HANDEL
Partenope

Partenope: L. Saffer
Arsace: D. Walker
Armindo: B. Mehta
Ormonte: E. Chama
Rosmira: J. Dudley
Emilio: J. McVeigh
Orchestra della New York City Opera
G. Manahan, dir.
Regia: F. Negrin

New York City Opera

(English language)

La nuova produzione più chiacchierata della stagione d'autunno della New York City opera è stata la Partenope di Haendel. A parte alcune nomi di localita` menzionati nel libretto, che deriva da un lavoro tardo secentesco di Silvio Stampiglia, le connessioni con Napoli (città partenopea dal nome della regina e fondatrice Partenope) non sono centrali rispetto all'azione. Con la soluzione delle varie difficolta` dei personaggi in dubbio fino alla fine, quest'opera puo` essere vista come anticipatrice del genere semiserio che divenne una forma centrale dell'era romantica.

La regina Partenope, bellissima ma nubile, è corteggiata da tre principi. L'avido principe Arsace di Corinto è attratto dalla sua bellezza e ricchezza, con disperazione della sua fidanzata Rosmira, che si traveste da principe Eurimene per spacciarsi da corteggiatore della regina. Il perseverante principe Armindo fa profferte di fedeltà e generosità con la sua proposta di matrimonio. Il signorotto e tiranno locale Emilio di Capua propone di far cessare l'assedio in cambio della mano di Partenope. Il tutore Ormonte manovra con accortezza la positiva trasformazione morale di tutti i personaggi insegnando loro ad essere sinceri l'un l'altro. Partenope lascia Arsace, ritornato degno di fede, a Rosmira e va con la sua seconda scelta, il leale Armindo, mentre Emilio ha imparato la lezione di umiltà.

Ogni epoca crea i propri standard di credibilità, e così siamo passati attraverso molteplici fasi fino a che il revival haendeliano divenisse assiduo dopo la seconda guerra mondiale. Una volta raggiunti i i livelli tecnici minimi richiesti, peraltro formidabili, bisogna prendere una decisione riguardo i ruoli che ai tempi di Haendel erano affidati ai castrati. In parallelo, con la prevalenza del disco sulle rappresentazioni dal vivo come mezzo primario di fruizione dell'opera, le parti che in precedenza venivano trasportate per voci maschili vennero poi affidate a voci di mezzo-soprano per preservare le relazioni musicali che intercorrono tra le voci e per evitare di manomettere eccessivamente le partiture. In sintonia con l'attuale era del video, sembra proprio che siamo entrati in un terzo periodo grazie ad una pletora di controtenori impensabile solo fino ad una decina di anni fa. La voce del controtenore è il risultato di un'emissione artificiale che non permette di impiegare appieno il volume per l'intera estensione del registro vocale, ma i risultati mutano considerevolmente da persona a persona. I migliori possono risuonare appieno anche in una grande sala così come può fare qualunque cantante medio specializzato nel barocco, ed il fatto che siano uomini conferisce una plausibilità visiva che sembra essere preferita dai registi e dal pubblico attuale.

Bejun Mehta, Armindo, esemplifica al meglio questo tipo di suono maschile e di presenza scenica che i controtenori hanno sviluppato solo di recente, anche se la sua voce suonava più debole verso la fine dello spettacolo, della durata di circa quattro ore con solo due brevi intervalli. Il secondo controtenore del cast, David Walker, ha dato vita ad una Arsace puntualmente petulante . Il soprano Lisa Saffer, dalla voce svolazzante ed argentina, ha tenuto bene la lunga parte di Partenope, e Jennifer Dudley è stata una buona Rosmina alias Eurimene così come Eduardo Charma nel ruolo di Ormonte. Di gran lunga il migliore del cast è stato il tenore John McVeigh, vocalmente e visivamente determinante nel ruolo di Emilio; i suoi recitativi erano così convincenti che facevano dimenticare l'assenza di fioriture adeguate nelle arie.

