HAYDN: Quartetto op.20 n.6
BARTOK: Quartetto n.6
MOZART: Quartetto n.18 K 464

QUARTETTO ARTEMIS
Natalia Prishepenko, violino
Heime MŘller, violino
Volker Jakobsen, viola
Eckart Runge, violoncello

Bologna, Teatro Comunale

Il giovanissimo e giÓ affermato quartetto Artemis Ŕ stato l'ospite del terzo concerto della stagione di Musica Insieme dedicata alla musica da camera. L'associazione che si occupa dell'organizzazione di questi concerti ha da sempre una particolare attenzione verso il quartetto d'archi e proponendo l'ascolto delle pi¨ grandi formazioni oggi in attivitÓ: lo scorso anno (stagione '96/'97 abbiamo ascoltato il quartetto Vogler (ancora poco conosciuto, ma di grande qualitÓ), il Melos, il Brodsky, il Guarnieri e l'Emerson che, in occasione del centenario della nascita, hanno in larga parte presentato musiche di Schubert; nella stagione '97/'98 sono invece stati ospiti, tra gli altri, il quartetto Takacs, l'Artis, e il Balanescu. Tra i grandi, manca all'appello il quartetto Berg che si Ŕ per˛ esibito a Bologna nel '96, sempre per i concerti di Musica Insieme.

Nel rispetto di questa tendenza ecco il quartetto Artemis, che fa parte delle nuove leve pi¨ interessanti e tra le quali bisogna annoverare anche lo stupefacente quartetto Keller, ascoltato nel giugno di quest'anno nell'integrale dei quartetti di Bartˇk nell'ambito della rassegna Bologna Festival. La giovane formazione ascoltata questa sera ha vinto, nel '97, il pi¨ prestigioso premio dedicato al quartetto, il "Paolo Borciani", e leggendo il loro curriculum si scopre che essi sono stati allievi dell'Emerson, del Juilliard, del Berg e soprattutto di Walter Levin, membro del quartetto LaSalle. In questo senso l'Artemis Ŕ una giovine formazione che, per la sonoritÓ piena e vigorosa, gli impasti caldi e la non comune simbiosi (significativo il fatto che la Prishepenko e MŘller si scambino il ruolo di primo violino), sembra essere l'erede naturale dei gloriosi quartetti del passato. Esiste dunque una continuitÓ forse non riscontrabile in nessun altro tipo di formazione strumentale, anche a causa dell'enorme mole di lavoro che i musicisti devono svolgere per raggiungere l'affiatamento e l'equilibrio necessari.

Gli esecutori non sono per˛ gli unici ad essere sottoposti ad un grandissimo sforzo: anche i musicisti, quando si cimentano con un quartetto devono concentrare sapientemente, pi¨ che in ogni altro genere, tutta la loro conoscenza, non solo tecnica ma anche storica ed estetica, nell'intento di assorbire ci˛ che giÓ esiste e portare alla luce qualcosa di nuovo; proprio per questo il quartetto rappresenta spesso la summa delle esperienze di un compositore che, nel quadro complessivo della sua produzione, acquista quasi sempre il carattere di "lavoro sperimentale".

Tra tutti i quartetti di Haydn, quelli dell'op. 20, con i suoi finali costituiti da fughe, sono infatti quelli pi¨ "sperimentali"; la razionalitÓ della struttura degli ultimi movimenti contrasta con la temperie Sturm und Drang che si avverte soprattutto nel secondo movimento e che Ŕ tipica di questo periodo haydniano. Il quartetto Artemis ha esaltato questo contrasto proponendo l'Adagio del n.6 in La maggiore in uno stile impeccabile, con suono caldo e grande intensitÓ espressiva, contrapponendolo decisamente all'esecuzione asciutta ed analitica della Fuga finale.

Da una composizione venata da inquietudini pre-romantiche si Ŕ passati alla nervosa disperazione del sesto quartetto di BÚla Bartˇk. Rispetto alla forza selvaggia quasi gioiosa degli altri cinque, avvertiamo in questo quartetto un irrigidimento degli stilemi del musicista ungherese: i ritmi ed i motivi legati al folklore sono ancora presenti, ma vengono relegati a brevi istanti e posizionati all'interno del brano come fossero figure sclerotizzate; i repentini ed imprevedibili cambiamenti di tempo, tipici di Bartˇk, sono inoltre inseriti in una struttura formale precostituita. Tutto questo ci riporta ancora una volta (i quartetti di Bartˇk sono tutti intimamente legati alle sue esperienze musicali e di vita) alla vicenda personale del musicista che, in seguito all'avvento del nazismo, pensava giÓ di abbandonare il proprio paese per gli Stati Uniti. A questa profonda sofferenza si Ŕ rivolta l'interpretazione del quartetto Artemis che ha privilegiato soprattutto l'aspetto lirico e struggente della composizione, accentuando l'intensitÓ del tema comune ai quattro movimenti (il Mesto iniziale dei primi tre che viene poi sviluppato nell'ultimo tempo).

Se per tutti i pi¨ grandi musicisti misurarsi con il quartetto significa, come si diceva, sperimentare, per ci˛ che riguarda Mozart ci˛ sembra valere in misura ancor maggiore, fino a rendere quasi irriconoscibili i tratti caratteristici delle altre sue opere. Al primo ascolto dei sei quartetti dedicati ad Haydn e degli ultimi tre (Preu▀ische Quartette), stentiamo infatti a riconoscere il musicista salisburghese: a parte la grande ricchezza contrappuntistica e l'eccezionale ricerca armonica e timbrica, sono le melodie mozartiane a modificarsi radicalmente. Come nel primo movimento del quartetto in La maggiore K.464 ascoltato questa sera, le melodie procedono in maniera esitante e, sospingendosi oltre a piccoli passi, sembrano quasi interrogarsi sulla loro funzione all'interno della composizione. Anche l'ultimo tempo possiede un carattere frammentario, lontano dai consueti finali sempre pieni di brio e contraddistinti da un certo virtuosismo. L'Artemis ha saputo rendere l'apparente affabilitÓ di questo quartetto puntando soprattutto sulla limpidezza del fraseggio, lasciando emergere un carattere pi¨ espressivo solo nell'Andante.

La serata si Ŕ conclusa con una brillante esecuzione della Italienische Serenade di Hugo Wolf ed il Presto dell'op.130 di Beethoven che il Quartetto Artemis ha incluso nel suo repertorio ed ha reso con estremo vigore.

Gianfranco Marangoni

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