CIAIKOVSKI
Mazeppa

Mazeppa, Nikolai Putilin
Kochubey, Mikhail Kit
Lyubov, Larissa Diadkova
Maria, Olga Guryakova
Andrei, Yuri Marusin
Valery Gergiev, dir.
Regia: Ilya Shlepianov

New York, Metropolitan Opera House

In questa quarta ed ultima produzione del Kirov, la terza ambientata in Ucraina, la compagnia ha nuovamente scelto di utilizzare scene e coreografie che fanno riferimento ad una messa in scena d'annata. Questo tipo di scelta può funzionare meravigliosamente, come dimostra efficacemente il caso di Ruslan e Luydmila; ma in questo Mazeppa il piano luci piuttosto banale di Wayne Chouinard e soprattutto la vieta regia di Yuri Alexandrov ci hanno fatto vedere il lato peggiore delle formule tradizionali. L'orchestra del Kirov, diretta da Valeri Gergiev, ha suonato sui propri consueti standard di eccellenza, ma la romantica storia di amore e crudeltà creata da Ciaikovski richiede un direttore di grande statura, molti cantanti di livello eccellente e una regia intelligente per poter funzionare.

L'azione si svolge dopo che Mazeppa ha scontato una singolare punizione comminatagli per precedenti misfatti, come si può vedere in un famoso quadro da Géricault. Dopo essere stato legato ad una cavallo selvaggio, Mazeppa finisce in Ucraina, dove si riesce a crearsi una nuova posizione di potere. L'azione dell'opera inizia qui. Maria, figlia del ricco proprietario terriero Kochubey e di Lyubov, si innamora di Mazeppa, un uomo molto più vecchio di lei. Il sentimento è reciproco, ma Kochubey rifiuta la proposta di Mazeppa, nonostante quest'ultimo abbia raggiunto la potente posizione di “hetman”, qualcosa a metà strada tra un governatore e un uomo forte dell'esercito. Costretta a scegliere tra il padre e Mazeppa, Maria, riluttante, decide di seguire il suo amato. Kochubey si presenta allo zar Pietro il Grande per denunciare la cospirazione dell'hetman con la Svezia, ma il suo piano gli si ritorce contro. Consegnato a Mazeppa, Kochubey viene decapitato prima che Maria e Lyubov possano intercedere per la sua vita. Dopo la sconfitta degli svedesi da parte dello zar, Mazeppa ricorre alla fuga. Incontra nuovamente Maria, ormai folle, ma la abbandona per sfuggire ai suoi inseguitori. L'opera si conclude con una commovente scena di pazzia di Maria in compagnia del morente Andrei, suo vecchio corteggiatore.

Sebbene le scene drammatiche ed altamente emotive abbondino, Ciaikovski sorprendentemente confessò di sentirsi poco coinvolto dai personaggi di quest'opera, che rappresenta un raro caso in cui il libretto è superiore alla musica. Mancano sia l'abbondanza di melodie memorabili della precedente Pulzella d'Orleans, sia la riuscita alternanza tra momenti lirici e drammatici del successivo Eugenio Oneghin. Ciaikovski getta uno sguardo sui sentimenti più intimi dei suoi personaggi e privilegia il coinvolgimento emotivo rispetto ad un più profondo senso del dramma. Nell'ambito dell'opera italiana si potrebbe trovare una controparte nelle episodiche arie e duetti del Don Carlo, dove l'implacabile avanzata di Verdi verso l'ineluttabile finale qualche volta rende i suoi personaggi schematici nelle emozioni e nelle motivazioni. Invece, nell'opera wagneriana, i lunghi e riflessivi monologhi del Ring necessitano di tempi dilatati, che permettono di riflettere sulla vicenda. La scena in cui il coro assiste alla sfilata dei soldati, dei boia e delle vittime rimanda ad una scena simile della Forza del destino, che ebbe la sua prima rappresentazione a San Pietroburgo.

La tempestosa “battaglia della Poltova”, nel preludio del terzo atto, si confà decisamente al temperamento del maestro Gergiev; sulla scena, un contingente di ottoni vestiti con variopinte divise militari si esibisce contro un fondale che illustra la vittoria dei russi. In altre scene, la mancanza di una visione generale che coordinasse movimenti di scena e partitura, prescindendo dagli episodi individuali, ha fatto sì che l'opera si trascinasse faticosamente.

Questa tournée del Kirov si è rivelata più che altro interessante come antologia del balletto d'opera russo. In Mazeppa si è scelta la coreografia creata da Vasili Vainonen, attivo durante gli anni '20 e '30 , che ha preso spunto dalle danze popolari ucraine “hopak” per lo spettacolare balletto dei Cosacchi nel primo atto. La messa in scena risale alla prima parte del secolo e, dato che utilizza in maggior misura i fondali dipinti rispetto agli elementi strutturali, dovrebbe permettere un fluire dell'azione scenica più naturale rispetto a molti allestimenti contemporanei ma, a causa della regia di Yuri Alexandrov, l'azione risulta quanto più datata e immotivata si possa immaginare. Malgrado ciò, di tanto in tanto alcuni bozzetti scenici emergono, benché esclusivamente per merito delle capacità istrioniche di alcuni cantanti. La maniera moderna di recitare sulla scena si è evoluta nel senso di un maggior controllo e sobrietà proprio grazie a quei pochi cantanti che si sono fatti carico delle responsabilità dovute a questo genere di vecchie messe in scena. Nonostante i notevoli sforzi messi in campo dall'intera compagnia, solo di rado si avvertiva il senso di un insieme drammatico, e i cantanti restavano slegati l'uno dall'altro.

Nella parte di Mazeppa, Nikolai Putilin era fortemente ostacolato dalla fissità della voce, che sminuiva la sua capacità di suggerire il potere selvaggio della figura storica. Idealmente il ruolo di Mazeppa richiede un cantante con l'autorevole presenza scenica di Sergei Leiferkus, che è stato un importante interprete di Mazeppa, ma che ormai non compare più nel Kirov di Gerghiev. Nel solco della migliore tradizione russa, Olga Guryakova, soprano espressivo e temperamentoso, accentua il lato commovente del ruolo di Maria. La poderosa Larissa Diadkova ha fatto fronte con sicurezza alla sfida costituita dal ruolo della madre di Maria, Lyubov, micidiale dal punto di vista vocale. Yuri Marusin ha fornito una lettura discreta e sentimentale di Andrei, innamorato senza speranza di Maria. Forse siamo capitati in una serata sfortunata per la compagnia, perché le critiche della prima sono state poco meno che entusiastiche.

David Lipfert

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