Una regia come questa può rintracciare le sue radici in due video di grande successo ampiamente diffusi: il Ring di Patrice Chereau embrionale per i costumi contemporanei e la trilogia mozartiana di Peter Sellars per i molti riferimenti kitsch. Con l'atmosfera, anche se non con l'aspetto, di una messinscena barocca, la scena unica di John Conklin consisteva in una stanza con pareti che si aprivano per introdurre rami dalle quinte a suggerire un esterno. Molte delle idee del regista Francisco Negrin avevano la qualità ingenua dei video musicali. Il paragone di Partenope della sua situazione a quella di una farfalla che svolazza attorno ad una fiamma (Come farfalla...) evidentemente richiedeva che qualcuno entrasse con un bacile fiammeggiante per comunicare realisticamente quell'immagine poetica. Molte sculture sospese per aria o piazzate sul palcoscenico non sostenevano l'interesse nel corso della lunga rappresentazione. Un'iniziativa meritevole sarebbe quella di ingaggiare scultori di alto livello per creare elementi scenici straordinari come quelli che Isomu Noguchi fece per i balletti di Martha Graham. In definitiva, l'impressione era di avere davanti un gruppo di teenagers annoiati per un lungo week-end sottratti a forza alla sfavillante musica di Haendel. Le neo-obbligatorie luci stroboscopiche e fluorescenti figuravano nelle luci di Robert Wierzel. Per i costumi dei protagonisti Paul Steinberg ha scelto colori decisi: un abito rosa brillante per Partenope, blu savoia e verde prato per le giacche sportive dei principi, cuoio nero e occhiali da sole per Emilio. Con una giacca d'oro sopra una lunga veste bianca Ormonte sembrava un diplomatico delle Indie Orientali.

Sebbene il direttore, George Manahan abbia scelto tempi non eccessivamente veloci, ha dato un'impressione di scorrevolezza scegliendo di non differenziare la sezione centrale B delle arie dai da capo. Un'aria della Sosarme si ritrova nell'ultimo atto di questa edizione della Partenope; il continuo era formato dal clavicembalo, il violoncello e la tiorba. Al posto di un coro separato, i protagonisti hanno dato vita a questa sezione con un suono ben più che ampio. L'orchestra, che appare frequentemente in eventi speciali tipo il perenne "Pavarotti and Friends", se l'è cavata onorevolmente.

The most talked-about new production of New York City's fall season has been Handel's Partenope. Apart from a few place names in the libretto, which derives from a late-seventeenth-century effort by Silvio Stampiglia, the connection with Naples (la città partenope after the reputed queen and founder Partenope) is not central to the action. With the resolution of the characters' various difficulties remaining in doubt until the end, this opera can be seen as a precursor to the opera semiseria that became a central form in the romantic era.

Beautiful but unattached Queen Partenope is wooed by three princes. Greedy Prince Arsace of Corinth is attracted by her beauty and wealth to the despair of his betrothed Rosmira, who disguises herself as Prince Eurimene to join in courting the queen. Persevering Prince Armindo proffers fidelity and generosity with his suit. Local warlord and ruler Emilio of Capua offers to drop his siege in return for Partenope's hand. Tutor Ormonte carefully masterminds the positive moral transformation of all concerned via teaching them to be truthful to each other. Partenope releases newly trustworthy Arsace to Rosmira and goes with her second choice, the faithful Armindo, while Emilio has learned the lesson of humility.

Each era creates its own standards for believability, and so we have passed through several stages since the Handel revival began in earnest following WWII. Once the formidable minimum technical requirements are met, a decision must be made regarding how to present the roles that in Handel's day were filled by castrati. Paralleling the rise of the LP over the live performance as the primary medium of enjoying opera, parts that were first transposed to the standard ranges for male singers later were given to mezzo-soprani to preserve the musical relationships among the voices and avoid tampering too much with the scores. In tandem with the current age of video, we seem to have entered a third era thanks to a plethora of countertenors unthinkable even a decade ago. The countertenor voice results from an artificial production that does not permit full volume across the entire range, but the results vary considerably from person to person. The best can fill a large house as well as today's average singer in the baroque repertory, and the fact these are men confers a visual plausibility that producers and contemporary audiences seem to favor.

Bejun Mehta (Armindo) best exemplified the newly-found masculine sound and stage presence that countertenors have developed only recently, even though his voice was weaker toward the end of the performance which lasted nearly four hours with only two brief intermissions. The second countertenor in the cast, David Walker showed Arsace as appropriately petulant. Lisa Saffer's fluttery, silvery soprano held up well for the long part of Partenope, and Jennifer Dudley was fine as Rosmira alias Prince Eurimene as was the Ormonte of Eduardo Chama. Best of the cast by far was tenor John McVeigh's vocally and visually decisive Emilio; his recitatives were so convincing that one forgave the absence of proper fioratura in the arias.

