BACH
I Mottetti in doppio coro e orchestra BWV 225 - 230

Athestis Chorus
Academia De Li Musici
Filippo Maria Bressan, direttore

Bologna, Teatro Comunale

I Mottetti appartengono al periodo in cui Bach era Kantor a Lipsia, carica che prevedeve l'impegno di far eseguire una nuova Cantata in ogni domenica e festività dell'anno liturgico ed il musicista svolse costantemente questo ufficio dal 1723 al 1726 e, in maniera più discontinua, per un paio di anni successivi, fino al 1729. La prolificità del compositore assume in questi anni un carattere addirittura proverbiale, sia per quantità che per qualità delle sue opere: l'incarico di Kantor costrinse Bach a cimentarsi costantemente nelle composizioni vocali, portandolo compositore a maturare una tecnica stupefacente di cui si servì nelle successive opere monumentali quali le Passioni, gli Oratorii, e la Messa in Si minore.

Scritti prevalentemente per cerimonie funebri, i Mottetti possiedono un carattere molto intimista: il gioco delle voci è estremamente serrato e non vi sono passaggi cantabili o momenti in cui prevale, come accade invece nelle cantate, l'aspetto melodico; non vi sono neppure interventi solistici ed in taluni episodi, come nei Corali, è fondamentale l'intento di far comprendere appieno il testo ai fedeli. Storicamente il genere del Mottetto con accompagnamento strumentale, nelle sue accezioni di dialogo, concertato e symphonia sacra, può essere considerato il progenitore proprio della Cantata (Bukofzer), che si avvale di una struttura più rigorosamente articolata in Recitativi e Arie; questa alternanza provocò una minore separazione stilistica tra la Cantata su soggetto sacro e quella su soggetto profano mentre aumentò invece la distanza tra quest'ultimo genere ed il Mottetto. Inoltre Bach, per ragioni di organico vocale e strumentale a sua disposizione, introdusse, nelle Cantate sacre, Arie caratterizzate da un maggiore virtuosismo vocale, favorendo così il proliferare di caratteri profani a scapito di forme sacre, come il Corale. Dunque i Mottetti risentono maggiormente delle occasioni per le quali vennero scritti e, anche in virtù della loro tradizione arcaica, rappresentano forse l'espressione religiosa più vicina all'ortodossia luterana che considerava invece la Cantata come "musica operistica da chiesa".

La maggiore aderenza stilistica del Mottetto con la religiosità ha accentuato lo spaesamento di fronte al quale si è trovato il pubblico di questo concerto: questo genere di composizioni, infatti, necessiterebbe sempre dell'ambiente adeguato. La sfavillante sala del Bibiena del Teatro Comunale di Bologna, così legata alla tradizione operistica, ha instaurato un netto contrasto con l'atmosfera richiamata da queste composizioni bachiane; ma non si tratta solo di un fattore legato al luogo: le condizioni ambientali si ripercuotono sulla sonorità ed il riverbero delle chiese, fattore di cui i musicisti tenevano conto, avvolgono lo spettatore amplificando le basse frequenze e tagliando un poco quelle alte. In tal modo viene esaltato il carattere intimo e meditativo delle composizioni sacre e le formazioni vocali e strumentali specializzate nel repertorio antico e barocco puntano oggi a recuperare, non solo la prassi esecutiva, ma anche tale fattore ambientale. Il riverbero però di molte nostre chiese è eccessivo e le frequenze poco udibili sono troppe per consentire una fruizione accettabile: in questo caso è allora preferibile la perfezione acustica della Sala del Bibiena, anche se ciò va a discapito dell'atmosfera.

L'Athestis Chorus, i cui membri sono tutti italiani, ha dato prova di un alto livello tecnico, di una adeguata proprietà stilistica e di una morbida sonorità; tuttavia, nella prima parte del concerto la formazione vocale non è riuscita ad oltrepassare la soglia della correttezza ed ha evidenziato uno scarso mordente nel rendere gli intrecci contrappuntistici. Qualche imprecisione è stata notata nella parte strumentale affidata all'Academia de li Musici, formazione anch'essa interamente italiana, che nell'Ouverture in si minore BWV 1067, eseguita all'inizio della seconda parte del concerto, ha mostrato qualche difficoltà nel produrre un suono consistente. Ciò che non è completamente riuscito nella prima parte del concerto è stato però completamente recuperato nella seconda: la formazione corale si è via via sciolta rendendo sempre più netti i contorni del gioco delle imitazioni delle frasi, del denso materiale di domande e risposte e della loro contrapposizione con le parti dominate dai temi dei corali luterani presenti nei Mottetti. A conferma di questo miglioramento l'Athestis Chorus ci ha fatto riascoltare in modo magistrale la prima parte del Mottetto "Singet dem Herrn", eseguito all'inizio del concerto. La serata si è conclusa in un clima decisamente natalizio con Stille Nacht.

Gianfranco Marangoni

Associazione culturale Orfeo nella rete
http://www.orfeonellarete.it/
info@orfeonellarete.it
Designed by www.soluzioniweb-bologna.it