MOZART
Don Giovanni
Mahler Chamber Orchestra
C. Abbado, dir. Regia: P. Brook

Don Giovanni: R. Scaltriti
Il Commendatore: A. Guerzoni
Donna Anna: M. Colonna
Don Ottavio: K. Tarver
Donna Elvira: V. Gens
Leporello: N. Ulivieri
Masetto: N. Berg
Zerlina: C.W. Davies

Aix-en-Provence

Il Festival d'art lyrique d'Aix-en-Provence ed il Piccolo Teatro di Milano-Teatro d'Europa, si sono riuniti per questa nuova produzione di Don Giovanni e, nel rispetto e nell'amore per il grande teatro hanno chiamato uno dei più grandi registi in attività, Peter Brook, a cui hanno affidato la responsabilità della messa in scena. La parte musicale è stata affidata a Claudio Abbado e alla sua orchestra di giovani, la Mahler Chamber Orchestra e al giovane direttore inglese Daniel Harding che dirigerà la gran parte delle rappresentazioni aixoises oltre che tutte le recite milanesi del prossimo inverno.

Peter Brook immagina uno spazio quadrato, una pedana di legno di poco sopraelevato dal piano del palcoscenico, all'interno del quale si svolge l'azione. Gli arredi di scena sono tre o quattro panchette di legno dipinte nei colori primari, due o tre piccoli cavalletti e qualche palo conficcato nelle panche o nel pavimento. Il fondale è costituito dalla facciata del palazzo dell'Archevêche e da questa scelta deduciamo che siamo in una piazza, probabilmente mediterranea. I cantanti sono in abiti borghesi, eleganti e atemporali, con una certa preferenza per gli anni del secondo dopoguerra soprattutto per i personaggi femminili e per il lino grezzo per i personaggi maschili. Chi sta agendo in quel momento entra nel quadrato, gli altri a volte assistono, a volte se ne vanno seguendo logiche arcane che forse con una tavola di corrispondenze e un accurato lavoro di scout potrebbero essere rivelate, ma che sfuggono ad una prima visione. Alcune scelte vistosamente bizzarre, una per tutte i morti ammazzati che si alzano e se ne vanno a piedi, potrebbero essere giustificate in un contesto di rigore immaginario più coerente. Qui appaiono solo una rapida soluzione, per di più poco costosa, per lo sgombero delle scene. A volte il “genio” può sconfinare nel ridicolo, qualcuno glielo faccia presente. L'idea di Brook appare evidentemente quella di togliere, di arrivare all'essenziale del dramma ma a volte a forza di togliere non rimane niente, e questa è l'impressione che si è avuta di fronte a questo spettacolo. Né sesso, né sangue, né odio, né divertimento, né perfidia, né sorriso, nessuno di quegli ammennicoli che fanno di Don Giovanni un'opera di infinita grandezza. In compenso abbondano i lenzuoli spiegati e ripiegati, ultima risorsa di qualunque filodrammatica di provincia quando non si sa più cosa far fare a chi è di scena.

Claudio Abbado scarnifica a tal punto la partitura da restituirci la struttura musicale netta, con una linea di suono incessante, mantenendo altissima la tensione musicale che disgraziatamente non trova alcuna corrispondenza con quanto accade in scena, dove i movimenti dei cantanti, che dovrebbero costituire uno dei nodi interpretativi della regia, non rispettano i tempi teatrali che vivono sul significato di ogni attimo, ma che qui lasciano lunghissimi momenti di latitanza di azioni e significati tra un episodio ed un altro. L'impressione, soprattutto dopo le prove abbadiane di Vienna e di Ferrara, è che il direttore abbia acconsentito a sperimentare una lettura totalmente straniata della partitura in accordo con la visione teatrale di Brook, fornendo una prova di estremo rigore e coerenza che, a nostro parere, non ha trovato un adeguato contraltare sulla scena.

La compagnia di canto è tutta di livello più che buono, vocalmente preparatissima, rigorosamente con le phisique du rôle eppure quasi mai i personaggi escono dall' anonimato. Così Don Giovanni, Roberto Scaltriti, affronta con nonchalance ogni difficoltà della sua parte ma risulta poco credibile scenicamente, mancandogli sia la violenza e la passione per il male che caratterizzano le interpretazioni più tradizionalmente sanguigne, ma anche quella freddezza e indifferenza alle conseguenze delle proprie azioni che può diventare grandezza in mano ad une regia meno esangue. Poco l'aiutano gli attrezzi di scena, è infatti costretto ad uccidere il Commendatore con un bastoncino conico rosso che avrà mille simboli reconditi che peraltro ci sono sfuggiti, è ridotto a spogliare il suo servo, forse lo ama, per convincerlo allo scambio di parti nel secondo atto, poi però accuratamente lo riveste, e alla fine non avrà nessuna grandezza nella perversità nell'invitare a cena una statua perché il Commendatore, che se n'era andato via a piedi dopo essere stato ucciso, torna tranquillamente dal cimitero a cena in giacca nera e altri non è e non appare che un signore qualsiasi. Alessandro Guerzoni, appunto, il Commendatore, voce leggera, poco profonda e di scarso volume, va benissimo per l'occasione perché in questa messa in scena perde ogni connotazione ultraterrena trasformandosi in un qualunque padre borghese che assiste più o meno compassato agli eventi. Monica Colonna, Donna Anna, è molto bella e vocalmente convincente e forma con Kenneth Tarver, un Don Ottavio che non solo risolve con disinvoltura le difficoltà vocali della sua parte ma rende con toccante commozione tutta l' umanità del personaggio, una coppia praticamente perfetta. Véronique Gens, Donna Elvira, canta con esattezza e  supera con stupefacente facilità gli scogli della parte, ma è sempre troppo contenuta, nobildonna dall'aplomb un po' inglese capitata casualmente in questa piazza mediterranea dove chissà perché ogni tanto qualcuno ha dei problemi. Nicola Ulivieri, Leporello, dà una lettura non particolarmente incisiva del personaggio che di Don Giovanni sembra, più che un servo, l'amico perdente e un po' sottomesso. Nathan Berg, Masetto, questa volta falegname, è divertente e molto nella parte assai più della Zerlina di Catrin Wyn Davies che va a rimpolpare la schiera delle petulanti e un po'  stridule furbette delle quali non si sentiva la mancanza.

Appalusi e due chiamate per un buon successo di pubblico nella serata di anteprima per gli abitanti di Aix-en-Provence, alla quale abbiamo assistito.

Daniela Goldoni

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