A production like this can trace its roots to two widely-disseminated video hits: Patrice Chereau's seminal Ring for the contemporary dress and the Mozart opera series by Peter Sellars for many of the kitschy references. Having the feel if not the look of baroque designs, John Conklin's unit set consisted of a room with side openings to introduce branches from the wings to suggest an exterior scene. Many of director Francisco Negrin's ideas had the naïve quality of music videos. Partenope's comparison of her situation to that of a butterfly fluttering around a flame (Come farfalla...) evidently needed someone entering with a flaming basin to effectively communicate that poetic image. Several sculpture pieces suspended in the air or placed on the stage did not sustain interest over the length of the performance. A worthwhile initiative would be to commission top-flight sculptors to create settings as extraordinary as those Isomu Noguchi made for Martha Graham's ballets. Overall, the impression that these were bored teenagers away for a long weekend detracted from the delight of Handel's sparkling music. The now-obligatory strobes and fluorescent lighting figured into Robert Wierzel's lighting design. For the principals' costumes, Paul Steinberg chose solid colors: a bright pink suit for Partenope, royal blue and kelly green for the princes' sport coats, black leather and shades for Emilio. With a gold coat over a full-length white robe, Ormonte looked like an East Indian diplomat.

While conductor George Manahan did not use unduly fast tempi, he created a smooth forward impetus by not differentiating the central B sections from the A parts of the da capo arias. An aria from Sosarme found its way into the last act of this edition of Partenope; harpsichord, cello and the stringed theorbo made the continuo. In place of a separate chorus, the principals effectively filled those sections with more than ample sound. Frequently appearing in special events like the perennial "Pavarotti and Friends", the orchestra was distinguished.

Some background information on the New York City Opera performs in the New York State Theater, on the south side of Lincoln Center Plaza and the first completed component of that performing arts complex. At 2800 seats, the house is larger than most European opera The space was designed for ballet-specifically the New York City Ballet-and including City Opera among the resident companies was an afterthought. For ballet good sightlines are more important than acoustics while sets are more rudimentary than those expected for opera presentations. Numerous small adjustments especially in recent years have in total made a great improvement. By contrast the Met has required only minimal intervention while the inside of Philharmonic Hall was completely demolished and rebuilt under the name Avery Fisher Hall with dramatically improved acoustics which continue to be fine- tuned. At the State Theater vertical constructions to tighten the transition between the audience space and the stage have begun to eat into the fixed seating in the five galleries called "rings". The front pair of seats on the left side of the First Ring where Beverly Sills sat every evening with her mother during the former's stint as general manager is gone, but in compensation the sound quality is noticeably less tinny. Alone among the three large theaters that surround Lincoln Center Plaza, the State Theater boasts an impressive foyer that draws attendees together in one space during intermissions.

While City Opera was able to maintain a distinct image during the City Center years beginning from its founding in 1944, since moving to Lincoln Center the company has inevitably remained in the shadow of the larger and better-financed Met. Standard repertory prevails but new or unusual works are an important part of the two-month fall and spring seasons. To increase interest in the press, the current administration looks to new productions of rarely-performed works like Handel's Partenope or Gluck's Iphigénie en Tauride and new American operas such as Central Park planned for 1999. Much like a Broadway musical, which arrives after out-of-town tryouts, City Opera's high-profile new productions have typically been seen at the Glimmerglass summer festival, about four hours north of New York. As a stepping stone to the Met for singers, City Opera has proved slippery. Domingo and Carreras progressed to the Met after briefly appearing at City Opera, but Beverly Sills auditioned for years to move across the Plaza at the end of her career. (In retirement she is now on the Met's Board of Directors.) A notable example of going in the other direction was Samuel Ramey for a production of Attila. City Opera has an essentially American profile because singers' fees have traditionally been too low to attract foreign artists. On the repertory side, maintaining a large subscriber base militates against too many under-publicized novelties. It is unlikely that seasons consisting entirely of new and recently-composed American operas such as those in the 1950s will return in the absence of significant external funding. Their operas now are almost always performed in the original language, with English surtitles looming over the stage. Ticket prices somewhat mirror those for Broadway, but there are many economical seats and discount programs for seniors and students.

David Lipfert

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