BERG: Lyrische Suite
SCHOENBERG: Quartetto op.10

Quartetto Arditti
violino, Irvine Arditti
violino, Graeme Jennings
viola, Dov Scheindlin
violoncello, Roham de Saram
soprano, Claudia Barainsky

Ferrara, Teatro Comunale

Nel panorama delle programmazioni concertistiche in Italia, la stagione di "Ferrara Musica" si distingue per una scelta di grande qualità artistica sia per il repertorio proposto sia per gli esecutori presenti in cartellone. Se ne è avuta una riprova Sabato 7 Marzo con il concerto al Teatro Comunale del Quartetto Arditti che ha eseguito la Lyrische Suite di Alban Berg e, insieme al soprano Claudia Barainsky, il Quartetto per archi op.10 di Arnold Schoenberg. Due opere complesse e intimamente legate non solo per l’ideale sodalizio artistico tra i componenti della Seconda Scuola di Vienna ma perché rappresentano, nella loro diversità, due situazioni "di confine" all’interno della ricerca di una identità artistica da parte dell’avanguardia musicale del primo Novecento, tra debito con la tradizione e necessità di ricerca di un nuovo linguaggio.

Segno di un’assimilazione della tecnica dodecafonica che Berg non considerò mai vincolante almeno nel suo aspetto più tecnicistico, la Suite Lirica (1925) è forse l’opera strumentale che meglio riassume l’atteggiamento del compositore nei confronti del problema centrale dell’individuazione di un nuova grammatica musicale che consentisse allo stesso tempo originalità ed espressività. E’ in questo quartetto anomalo in sei movimenti che Berg raggiunge un equilibrio formale pressoché perfetto ed insieme vertici emotivi altissimi grazie ad una elaborazione musicale attentissima e ad un tematismo minuzioso e pregnante, elementi che però vengono permeati da una autentica matrice "drammatica" (Adorno parlava di "opera latente") e da una volontà espressiva intensa e sentita come irrinunciabile.

La densa complessità della forma berghiana è stata resa dal Quartetto Arditti con una trasparenza ed omogeneità di suono frutto di un raro affiatamento (benché la viola sia il nuovo acquisto Dov Scheindlin) e di una frequentazione di questo repertorio come oggi non ve n’è al mondo. Sono rimasto favorevolmente colpito soprattutto dalla facilità con la quale il discorso musicale di Berg si è dipanato in una esecuzione che è sembrata scaturire, quasi con leggera semplicità, da quello "Schiksals erleidend", cioè "l’abbandonarsi a seguire il proprio destino", che è anche la matrice più tipicamente viennese della musica di questo autore così originale e così straordinariamente profondo. Persino le due citazioni dell’accordo del Tristano e della meno nota Lyrische Symphonie di Zemlinsky, segno evidente di quel "programma interiore" che vuole la Suite Lirica segretamente destinata ad Hanna Fuchs Robettin amante del compositore, sono emerse dalla fitta trama tematica con una naturalezza davvero sorprendente.

Se la Suite Lirica rappresenta un possibile confine tra libera elaborazione atonale e ricerca di un nuovo rigore strutturale costituito dalla dodecafonia, il Quartetto op.10 (1908) di Schoenberg, che ha occupato la seconda parte del concerto, è invece la composizione che introduce per la prima volta, negli ultimi due movimenti, la sospensione della tonalità. Un’opera, dunque, importante anche sul piano storico della quale il Quartetto Arditti ha offerto una lettura convincentissima, essenziale, ricca di chiaroscuri e soprattutto priva di quel carattere tardoromantico che in tante esecuzioni deturpa letteralmente il senso di questa musica la cui poetica espressionista non è sintomo decadente di una crisi, bensì denuncia della crisi stessa del linguaggio musicale tra Otto e Novecento. Proprio per evitare questo fraintendimento i quattro musicisti hanno volutamente evidenziato l’aspetto "strutturale" del quartetto schoenberghiano scegliendo un corpo sonoro leggerissimo e nello stesso tempo uniforme da cui la voce di Claudia Barainsky è emersa quasi fosse anch’essa uno strumento partecipe dell’articolazione formale nei due brani in cui Schoenberg ha voluto inserire i versi di Litanei e Entrückung del poeta simbolista Sefan George. Qui il testo poetico, oltre che determinare l’elemento espressivo, diviene parte stessa della struttura laddove per la prima volta viene a mancare il sostegno di una logica costruttiva universale che fino ad allora era rappresentata dal sistema tonale. La determinazione da parte di Schoenberg di un nuovo pensiero armonico passava dunque attraverso uno stretto rapporto con i contenuti ed i modelli costitutivi del linguaggio poetico cui però la forza della sua musica attribuiva un ulteriore e più profondo significato, aprendo così il linguaggio musicale, con l’emancipazione della dissonanza, ad inesplorate possibilità espressive.

Anche nell’assumere questo sottile ma determinante gioco dialettico tra forma e significato emotivo come elemento essenziale nella musica dello Schoenberg espressionista, il Quartetto Arditti ha dato prova di una capacità di comprensione e quindi di interpretazione davvero sorprendente. E’ anche grazie ad esecutori come loro che è possibile ascoltare con maggiore frequenza questa musica, la cui portata storica forse solo adesso comincia ad essere recepita dal pubblico che a Ferrara era assai attento, numeroso ma non foltissimo (era Sabato sera) e che ha comunque mostrato di apprezzare calorosamente sia le opere, sia gli esecutori.

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