HANDEL
Nisi Dominus
Saviet Tellus
Laudate pueri Dominum
Salve Regina

Les Musiciens du Louvre
Marc Minkowski, direttore

Bologna, Chiesa di S. Maria dei Servi

Unico concerto italiano dei Musiciens du Louvre a nel cartellone di Bologna Festival - Musica '98 è quello che si è tenuto il 4 giugno nella Chiesa dei Servi. Les Musiciens du Louvre costituiscono uno degli esempi di come si possano sostenere gruppi musicali ad alti livelli attraverso finanziamenti pubblici da parte di amministrazioni locali. In questo caso specifico la città di Grenoble, il Conseil Géneral de l'Isère, la Région Rhône-Alpes, il Ministère de la Culture et de la Communication. Altri esempi sono Les Arts Florissants in Francia o il gruppo Hésperion XX in Spagna. In Italia non si trovano altre soluzioni se non quelle di sopprimere orchestre storiche come la Scarlatti di Napoli o le sinfoniche della RAI.

Minkowski ha presentato un programma tematico dedicato ai mottetti romani di Händel. Queste opere risalgono tutte al 1707. Händel ha ventidue anni ed è a Roma al servizio del marchese ,poi principe, Francesco Ruspoli nel palazzo romano e nelle residenze di Cerveteri e Vignatello, non percepisce un salario regolare, ma fornisce settimanalmente alcune cantate. A questo primo soggiorno romano appartiene la quasi totalità della produzione sacra in latino di Händel, compresi i quattro brani eseguiti nel concerto. Con ogni probabilità gli stessi brani (con l'aggiunta di un Nisi Dominus) vennero eseguiti assieme anche la prima volta a Roma il 16 luglio 1707 in occasione della festa della Madonna del Carmine, nella chiesa di Santa Maria di Monte Santo a piazza del Popolo, sotto il patrocinio del cardinale Carlo Colonna. Händel affronta questi testi latini appartenenti ad un rito a lui estraneo per formazione e cultura dando un saggio della sua abilità, della sua capacità nell'uso della tecnica contrappuntistica, nonché della sua volontà di sperimentazione sempre intrisa di grande senso del teatro.

Su questi temi ha puntato Minkowski, più attento al testo ed alla trasposizione musicale che Händel ne fa, che alla ricerca di un'esecuzione filologica fine a se stessa. Molta cura è stata posta nella strumentazione e nell'accompagnamento orchestrale, affidando di volta in volta il basso continuo a gruppi di strumenti diversi, variando i da capo, muovendo le dinamiche del suono e dilatando o stringendo molto i tempi, ottenendo un'orchestra che respira come il canto sul testo. Il risultato confluiva in un'esecuzione molto varia che teneva sempre desta l'attenzione. Minkowski è apparso in grado di cogliere di ogni brano l'essenza che lo qualifica emozionalmente o strutturalmente.

Nel "Saeviat Tellus", in cui si descrive la lotta tra Lucifero e le suore carmelitane, il direttore faceva emergere tutta la teatralità händeliana, che non risparmia in virtuosismi e difficoltà vocali, mettendo a dura prova il soprano Annik Massis, un po' incerta negli acuti e nelle messe di voce, ma molto espressiva, raffinata e sempre in sintonia con lo spirito dell'accompagnamento orchestrale.

Il "Laudate Pueri Dominum" era affidato al mezzo soprano Magdalena Kozena, dalla voce non potente ma omogenea, e al coro, stranamente disposto tutto in linea, dal bel suono più esaltato nella sezione dei contralti, nella quale figurano anche quattro contraltisti, e un po' più debole in quella dei bassi. Interessante l'esecuzione del "Quis sicut Dominus" come modello di corale recitativo che Händel utilizzerà più avanti nei grandi oratori. Nel "Salve Regina" tutta l'attenzione del direttore era rivolta al testo, a cui riusciva a dare un'impronta altamente drammatica, come nel caso dell' "Ad te clamamus" in cui il tempo veniva dilatato all'estremo ed il suono ridotto ad un filo sul quale il mezzo soprano letteralmente sospirava il testo ottenendo un effetto particolarmente toccante.

Il "Dixit Dominus" che ha chiuso il concerto metteva in luce tutta la capacità contrappuntistica di Händel. Minkowski con gesti ampi e chiari ed attacchi precisi e decisi traeva da orchestra e coro tutti gli effetti tipicamente händeliani, raggiungendo alti momenti di teatro nel "Dominus dextris tuis", in un originalissimo "Judicabit in nationibus" ed in un liricissimo "De torrente in via bibet" dove otteneva dalle due soliste un impasto vocale di estrema bellezza.

Le imperfezioni mostrate da ogni sezione se analizzate singolarmente vengono ampiamente superate dall'esecuzione nel suo complesso che mostra il desiderio di rivedere l'interpretazione händeliana cercando un equilibrio tra la pura ricerca filologica e la volontà di mettere in luce i significati più reconditi del testo scritto, privilegiando per esempio i magnifici tempi lenti rispetto ai più spettacolari contrappunti o virtuosismi vocali, che sono comunque rispettati ma non enfatizzati o semplicemente ridotti a palestre di tecnica virtuosistica come spesso accade di sentire. Infine è da notare come il gruppo riesca a trasmettere la piacevole sensazione di diverstirsi molto suonando assieme, sensazione probabilmente condivisa da buona parte del pubblico che è affluito numeroso alla chiesa di Santa Maria dei Servi e ha dimostrato di apprezzare il programma, richiedendo a gran voce quel bis che non è stato concesso.

Silvano Santandrea

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