BRAHMS
Sestetto per archi in Si bemolle magg. op.18
CIAIKOVSKI
Sestetto per archi in re minore op. 70 "Souvenir de Florence"

Emanuele Benfenati, Davide Dondi, violini
Loris Dal Bo, Giuseppe Donnici, viole
Vincenzo Tarozzi, Federico Ferri, violoncelli

San Lazzaro di Savena, Villa Cicogna

È terminata con questa esecuzione, in attesa dei quattro concerti conclusivi di settembre, la prima parte della giovane e coraggiosa rassegna concertistica del Comune di S. Lazzaro, curata dall’associazione culturale Kaleidos, che ha il merito di aver proposto un ciclo di incontri musicali interessanti e stimolanti, avvalendosi di strumentisti tanto di fama internazionale quanto legati principalmente alle realtà locali.

Grande pregio di questa serata è stato quello offrirci la possibilità di un diretto ed istruttivo confronto tra due autori coevi, le cui personalità artistiche si fondano su presupposti antitetici, le cui cause sono da ricercarsi soprattutto nella loro appartenenza ad aree culturali profondamente diverse, appartenenza che produce significativi riflessi tanto sul bagaglio di tradizioni cui fare riferimento quanto sul modo di concepire, prima, e di realizzare, poi, l’oggetto "musica". È così che il profondo legame intrattenuto da Brahms con la tradizione musicale mitteleuropea genera in lui l’esigenza di riassumere le esperienze dei grandi musicisti del passato attraverso l’elaborazione delle forme classiche; per converso Tchaikovski, che dalle sterminate ed evocatrici distese della sua terra eredita la sensibilità verso la forza suggestiva di cui è capace l’arte di Orfeo e la grande inventiva melodica tipica dei musicisti russi, desiderava assorbire, quasi in una sorta di contrappasso, proprio quella tradizione occidentale da cui si sentiva escluso.

Ed è proprio in tali tratti dissonanti tra i due autori che, in modo paradossale, ma solo apparentemente, è possibile rinvenire un lenirsi delle fratture ed un assestarsi dei due sestetti quasi sulla stessa lunghezza d’onda. Infatti, se ciò che principalmente interessa Tchaikovski è la possibilità di dare sfogo alla propria vena melodica, laddove la complessiva produzione di Brahms si caratterizza per una costruzione costantemente attenta al raggiungimento di un perfetto equilibrio della partitura, attraverso il continuo ripensamento delle forme musicali, tanto che egli, più di qualunque altro compositore dell’Ottocento, presenta affinità con Bach ed il suo rigore compositivo, è vero altresì che, diversamente da quanto accade soprattutto nei balletti, il compositore di Pietroburgo è qui costretto dalla natura delle composizioni cameristiche a ricercare una più salda struttura formale, la quale, sebbene ancora una volta molto legata all’accademismo, possiede una maggiore coerenza ed incisività che in tante sue altre composizioni. Ed è proprio in questo sottile e reciproco scambio tra ricerca melodica e solidità formale che si gioca la possibilità di un avvicinamento tra i brani propostici dall’Ensemble Respighi: difatti, il sestetto brahmsiano mostra una certa attenuazione dell’equilibrio di cui sopra (prodotto anche del fatto che si tratta di un lavoro giovanile del compositore amburghese, risalente al 1860), lasciando così maggior spazio alla ricchezza melodica, vero trait d’union di questi sestetti, insieme all’abitudine, senz’altro scontata per i due musicisti, di ricorrere a temi popolareggianti. Se dunque Brahms, qui, cede in parte il proprio rigore compositivo a vantaggio di un tratto suggestivo ed evocativo più marcato, è come se questo venisse raccolto da Tchaikovski nel tentativo di sorreggere la composizione con una struttura formale più attenta e studiata.

L’esecuzione ha puntato soprattutto sulla struggente vena melodica di entrambe i sestetti, offrendoci una lettura intensa e trascinante. Nonostante qualche incertezza nei passaggi più impegnativi ed una sonorità eccessiva, la performance ha messo in luce un buon affiatamento tra i vari componenti del gruppo benché gli esecutori dell’Ensemble Respighi, composta in massima parte da strumentisti provenienti dalle orchestre del Teatro Comunale di Bologna e dell’Emilia-Romagna "Arturo Toscanini", costretti dai ritmi dell’intera stagione concertistica e dall’esigenza di produrre un volume sostenuto adeguato ad una compagine orchestrale, abbiano stentato a trovare quella maggiore morbidezza di cui avrebbero avuto bisogno questi due sestetti.

Gianfranco Marangoni

Barbara Benini

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