BELLINI
I Capuleti e i Montecchi

Direttore: Gabriel Guimaraes
Regia: John Norris
Rappresentazione del Mannes College of Music

New York, Dicapo Theatre

Così come i due più grandi conservatori di New York, la Julliard e la Manhattan School of Music, il Mannes College of Music sceglie opere poco rappresentate per mostrare il talento vocale e strumentale dei suoi studenti in corso e dei diplomati più recenti. Questa scelta, non sempre ideale per i cantanti che studiano ruoli che probabilmente non interpreteranno mai più, gli strumentisti acquiscono una valida esperienza e il pubblico locale ha l'opportunità di vedere delle rarità provate con molta cura. La più famosa diplomata del Mannes College è Frederica Von Stade. Il pubblico italiano potrebbe ricordare un membro
dell'attuale facoltà di canto, Ruth Falcon, che sostituì Montserrat Caballé nella prima alla Scala dell'”Anna Bolena” nel 1982. L'ingente presenza di studenti orientali nei conservatori americani si rifletteva nella scelta dei solisti, del coro (orientali per tre quarti) e dell'orchestra (20% ).

“ Capuleti e Montecchi” di Bellini si rappresenta nell'area di New York non più di una volta ogni dieci anni, generalmente in forma di concerto, e pertanto è uno spettacolo accolto molto bene. In generale le opere tratte da Shakespeare non hanno molta fortuna nei paesi di lingua inglese. Così diversa dalla versione di Shakespeare, la storia assurge al meglio grazie al fascino di Bellini, ma suona strana per gli americani, nonostante il più familiare “Roméo et Juliette” di Gounod, attualmente sulle scene al Metropolitan, sia abbastanza simile nella trama a Capuleti e Montecchi.

Il Dicapo Theatre, recentemente ricostruito, situato dalla parte opposta della città rispetto al Mannes College, è ideale per un'opera di queste dimensioni, con un palcoscenico grande abbastanza per ospitare una messa in scena adeguata, e con una sala che permette sia ai cantanti che all'orchestra di creare un forte “viscerale”, come accade nei teatri italiani, di dimensioni più piccole. Disgraziatamente la buca può ospitare solo un'orchestra di dimensioni ridotte. Sebbene Bellini non fosse quel virtuoso dei colori orchestrali , come si dice invece di Donizetti, aveva previsto la presenza dei piatti nei finali e soprattutto il timbro dell'oboe, che invece non impreziosivano questa esecuzione e di cui si avvertiva la mancanza. In questa epoca di autenticità, comunque, l'equilibrio tra i fiati e gli archi in questo assetto orchestrale risultava molto vicino al suono richiesto da  quest'opera.

L'aggiunta di due piccole scene di unione inserite in questa edizione dava una maggiore continuità allo svolgimento della vicenda. John Norris ha ambientato l'azione in epoca protofascista, pur mantenendo le spade come arma d'elezione, ma i costumi di Campbell Baird rendono difficile riconoscere a quale famiglia appartengono i vari sgherri, inoltre veste Giulietta in abiti risorgimentali. Il signor Norris, mentre da una parte creava buoni movimenti per il coro, piccolo ma dal suono potente, dall'altra permetteva ai protagonisti di attingere ad una gestualità da repertorio per i momenti più drammatici. Invece di approfittare della struttura musicale per fare sì che Romeo e Tebaldo si insultino l'un altro attraverso lo spazio vuoto del palcoscenico, avvicinandosi lentamente, il signor Norris li lancia direttamente in un duello mosso molto bene dal punto di vista gestuale, ma più adatto al teatro di prosa.

Con i suoi lunghi, biondi capelli ricci degni di una bellezza italiana rinascimentale, Greta Feeney si calava con impegno nella parte di Giulietta, ma i suoi acuti erano generalmente crescenti. Forte negli acuti, Erin Callahan è credibile come Romeo, ma il suo registro centrale era sfocato e la posizione per il registro grave arretrata. Senza una corretta messa a punto vocale né lei né Brian Anderson, Tebaldo, potranno sperare in una grande carriera nonostante l'ampiezza dei mezzi vocali.

Il direttore, Gabriel Guimaraes, staccava tempi che assecondavano le necessità dei cantanti e degli strumentisti nei passaggi virtuosistici, ma il finale del secondo atto era troppo lento. Un bellissimo assolo di violoncello all'inizio del secondo atto era degno di nota, così come i duetti dei clarinetti. I passaggi pizzicati risaltavano particolarmente. In definitiva, i dieci archi suonavano con notevole uniformità, impresa non facile per una piccola orchestra.

Gordona Svilar ha creato una pratica scena unitaria che suggeriva facilmente un cortile esterno inquadrato da grandi pilastri, oppure un ambiente chiuso quando pannelli scorrevoli entravano in scena. Le luci di Marcia Madeira davano un contributo positivo alla riuscita dello spettacolo.

David Lipfert

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