WAGNER
Ouverture da Tannäuser
Preludio e Morte di Isotta (da Tristan und Isolde)
STRAUSS R.
Ein Heldenleben op. 40.

Sächsische Staatskapelle Dresden
Giuseppe Sinopoli, direttore

Bologna, Europauditorium M. Cagli

L’ultimo concerto della rassegna Bologna Festival ha ospitato, come già avvenne in precedenti edizioni, una delle più antiche formazioni orchestrali con alla guida uno dei maggiori direttori di questo decennio; il programma della serata era poi incentrato su due degli autori prediletti, sia dalla Stastskapelle di Dresda sia da Sinopoli: di Richard Wagner l’Ouverture dal Tannäuser ed il Preludio e Morte di Isotta da Tristan und Isolde e di Richard Strauss il poema sinfonico Ein Heldenleben op. 40.

Presentare brani da opere di Wagner, estrapolati da quella che il compositore definiva "l’opera d’arte totale" (Gesamstkunstwerk), significa togliere molto di quel significato profondo e quell’estrema tensione drammatica che coincide con una rappresentazione che è quasi un rito sacro (operazione che riesce solo a chi è estremamente convinto delle proprie idee, come Wagner appunto, fino a diventare personaggio dal carattere dispotico, capace di annientare tutto ciò che si trova sulla propria strada ed è di ostacolo alla realizzazione dei propri progetti). I motivi delle Ouverture e dei pezzi sinfonici all’interno delle opere di Wagner sono parte integrante del tessuto musicale dell’intera composizione e realizzare un’intera metà di concerto con questi brani equivale a mostrare all’ascoltatore una serie di quadri sbiaditi e di personaggi che restano completamente inattivi come fossero manichini.

Per questo motivo non è possibile nemmeno identificare una linea interpretativa in Giuseppe Sinopoli che sembra aver qui puntato più sugli effetti della potenza sonora sprigionata dalle partiture wagneriane che dalla loro intrinseca spiritualità.

Mancata la tensione drammatica era lecito aspettarsi una prestazione superlativa almeno dal punto di vista tecnico. Così però non è stato. Se la sezione degli ottoni della Staatskapelle di Dresda sembra non essere seconda a nessuno, altrettanto non si può dire degli archi, in particolare dei violini che hanno mostrato fatica ad ottenere un suono che potesse emergere e fondersi con le altre sezioni dell’orchestra. Qualche indecisione si è sentita anche negli attacchi, come nello sforzando che segue l’esposizione in pianissimo del tema del desiderio all’inizio del Preludio del Tristano e Isotta, attacco che si deve avvertire come una lacerazione del tessuto sonoro.

Anche nella seconda parte del concerto, dedicata ad Ein Heldenleben di Richard Strauss, è prevalsa l’intenzione di dare un saggio di tecnica orchestrale: un poema sinfonico di Strauss rappresenta sempre un banco di prova di altissimo impegno per la concertazione di un direttore d’orchestra, ma dal punto di vista interpretativo non può che rimanere lettera vuota. Questo non tanto per la presenza di una descrizione "extramusicale" (Hanslick) che il compositore ha scelto per guidare sé stesso e l’ascoltatore, ma per il modo in cui viene utilizzato il programma letterario stesso. Scrive Strauss: "non esiste affatto una musica a programma. È un insulto di cui si servono coloro a cui non viene in mente nulla di originale"; il compositore monacense dimostra così di aderire alla teoria di Wagner secondo la quale una descrizione letteraria è un puro pretesto, un "programma esteriore", che, all’atto dell’ascolto, si deve poter superare in favore di una intenzionalità volta a ricercare un "programma interiore", il quale può, al limite, risultare anche diverso dal precedente. Tutto questo sarebbe perfetto se Strauss non prendesse un clamoroso abbaglio proprio nell’uso del programma letterario: il compositore organizza infatti il proprio materiale sonoro facendolo coincidere alla lettera con le note descrittive, arrivando addirittura ad attuare vere e proprie imitazioni onomatopeiche. La tesi di Wagner sulla musica a programma (che coincide inoltre con la visione di Schopenhauer e Nietsche) prevede dunque che l’ascoltatore trascenda le note descrittive; ma questo avviene assai raramente nei poemi sinfonici di Richard Strauss perché egli ci ricorda continuamente il pretesto letterario per mezzo di riferimenti inequivocabili, non consentendo, all’ascoltatore ed a sé stesso, di raggiungere quel "programma interiore" che dovrebbe costituire il vero significato della composizione. Ein Heldenleben, insieme agli altri brani più descrittivi come l’Alpensymphonie e la Synphonia domestica, risulta così una composizione priva di una sua logica musicale che costituisce, "nei pezzi di buona musica un nesso interno compiuto in sé, che non ha bisogno di sostegni esterni e non li tollera" (Dahlhaus).

La Staatskapelle di Dresda ha eseguito questa complessa partitura con grande forza e precisione confermandosi una delle migliori orchestre straussiane e riscattandosi dalla prova opaca della prima parte del concerto. Anche l’interpretazione di Sinopoli, serrata e vigorosa, ha cercato di sopperire alla mancanza di logica interna cercando, per quanto sia possibile, di costruire una coesione stilistica tra i vari episodi della composizione.

La presenza di questi esecutori suscitava un vivo interesse che è stato dunque disatteso a causa soprattutto del programma presentato: chi scrive è convinto che un concerto debba comunque rappresentare un avvenimento di carattere culturale ed in questa serata è mancata proprio una logica profonda che giustifichi la scelta dei brani da eseguire.

L’assenza di un progetto culturale ha dunque danneggiato l’esito del concerto: tale delusione è stata in parte fugata dall’ascolto di una energica ed intensa esecuzione del Preludio del primo atto dei Maestri Cantori di Norimberga, che la Staatskapelle di Dresda ha offerto come fuori programma.

Gianfranco Marangoni

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