno, non possono sfociare in un orizzonte più vasto.

Pierluigi Basso Fossali

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