The Peking Opera Company of Hebei

New York, World Insitute of music

Il teatro d'opera europeo e il suo corrispondente cinese, l'Opera di Pechino, ebbero entrambi la loro origine come intrattenimenti di corte, sebbene quest'ultima raggiungesse la sua piena maturità circa cinquesecoli prima rispetto all'Europa. Dopo molti cambiamenti nello stile della rappresentazione e nei soggetti delle storie più frequenti, quello a cui noi ora assistiamo è uno spettacolo che riflette l'intera storia di questa forma d'arte. In tutte le messe in scena dell'Opera di Pechino molteplici informazioni sono racchiuse nei colori e negli elementi dei costumi, nei movimenti delle mani e nel trucco, e tutte sono generalmente familiari per il pubblico cinese. Per contrasto, gli aspetti corrispondenti nel teatro d'opera occidentale cambiano ad ogni diversa produzione.

L'Opera di Pechino fa affidamento sulle vivaci espressioni del viso aiutate dal trucco, spesso sensazionale. A differenza del coevo teatro giapponese, le maschere sono rare. Sostegni come bandiere e bastoni diventano simboli di stato sociale o del genere di attività. Con una funzione simile a quella degli ideogrammi, i movimenti degli attori si trasformano in sintetiche rappresentazioni di azioni più ampie o simboleggiano conseguenze morali. Dal punto di vista musicale l'opera di Pechino si avvicinapiuttosto al “singspiel” tedesco, con dialoghi parlati a volte accompagnati da alcuni dei dieci strumentisti e corredati da canzoni allegre, più spesso eseguiti in duetto piuttosto che da solisti. Anche senza l'aggiunta di elementi forniti da questo tipo di informazione, le rappresentazioni posso essere molto godibili. Gli strumenti usati comprendono archi, flauti orientali e percussioni. I musicisti suonano una serenata a sipario chiuso per quelli che arrivano presto.

La presentazione data dal World Music Institute di quest'arte complessa ma affascinante è un modello nel suo genere. Come sempre, il programma degli spettacoli del City Center offre numerose informazioni sulla storia e particolari sulle rappresentazioni che andranno in scena. Di fatto, ci sono più informazioni in un tipico programma WMI regalato a tutti gli spettatori che in certi costosissimi programmi illustrati. Il World Music Institute ha aperto la strada all'idea di “world music”, musica del mondo, che consiste principalmente in musica strumentale, canto e a volte danza che diventano parte integrante di rappresentazioni teatrali. Fin dalla fondazione nel 1985 le varie programmazioni hanno affiancato gitani e indiani d'America, fino ai più interessanti artisti contemporanei che si ispirano al folk.

Nessuna delle più complesse e universali forme espressive musicali sono state trascurate: sia l'Opera di Pechino che i Dervisci Danzanti ne sono un classico esempio. E' un merito del WMI aver continuato a permettere ad artisti cubani e iraniani di esibirsi per il pubblico newyorkese nonostante le continue pressioni politiche contrarie. WMI pubblica anche registrazioni, video e libri di musica tradizionale e contemporanea proveniente da tutto il mondo. “La spada è un dono di Bai Hua” ha più combinazioni del destino del Trovatore. Un fratello mandato come spia alla corte dei un governatore rivale si ritrova minacciato da una condanna a morte per aver violato gli appartamenti della principessa. Ma succede che sua sorella sia diventata proprio ancella della principessa Bai Hua. Quest'ultima si innamora dell'intruso/spia Hai Jun e gli regala un della coppia di due spade, per concludere questo breve estratto da un lavoro molto più lungo. Le voci dei cantanti in questa scena sono invariabilmente in falsetto acuto. Un tono di voce più normale può essere ascoltato in “Li Kui visita sua madre”. Li Kui, bandito in stile Robin Hood, ritorna nel suo villaggio dopo una lunga assenza per vedere la madre, da poco diventata cieca. La madre è disorientata nel toccare il volto del figlio ricoperto dalla barba, ma sarà convinta della sua identità dal racconto delle sue memorie d'infanzia. In questo caso il normale timbro sopranile rende l'idea dell'età avanzata della madre.

Le acrobazie costituiscono parte integrante dell'Opera di Pechino e non c'era tempo di rifiatare sia in “Il furto del mucchio d'argento” che in “Rovina in cielo”. Serpente Verde e la sua banda infernale tentano di far sparire un mucchio d'argento non senza passare per un terrificante incontro con le guardie del tesoro. In un estratto da “Viaggio verso ovest”, il re delle scimmie si serve di squisite pesche giallorosa e di altre leccornie dal banchetto reale al quale non era stato invitato. Con l'aiuto della magia, la furba scimmia ancora una volta sventa la cattura e la certa punizione.

Questa presentazione dell'Opera di Pechino da parte del WMI contrasta con un'iniziativa simile messa in atto dal Metropolitan circa vent'anni fa. In assenza di commenti dotti e di assunti didascalici, gli spettatori erano liberi di godersi lo spettacolo dei numeri acrobatici e lo sfarzo della messa in scena. Come sempre prendendo sul serio il proprio ruolo educativo, WMI presenta questa interessante forma d'arte in brani resi accessibili rendendo così possibile al pubblico di essere nel contempo informato e divertito. Gli applausi sono stati generosi così come meritavano questi artisti magistrali in questo genere di forma d'arte.

David Lipfert

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