BACH
Passione secondo San Matteo

Collegium Vocale
dir. Philippe Herreweghe

Bologna, Chiesa di S. Maria dei Servi

Con la Passione secondo S.Matteo di Johann Sebastian Bach si è aperta mercoledì 25 Marzo la rassegna "Bologna Festival Musica ‘98". Diciamo subito che la scelta del grande oratorio bachiano e quella dell’ensemble che lo ha eseguito, il Collegium Vocale diretto da Philippe Herreweghe, non poteva essere più felice: purtroppo non accade molto spesso dalle nostre parti di poter ascoltare dal vivo il capolavoro assoluto della musica di Bach e soprattutto di poterlo ascoltare con specialisti di questo livello. La frequentazione del reportorio rinascimentale e barocco e l’adozione intelligente dei criteri esecutivi filologici, infatti, fa della compagine proveniente dalle Fiandre uno strumento ideale per rendere al meglio la complessità formale e la profondità concettuale della Passione secondo S.Matteo, sintesi indiscussa dell’intera tradizione musicale protestante. Il gigantesco oratorio riunisce infatti molteplici modelli formali (recitativi, arie, ariosi, corali e cori in stile mottettistico), la cui successione e varietà stilistica disegnano il racconto evangelico della Passione secondo un approccio teologico almeno apparentemente "spettacolare" e teatrale.

Tuttavia alla complessa articolazione di questo "dramma liturgico" è sotteso un piano narrativo omogeneo indiscutibilmente presente nella partitura bachiana che l’interpretazione di Herreweghe ha svelato in tutta la sua potenza retorica. Nell’attenta concertazione del direttore belga l’aspetto drammaturgico più esteriore lasciava il posto ad un flusso narrativo continuo e sempre carico di tensione grazie ad una scelta di tempi sostenuti ma non frenetici e ad un piano sonoro asciutto, levigatissimo ma non asfittico.

Raramente, poi, abbiamo ascoltato un coro di tale levatura, perfetto nell’intonazione, chiarissimo nelle pagine contrappuntistiche, come nell’iniziale gigantesco Kommt, ihr Töchter, e soprattutto omogeneo ed espressivo nei corali liturgici armonizzati che costituiscono i ricorrenti momenti meditativi di sospensione del racconto, vero cuore luterano della Passione. La ricerca di una unitarietà timbrica sembra essere anche il motivo per cui Herreweghe ha sostituito il consueto coro di bambini "in ripieno" nei corali che aprono e chiudono la prima parte della Passione, con una compagine di sei soprani posta tra le due sezioni del coro.

Meno brillante sul piano puramente tecnico è sembrata l’esecuzione strumentale. Se il suono degli archi, volutamente privo di ogni vibrato, favoriva una timbrica nitida ed incisiva ancorché sporcata dalle riverberazioni della Chiesa di Santa Maria dei Servi (quando un auditorium degno di Bologna?), l’accompagnamento alle arie eseguito dagli strumenti obbligati, soprattutto dai legni (flauti, oboi d’amore e da caccia), appariva talvolta ai limiti dell’intonazione e zoppicante in taluni passaggi. Colpa, certo, degli strumenti d’epoca che non perdonano gli esecutori ma che rimangono irrinunciabili in questo genere di letture che sono il risultato di una ricerca profonda nella storia e nello spirito di questa musica.

Fortunatamente nella lunga, difficile e ingrata sezione che il grande Kantor ha riservato all’Evangelista abbiamo avuto il piacere di ascoltare colui che oggi è forse il maggiore interprete di questo "personaggio": il tenore Christoph Prégardien, voce dal timbro morbido, dall’emissione omogenea e dalla dizione precisa ed espressiva al punto di dominare l’intera scrittura di questa parte dove Bach sfoggia una incredibile capacità inventiva melodica e descrittiva. Se si riesce, come Prégardien ha fatto, a non essere ripetitivi e prevedibili neppure dopo l’ennesimo "Er sprach zu ihm" significa che si è dotati di una fantasia interpretativa non comune e che si ha sempre perfettamente l’idea di ciò che si sta cantando. E’ grazie a questa versatilità che il tenore tedesco è riuscito a sostenere senza difficoltà l’impostazione retorico-narrativa voluta da Herreweghe ed anzi ad esserne il vero pilastro insieme all’ottimo Detlef Roth, voce baritonale chiara e rotonda che ha declamato con partecipazione i recitativi accompagnati e gli ariosi che caratterizzano la parte di Gesù.

Molto bene anche il controtenore Andreas Scholl ed il soprano Sibylla Rubens intonata e sicura soprattutto nel registro acuto, mentre qualche sbavatura veniale per il pur bravo Lothar Odinius che ha eseguito le arie del tenore (avremmo però pagato volentieri un supplemento per ascoltarle cantate da Prégardien!) e per il basso Gotthold Schwarz.

Nel complesso un’esecuzione di altissimo livello interpretativo, degnissima inaugurazione di un "Bologna Festival" che si preannuncia interessante, ripagata dal folto pubblico presente in Santa Maria dei Servi con applausi di sincera approvazione che hanno più volte richiamato alla ribalta direttore e musicisti.

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