LIGETI: Lontano
BARTOK: Concerto per pianoforte e orchestra n.3
Concerto per orchestra

Dezs÷ Ranki, pianoforte
Orchestra Sinfonica dell'Emilia Romagna "Arturo Toscanini"
Isaac Karabtchevsky, direttore

Bologna, Europauditorium M. Cagli

Il concerto Ŕ stato dedicato integralmente a musica ungherese del novecento, continuando l'approfondimento monografico che abbiamo giÓ apprezzato nel concerto della settimana scorsa dell'Orchestra Kirov dedicato integralmente a compositori e esecutori di area russa.

Se Bartˇk, di cui sono stati eseguiti due capolavori, il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra (1945) e soprattutto il Concerto per orchestra (1943), Ŕ praticamente uno dei grandi pilastri del novecento musicale, degni del suo nome sono senza dubbio due connazionali quali Gy÷rgy Ligeti (1923) e Gy÷rgy Kurtßg (1926).Ligeti, largamente pi¨ conosciuto e emerso alla ribalta internazionale fin negli anni sessanta (in pratica dominando la scena musicale di quel decennio), Ŕ entrato in una profonda crisi dopo la metÓ degli anni settanta da cui ne Ŕ uscito con un colto "salto all'indietro" nella tradizione, di controversa valutazione. Kurtßg Ŕ invece esploso alla fine degli anni ottanta, come una delle figure da riscoprire e valorizzare proprio in questo clima da fine dell'avanguardia dove vi una sorta di "compresenza di tutti gli stili"; e nessuno pi¨ di Kurtßg sa giocare con la tradizione, spesso anche in termini ludico-umoristici.

Il programma del concerto ha previsto una pagina celebratissima di Ligeti, Lontano (1967), autentico capolavoro della musica degli ultimi cinquant'anni; un brano dove la struttura a fasce sonore si dipana attraverso tessuti micropolifonici in squarci di siderale nitore, gassose rivelazioni di forme luminosissime o tenebrose, forme che si susseguono senza stadi in una specie di continua anamorfosi. Solo a tratti il discorso musicale sembra spegnersi, per poi risorgere con stupendi unisoni d'archi, paesaggi sonori che salgono dal nulla. Lontano Ŕ un brano per grande orchestra la cui grandezza Ŕ appesa a un filo sottilissimo, che facilmente un'esecuzione superficiale pu˛ smarrire. Si ricordano esecuzioni di Ernest Bour (prima esecuzione assoluta) Maderna, Boulez, E÷tv÷s, Matthias Bamert, ecc. Bour ha diretto Lontano forse in maniera insuperabile, e anche l'incisione dei Berliner Philarmoniker diretti da Claudio Abbado non Ŕ propriamente esaltante; in fondo, Ŕ stilisticamente vicina all'interpretazione di Abbado, la direzione di Isaac Karabtchevsky: si smorzano i toni pi¨ aciduli, si dilatano le forme gassose. Karabtchevsky giunge poi a smorzare toni e volumi, spinge su un registro etereo in cui anche le estese e magnificamente tenebrose sezioni per contrabbassi si stemperano e assottigliano. Questa soluzione eccessivamente morbida e che appiattisce i differenti materiali sonori, Ŕ forse stata dettata da una certa estraneitÓ che l'Orchestra dell'Emilia Romagna ha dimostrato nei confronti del brano di Ligeti.

La linea morbida Ŕ continuata nel Terzo Concerto per pianoforte di Bartˇk, certamente "neoclassico", ma non proprio romantico. Stranamente ha assunto un piglio vigoroso e convincente sia la direzione di Karabtchevsky che la performance dell'Orchestra nello splendido Concerto per orchestra. Quest'opera di Bartˇk sembra, malgrado Hartmann e Henze, la fine della forma sinfonia nel novecento; il trattamento concertante, in grado di esaltare di volta in volta le parti solistiche (e spesso virtuosistiche) degli strumenti dell'orchestra, Ŕ segno di un discorso musicale pi¨ difforme, irrequieto e stratificato, che non pu˛ pi¨ comporsi nell'equilibrio formale della sinfonia.

Nel Concerto n. 3 ha brillato invece il pianista Dezs÷ Ranki, che ha dimostrato una disinvoltura spiazzante, una introiezione della trama musicale di grande profonditÓ, segno di una lunga frequentazione e riflessione sulle pagine bartokiane. Se ha dato soltanto qualche dubbio alcuni passaggi forse anche troppo morbidi per il pur "disteso" Concerto n. 3, Ranki gli ha subito fugati con un bis (dopo lunghissimi e giusti applausi): un esecuzione di devastante forza espressiva - se abbiamo giustamente identificato - di un movimento de All'aria aperta (1926) dello stesso Bartˇk.

Pierluigi Basso Fossali

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