BORODIN
Principe Igor

Sviatoslavich: M. Kit
Yaroslavna: L. Shevchenko
Igorevich: G. Grigorian
Galitsky: V. Ognovenko
Konchak: A. Abdrazakov
Konchakovna: Z. Bulycheva
B. Gruzin, dir.
Regia: G. Isaakian

New York, Lincoln Center

Il Principe Igor è la prima opera completa che viene rappresentata nel corso del Festival Kirov, che si tiene al Metropolitan per un la durata di tre settimane. L'ultima produzione newyorkese in grande stile di quest'opera si tenne al vecchio Met qualche settimana dopo la rivoluzione d'Ottobre, ma le incisioni ufficiali e pirata di questo lavoro di Borodin, in aggiunta ad una versione filmata della compagnia del Bolshoi, lo hanno reso ugualmente molto conosciuto. Opera di primaria importanza nel repertorio operistico russo, la partitura di Borodin fa riferimento ai modelli del Verdi centrale, alla produzione wagneriana che precede il Ring e a Meyerbeer, il tutto visto attraverso la lente delle opere corali di Dvorak. Il coro nell'opera russa assume il ruolo di personaggio autonomo, inscindibile dal dialogo e dallo svolgimento del dramma, con una funzione simile a quella del coro nella tragedia greca.

Questa edizione del Principe Igor, opera rimasta incompleta alla morte del compositore, sembra essere ampiamente basata sulla versione Rimsky-Korsakov/Glazunov, con importanti cambiamenti nell'ultimo atto. Dopo la struggente supplica di Yaroslavna alle forze della natura perché il principe Igor torni dalla prigionia delle tribù polovesiane, c'è un commovente duetto di riavvicinamento. Un coro a cappella, interpretato in modo superbo dal coro del Kirov, conduce l'opera al quieto finale. C'è un contrasto sorprendente con il finale tradizionale caratterizzato dal dialogo divertente tra i due personaggi comici, Skula e Yerosha. La differenza è tale di richiamare l'enorme contrasto tra i finali della prima e seconda versione del Macbeth o le due versioni del finale di Tancredi.
Alcuni commenti autografi di Borodin in margine a queste scene confortano l'idea che questo finale più tranquillo corrispondesse alle reali intenzioni dell'autore, anche perché la storia documenta come i russi non vennero mai a capo definitivamente dei contrasti con le tribù dell'Asia centrale.

A grandi linee, la storia mette in scena il conflitto culturale tra la cristianità ortodossa , personificata dai russi sotto il principe Igor, e dall'Islam rappresentato dai polovesiani che avevano invaso il territoriorusso. Il Principe Igor ed il figlio, Vladimir, impegnati nella guerra contro i le tribù nemiche, vengono catturati. Nonostante non siano altro che prigionieri, il Khan Konchak li tratta con estremo rispetto, offrendo loro sontuosi intrattenimenti. Vladimir, che si è innamorato della figlia del Khan, Konchakovna, rimarrà con i polovesiani quando il padre fuggirà per ritornare dalla moglie Yaroslavna e dalla sua gente. Artefice della liberazione di Igor è un musulmano convertito al cristianesimo che gli procura i cavalli per la fuga. Il primo atto mostra anche il rozzo fratello di Yaroslavna, principe Galitzky, che maltratta il popolo come sostituto del principe Igor durante la sua assenza.I numerosi ed esplicitiriferimenti alla fede ortodossa da parte dei russi fanno pensare ad una scomparsa del paganesimo, che ricompare però nello spavento che assale la popolazione in occasione di un'eclissi e nel fatto che Yaroslavna si raccomandi al fiume Dniepr perché le riporti Igor. La controparte musulmana del principe, Khan Konchak è un personaggio scaltro ma anche generoso e rispettoso del coraggio di Igor.

La messa in scena è piuttosto recente, risale all'anno scorso, ed è considerata la più astratta tra le quattro produzioni che il Kirov ha portato a New York. La scena è generalmente costituita da fondali monocromi fatti di grandi e irregolari pezzi di carta increspata con alcuni elementi scultorei di notevoli dimensioni sparsi nello spoglio palcoscenico. Nel primo atto enormi croci ortodosse dalle linee contorte sono piazzate ai lati della scena. Il campo polovesiano è reso con tende trasparenti sullo sfondo di un cielo stellato. Tra gli elementi di novità della messa in scena ci sono le coreografie di Mikhail Fokine per le famose danze del secondo atto create per una successiva edizione del teatro Mariinsky. Al posto dei consueti sollevamenti, salti e movimenti lirici Fokine ideò movimenti simili a quelli dei cavalli, forse come richiamo alla tradizione degli eccellenti cavalieri provenienti dall'Asia centrale.

Boris Gruzin, pur non essendo un direttore trascinante, ottiene ugualmente il meglio dalla notevole orchestra del Kirov. Come è consuetudine nella pratica esecutiva russa, gli strumenti del registro basso risultano prevalenti, privilegiando in questo modo l'impasto armonico che risulta prevalente sulla pura linea melodica. Il coro del Kirov assolve bene il suo compito, specialmente nei momenti finali dell'opera. La compagnia di canto, in questa seconda rappresentazione dell'opera, ha avuto esiti alterni. Larisa Shevchenko, nella parte di Yaroslavna, ci fa ricordare come le glorie del canto russo siano sparite con troppa rapidità. Igor, Mikhail Kit, è un basso di buone qualità vocali mentre il principe Galitsky di Vladimir Ognovenko ci pone seri interrogativi su che fine abbia fatto la grande tradizione interpretativa russa. Nella parte di Khan Konchak il basso Askar Abdrazakov ha offerto la performance scenica più interessante. La giovane Zlata Bulycheva, Konchakovna, potrebbe diventare un'artista di rilievo. Irina Dzhioeva e Olga Markova-Mikhailenko si disimpegnano bene in due piccole parti. I due buffi Skula e Yerosha, Fedor Kuznetsov e Leonid Zakhozahaev, non solo hanno cantato bene ma si sono anche prodotti in alcune danze molto eleganti. Il tenore Gegam Grigorian, che tanto bene aveva impressionato durante la tournée del Kirov nel 1992, è apparso invece fiacco e non all'altezza delle aspettative. A difesa sua e del resto del cast bisogna ricordare che tutti avevano provato senza interruzione per l'intera settimana precedente.

Il cast della seconda serata, inoltre, aveva fatto la prova-costumi del Principe Igor non più di due ore prima della serata di gala di apertura. La compagnia sta viaggiando da tempo per una lunghissima stagione e in più molti solisti hanno anche una propria importante carriera internazionale. Ci vorrà un po' di tempo per disabituare il pubblico occidentale dal nome Kirov; per il momento la compagnia del teatro storico di San Pietroburgo si chiama “Teatro Mariinsky”. Nulla vieta che la prossima volta che la troupe si presenterà a New York sia nel frattempo ritornata al nome originale.

David Lipfert

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