ALESSANDRO MARCELLO
6 Concerti per oboe op.6 La Cetra

Sylvia Pozzer, soprano
Roberto Balconi, alto
Paolo Grazzi, oboe
Accademia di San Rocco
Andrea Marcon, direttore

Bologna, Chiesa di S. Giorgio in Poggiale

Il concerto dell'Accademia di san Rocco in San Giorgio in Poggiale aveva il merito di presentare un programma monografico, interamente dedicato al musicista veneziano Alessandro Marcello. La figura di questo nobile dilettante, dedito a molteplici arti ed interessi, oltre che alla musica si dedicò alla pittura, alla matematica, alla meccanica, all'incisione e alla poesia è rappresentativa di quanti, grazie ai privilegi della nascita, potevano dedicarsi agli “ozi” intellettuali. Per la sua istruzione musicale scelse il giovane Giuseppe Tartini, che, più giovane di lui di ventitré anni, ugualmente contribuì alla formazione del nobile veneziano.

Il lavoro più compiuto di Alessandro Marcello è da ritenersi la raccolta di sei concerti per oboe “La Cetra”, pubblicato a Venezia nel 1738, di cui l'Accademia di San Rocco ha eseguito il n.1 in re maggiore ed il n. 3 in si minore. Questa raccolta di concerti era destinata ad accademie di “amatori” e la struttura lineare, pur se non priva di leggerezza e di freschezza, si avverte nella costruzione musicale, né ardita, né originale.

Purtroppo l'esecuzione da parte dell'Accademia di San Rocco non permetteva di evidenziare questi spunti di interesse e di gradevolezza. La scelta di confinare gli oboi solisti nelle retrovie dell'orchestra li rendeva assolutamente impercettibili all'udito. Il basso continuo, spostato in avanti, copriva molto la linea degli archi che peraltro non brillava per pulizia del suono, e per nitidezza negli attacchi.

Anche il famoso concerto in re minore per oboe, amato e pubblicizzato in epoche diverse e dai personaggi più disparati, si va da Johan Sebastian Bach che lo trascrisse per clavicembalo (BVW 974) a Enrico Maria Salerno che gli assegna la scena di massimo pathos nel suo fortunato drammone “Anonimo Veneziano”, passa senza suscitare il minimo brivido di emozione.

Un duetto “La Lontananza” e la cantata “Irene sdegnata” non molto aggiungono al programma della serata, nonostante la buona prova del soprano Sylvia Pozzer e del contraltista Roberto Balconi, che, pur se precisi e musicali, purtroppo non hanno permesso di comprendere una sola parola del testo.

Il pubblico, non numeroso, ha dimostrato di apprezzare molto la serata.

Daniela Goldoni

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