MAHLER
Sinfonia n.2 in do minore per soli, coro e orchestra "Auferstehung"

Anna Netrebko, soprano
Olga Borodina, contralto
Orchestra e Coro Kirov del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo
Valerij Gergiev, direttore

Ravenna, Pala De Andre'

È noto come le prime sinfonie di Mahler siano dominate dal desiderio di stabilire un intento programmatico (inneres programm): si tratta di un’idea che sta alla base della composizione e che deve essere assolutamente distinta dalla musica a programma. L’adozione di un programma interno riguarda soprattutto quelle sinfonie nelle quali sono presenti in maniera massiccia i Lied ed i temi derivati dal Knaben Wunderhorn: in tal modo viene reso ancora più esplicito l’inneres programm. La poetica del Wunderhorn si riflette comunque su tutte le sinfonie: nelle prime quattro è stato reso esplicito, mentre dalla Quinta in poi il materiale viene elaborato e si assiste ad una sorta di ripiegamento in cui anche i temi del Wunderhorn vengono quasi pietrificati e resi oggetti da manipolare e trasformare. Anche i modelli compositivi e la struttura formale cambiano di conseguenza: dalla Quinta in poi prevale una più densa struttura contrappuntistica ed una maggiore riflessione sulle possibilità offerte dall’elaborazione della forma.

Si è forse dato troppo peso alle implicazioni psicologiche presenti nelle musiche di Mahler e riguardanti le esperienze delle sua vita vissuta, fino a trascurare il lato puramente musicale delle sue composizioni, come se non ci fosse altro modo di leggerle. Resta il fatto che, soprattutto le prime sinfonie, risentono di una più diretta influenza delle riflessioni esistenziali dell’autore: il suo rapporto con la natura, le esperienze vissute durante l’infanzia, le inquietudini e le utopie. L’intento di Mahler non era certo solo quello di mostrare sé stesso attraverso la musica: soprattutto la Seconda sinfonia non è affatto autobiografica, benché Mahler abbia la tendenza ad esplicitare ogni pensiero, ogni sentimento, ogni stato d’animo. Tuttavia è possibile, anzi doveroso, riportare l’attenzione sul discorso musicale per poter comprendere tutto il percorso artistico mahleriano; le ultime sinfonie, infatti, si apprezzano pienamente solo se interviene un’analisi basata sui modelli e sulle forme musicali: gli elementi più legati alla vita del compositore diventano oggetti che Mahler manipola a suo piacimento.

Quella che è stata chiamata la Mahler-renaissance sembra non spegnersi, anzi, gli studi sulla musica del compositore boemo si moltiplicano, apportando sempre nuovi ed interessanti spunti. Molti sono i punti di vista divergenti, ma su un dato tutti gli studiosi sembrano concordare, Adorno compreso: nella musica di Mahler vi sono elementi così palesi da far pensare alle sue composizioni come a dei veri e propri drammi. Taluni parlano di invadenza del teatro nella sinfonia, altri invitano a leggere le sinfonie di Mahler come dei romanzi, tentando addirittura un paragone con Dostojevski; altri ancora sottolineano le affinità della Seconda sinfonia con la Synphonie fantastique di Berlioz che, come anche la Nona di Beethoven, si avvale del supporto di un testo letterario. Ricordiamo che l’invadenza della letteratura nella musica sinfonica è uno dei temi fondamentali della musica di fine Ottocento: Mahler è però riuscito là dove ha fallito il poema sinfonico, il tipo di composizione pensato appositamente in funzione di un testo letterario. Da tutto questo si può desumere che, sebbene tacciata di banalità e trivialità, la musica di Mahler possiede un’estrema pregnanza ed è capace di evocare situazioni quasi tangibili.

Sull’aspetto drammatico punta l’interpretazione di Valerij Gergiev a capo della sua splendida orchestra di San Pietroburgo, lasciando in secondo piano gli aspetti più legati alle esecuzioni tradizionali: il direttore russo si allontana dalla severità analitica di un Boulez o dal rigore intellettuale di un Abbado, impegnato più di ogni altro a "svelare" la forma e a inserire Mahler nel contesto della tradizione della musica da Beethoven alla Scuola musicale di Vienna. L’esecuzione della Totenfeier di Gergiev appare estremamente serrata, rapida e tesa a non far cadere mai la concentrazione sul "dramma" della seconda sinfonia: i temi si dipanano come se facessero parte di un intreccio drammatico vero e proprio. Grande rilievo viene data alla melodia, soprattutto quando è affidata a flauti, oboi, clarinetti e corni inglesi: nelle mani di questa orchestra i temi acquistano un carattere molto dolente che ricorda a tratti le intense melodie dei compositori russi. E grande rilievo viene dato anche alle pause, un espediente che, se usato sapientemente, crea un forte aumento di tensione ed una scansione dei tempi del "racconto".

Il Ländler del secondo movimento viene affidato completamente alla forza struggente del suo tema principale: gli archi di San Pietroburgo sfoderano tutta la loro abilità tipicamente russa nell’abbandonarsi alla melodia. Gli fa da contrasto il terzo tempo in cui Gergiev e i suoi ci fanno sentire proprio tutto, in uno sfoggio di vero virtuosismo orchestrale, puntando sulle caratteristiche grottesche di questo movimento, ricavato dal Lied Des Antonius von Padua Fischpredigt.

Impressiona la potente voce del contralto Olga Borodina nel quarto movimento, il Lied Urlicht che qui ed all’interno del Wunderhorn rappresenta un anelito di speranza di salvezza dell’uomo. Il contralto russo si inserisce nella visione complessiva di Gergiev per quanto riguarda il carattere incisivo, ma, a causa di una certa fissità nella voce, la sua interpretazione appare alquanto fredda e distaccata.

Il gigantesco ultimo tempo, in cui si scatenano e finalmente riemergono tutte le angosce che erano state solamente sospese nei tempi centrali, mette a dura prova direttori ed orchestre, non tanto per ciò che riguarda la correttezza dell’esecuzione, quanto per la difficoltà di dare all’intero brano l’idea di unitarietà. Chi scrive ha avvertito un allentamento della tensione drammatica soprattutto a causa di una prestazione poco convincente del coro che, nonostante un’indubbia potenza, non è riuscito a trovare il giusto equilibrio tra le voci maschili e quelle femminili, risultando queste ultime decisamente sopraffatte dalle prime.

Quest’ultima lieve incrinatura non ha alterato negativamente la sostanza dell’interpretazione data da Gergiev che ha potuto così raccogliere, al termine della serata, il meritato successo per una esecuzione la cui capacità di coinvolgimento ci ha restituito un’originale e plausibile lettura della composizione mahleriana.

Gianfranco Marangoni

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