VERDI
Otello

Otello: K. Johannsson
Desdemona: O. Guryakova
Jago: R. Bruson
Emilia: L. Sokolova
Cassio: E. Akimov
Roderigo: N. Gassiev
Ludovico: M. Kit
Montano: G. Karasev
Orchestra Kirov
V. Gergiev, direttore

Rimini, Auditorium Fiera

La Sagra Musicale Malatestiana ha seguito quest’anno la politica dell’orchestra residenziale, invitando l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo che ha offerto cinque concerti in un breve arco di tempo, tra cui la messa in scena in forma di concerto dell’Otello di Giuseppe Verdi.

Grande era la curiosità e l’attesa per questa prova, Otello è opera difficile per cantanti ed orchestra, difficile è proporre nuove letture di questa partitura, insormonatabile appare lo scoglio rappresentato dalla memoria della tradizione interpretativa di quest’opera che ha avuto, solo nel secondo dopoguerra, due grandi stagioni negli anni segnati dalla figura di Mario del Monaco e, in tempi più recenti, da Placido Domingo. Lunga è anche la tradizione delle grandi Desdemone e degli Jago i cui accenti dai colori forti ancora ci risuonano nelle orecchie. Otello è un’opera fortemente legata ai protagonisti del canto, è l’opera del tenore forse più di ogni altra e come poche altre fa aleggiare fantasmi di eccezionali carriere su e giù per il palcoscenico.

A Rimini abbiamo assistito ad un Otello molto speciale e molto interessante, grazie soprattutto al lavoro dell’orchestra e del suo direttore, Valery Gergiev, che hanno costituito il punto di forza di questo concerto.

Due protagonisti su tre sono stati sostituiti all’ultimo momento da due rincalzi veramente lussuosi. Kristjan Johannsson ha sostituito Vladimir Galuzin nel ruolo principale e Renato Bruson ha interpretato Jago al posto di Nikolai Putilin

Gerghiev ha dato l’impressione di voler "raccontare" la vicenda del moro di Venezia costruendo una narrazione incalzante, senza cadute di tensione nella linea musicale e nel sostegno che questa deve dare alla storia. Il canto dei violoncelli che precede il duetto"Già nella notte densa…" ha in sé una tale sensualità, una morbidezza di suono, una distensione del tempo che crea attese assolutamente univoche, con un accompagnamento così non potremo avere altro che una grande scena di grande amore. E anche se Otello e Desdemona non spendono grandi patrimoni di partecipazione affettiva, la scena è ugualmente suggestiva e coinvolgente. Un altro grande momento di misura ed eleganza che diventano però grande teatro si ha nel "sogno" di Cassio in cui le intenzioni interpretative di Renato Bruson, sottilissimo cortigiano tormentato dall’invidia, sublime nell’ipocrisia e nell’inganno appena sussurrati, trovano nell’orchestra un sostegno ed una affinità che pare il risultato di un lunghissimo lavoro comune e non un adeguamento dell’ultimo momento. Gergiev può contare su di un orchestra dal suono vivo, energico, ricchissimo di colori, strepitosa nei fortissimo ma capace anche di pianissimo carichi di significati sempre funzionali alla narrazione. A volte abbiamo l’impressione di vedere un grande film, tanto la pertecipazione emotiva creata dall’orchestra diviene tangibile, ci fa letteralmente scorrere davanti le immagini della tragedia. E alcuni brevi momenti sono indimenticabili, come l’accompagnamento dell’Ave Maria, di una leggerezza preziosa e dolente. Il coro dell’Accademia di Santa Cecilia si è dimostrato all’altezza fornendo una prova di grande drammaticità, oltre al bellissimo colore e suono assolutamente pertinenti e consonanti con la visione del direttore.

Kristjan Johannsson, Otello, ha fornito una prestazione alquanto diseguale. Se di lui apprezziamo le intenzioni interpretative che puntano maggiormente sul tormento interiore che sulle esplosioni di ira o di forza, non altrettanto ci è possibile per le doti vocali che lo vedono carente nei pianissimi e nelle mezze voci. La voce non è omogenea, generalmente squilibrata verso la zona acuta e piuttosto carente di volume ed incisività nei centri, gli attacchi sono spesso poco incisivi e anche la pronuncia, ancorchè abbastanza comprensibile, è funestata da una "esse" stranamente pronunciata e sonora. La messa in scena in forma di concerto, con gli uomini naturalmente in frac, creava poi uno strano contrasto visivo tra l’aspetto sereno da intellettuale nordico, con tanto di occhialetti di tartaruga, di Johannsson ed il suo personaggio cupo e tormentato. Renato Bruson, pur se in frac, ha una tale senso innato del teatro che sa comunque rendersi credibile. Il suo Jago, anche se vocalmente stanco, svettava per intelligenza interpretativa, eleganza nel declamato, cura maniacale per il senso di ogni parola, ricerca di una lettura fuori dagli stereotipi e non convenzionale del personaggio. Olga Guryakova, Desdemona, vocalmente corretta, non è riuscita a dare spessore al personaggio conferendo solo alcuni accenti commossi alla grande scena finale senza comunque uscire mai dalla convenzione interpretativa del ruolo. Evgheny Akimov, ha diesegnato un Cassio giovanile, vocalmente accettabile pur se non particolarmente incisivo.

Il pubblico che affollava l’auditorium si è mostrato entusiasta di questa rappresentazione accogliendo soprattutto Valery Gergiev con autentiche ovazioni.

Daniela Goldoni

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