KARAINDROU
Music for films

K. Kashkashian, viola
V. Christopoulos, oboe
S. Gadedi, flauto
S. Kazianis, fagotto
S. Anthis, tromba
V. Skouras, corno
A. Tsekouras, fisarmonica
A. Dimitriadis, mandolino
N. Michailidou, E. Karaindrou, pianoforte

Ravenna, Chiesa di S. Nicolò

Ancora una volta "Ravenna Festival" si è mostrata particolarmente attenta ai luoghi in cui ospitare le proprie rappresentazioni. Per questo concerto ci ha condotto in uno di quegli edifici defilati che non mancano mai nelle città, difficilmente identificabile nascosto com'e' nel cuore del centro, incastonato tra i classici muri ravennati che forse nascondono chissà che segreti di orti e giardini privati. La chiesa di San Nicolò, edificata a partire dalla seconda meta' del 1200, ha un interno a pianta rettangolare a navata unica, semplice nell’articolazione ma molto ben proporzionato nei volumi. Sul fondo si aprono tre archi gotici che racchiudono l’abside affiancata due cappelle laterali. Tracce di affreschi di varie epoche affiorano un po' ovunque dai muri. Le impalcature nella cappella di sinistra e nell’abside testimoniano i restauri in atto. L’edificio ha infatti subito ingenti danni e spoliazioni nel corso dei secoli, essendo stato adibito agli usi più disparati: deposito di macchinari, cavallerizza militare, garage militare. Di proprietà del Comune dal 1983, è da allora oggetto di restauri.

Peccato che una scelta così accurata del luogo non abbia trovato riscontro nel contenuto musicale del programma proposto, forse piu' adatto ai cinefili, in quanto completamente dedicato alle musiche che la compositrice greca Eleni Karaindrou ha composto per il cinema, in particolare per i film del regista greco Theo Angelopoulos. La sala è andata riempiendosi lentamente, probabilmente a causa dell'improvviso temporale che si era abbattuto su Ravenna: pochi i posti vuoti, molti gli abbonati. Tra il pubblico, alquanto radical-chic, si poteva scorgere qualche politico locale, il maestro Riccardo Muti e signora, Tonino Guerra. Presenza insolita, ma fino ad un certo punto, quest'ultima, in quanto il poeta è stato più volte sceneggiatore dei film di Angelopoulos. Il concerto è iniziato con qualche minuto di ritardo.

La musica della Karaindrou, eseguita in maniera non proprio impeccabile da "La Camerata" di Atene diretta da Alexandros Myrat, risultava di facile ascolto, molto esteriore, malinconica, macerata, evocativa di quella tristezza da periferia umida e piovosa, da amore marginale. Assomigliava, ma solo nelle intenzioni, ai film di Angelopoulos, fatti di indugi contemplativi e di lunghi ed estenuanti piani-sequenza. Un cinema con forti intenti autoriali e di ricerca abbinato ad una musica che, strappata alle immagini alle quali appartiene, appariva pretenziosa, superficiale, esteriore, vuota, insignificante e melensa. Una musica passepartout, priva di personalità, che sarebbe buona per storie della banlieu parigina, di miserie padane, amori tragici nelle nebbie lagunari, addi disperati in porti del Nord. Certo è che un film di Angelopoulos ha un significato ed un impatto sullo spettatore anche se privato di queste musiche. Questo concerto ci ha dimostrato invece l’impossibilità dell’ipotesi contraria.

La Karaindrou compositrice, che partecipava all’esecuzione in qualità di pianista, non sviluppa mai un tema e non è neppure in grado di abbozzare una linea melodica che in qualche modo s’imprima nella memoria dell’ascoltatore. Sicuramente non disturberà le immagini, ma viene da pensare se non sarebbe più significativo un bel silenzio. La musica era inesorabilmente tutta uguale, non si distingueva un regista dall'altro, un film dall'altro e, quel che e' peggio, all'interno dello stesso film, una scena dall'altra. Le sue composizioni rientrano però con sufficiente disinvoltura all’interno di quel particolarissimo canone estetico che potremo definire "stile ECM" tanto che Manfred Eicher, che ne è proprietario, ha deciso di dedicarle la sua attenzione pubblicando ben quattro CD di sue musiche da film.

Alcuni brani del concerto erano destinati alla viola solista, nella fattispecie niente di meno che la bravissima Kim Kashkashian. Nei rari momenti in cui è stata impegnata, la signora Kashkashian ci ha fatto ascoltare un bel suono pieno, ricco e pulito, per il resto non ha potuto far altro che mostrarci come si sorregge con eleganza la viola quando non si suona. Che spreco.

Il pubblico, come sempre curioso e disponibile, ha seguito il succedersi dei brani, senza intervallo, con educata attenzione e alla fine ha applaudito senza risparmiarsi.

Silvano Santandrea

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