SCHUBERT: Sonata D 575 op.147
MOZART: Sonata K 570
HAYDN: sonata Hob.XVI n.42
SCHUBERT: Sonata D 894 op. 78

Alfred Brendel, pianoforte

Bologna, Teatro Comunale

Il primo concerto della rassegna MusicaInsieme che si tiene al Teatro Comunale di Bologna è stato interamente dedicato a Vienna, sia per il programma eseguito sia per l’esecutore ospite, austriaco e cittadino ideale e di fatto della capitale. Inizialmente il programma del concerto prevedeva solo musiche di Haydn e Mozart, ma nella locandina esposta qualche giorno prima venivano inserite due sonate di Schubert (D.575 op.147 e D.894 op. 78, inserite rispettivamente all'inizio ed alla fine del concerto, mentre la sonata K 570 di Mozart e la sonata Hob.XVI n.42 di Haydn ne costituivano la parte centrale). Questa variazione ci ha però permesso di godere in maniera completa delle capacità interpretative del pianista austriaco il cui legame con Vienna è pressoché inscindibile, tanta è la capacità con cui Brendel riesce a penetrare nel mondo musicale classico e romantico della città: Brendel è indiscutibilmente uno dei massimi pianisti di tutti i tempi, che eccelle nella musica di Haydn, Mozart, Beethoven e soprattutto Schubert del quale può essere definito l'interprete in assoluto più significativo.

Haydn, Mozart e Beethoven sembrano essere un tutt’uno con la concezione che si ha della musica classica o colta che dir si voglia, tanto che le loro composizioni sembrano incarnare il concetto stesso di "tradizione" musicale. In virtù di una sintesi tra la cantabilità italiana ed il rigore compositivo tedesco, proprio la tradizione musicale austriaca si distingue per lo sforzo di raggiungere un ideale universale: a Vienna l’incontro tra artisti italiani e tedeschi ha generato quel tratto caratteristico, pieno di misura e "leggerezza", che verrà identificato con il termine di "stile classico". Nasce così un vero e proprio idioma musicale anche grazie al contributo di danze popolari (ad esempio il Ländler, progenitore del Valzer) che si inseriscono più o meno velatamente in moltissime composizioni. Con Schubert questo idioma musicale viennese si fa ancora più evidente e più radicalmente legato alla città, anche se la sua musica si allontana dalla tensione verso l’ideale universale che era giunta fino alle estreme conseguenze nelle vertiginose ultime composizioni di Beethoven; nella musica di Schubert, infatti, si assiste ad un ripiegamento intimista, fortemente venato da tratti malinconici ed a volte anche disperati. Si fa dunque largo quel tratto fortemente distintivo della musica viennese, legato a quel sentimento nostalgico di cui sarà erede Gustav Mahler (il quale però è anche il prosecutore della impervia e "pericolosa" strada indicata da Beethoven).

Tutto questo si avverte con cristallina purezza nelle interpretazioni di Alfred Brendel. Non è il caso di soffermarsi sulla sua formidabile tecnica pianistica che gli consente un tocco ed una limpidezza forse oggi ineguagliabili (è sufficiente ascoltare l’esecuzione degli abbellimenti); piuttosto mi preme sottolineare come egli riesca a far sentire Haydn, Mozart e Schubert come facenti parte di un medesimo ambiente, dove i tratti distintivi dell’uno si mescolano spesso con quelli dell’altro, in un continuo rincorrersi di accenni e riferimenti alla tradizione. L’idioma musicale austriaco viene dunque espresso all’ennesima potenza e raggiunge la sua apoteosi nelle tipiche "sospensioni" presenti tra una frase e l’altra o nella "leggerezza" con cui vengono pronunciati certi passaggi (senza che questo vada a scapito della vigorosità con cui devono essere affrontati alcuni episodi). Un breve discorso a parte merita l’esecuzione della sonata in Sol maggiore D.894, in cui i momenti più tipicamente "viennesi" acquistano, sotto le dita di Brendel, una dimensione impalpabile e rarefatta, aprendo così uno squarcio denso di significati in quel mondo schubertiano troppo spesso accostato a ritrovi salottieri o a scene idilliche di scampagnate in collina con gli amici.

Gianfranco Marangoni

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