MAHLER
Sinfonia n.7

Gustav Mahler Jugendorchester
Claudio Abbado, direttore

Bolzano, Palazzo dello Sport

Fondare un’orchestra giovanile con il nome di Gustav Mahler vuol dire avere una precisa concezione della storia e del significato della musica da trasmettere ai giovani e soprattutto possedere una chiara idea sul rapporto di continuità fra presente passato e futuro che caratterizza la tradizione di ogni forma espressiva. Gustav Mahler è una figura problematica nella storia della musica: egli rappresenta l’anello di congiunzione tra due mondi essendo una personalità artistica che è riuscita ad utilizzare forme espressive moderne servendosi ancora dell’armonia tradizionale. La sua opera quindi si può considerare non tanto come il tentativo di salvare il mondo musicale del XVIII e XIX secolo, ma quello di costituire un’intersezione, un legame imprescindibile tra nuovo ed antico e di rendere esplicito e vivo tale legame. Sotto il segno di questa dialettica tra frattura e continuità sì è svolto presso il "Palazzo dello Sport" di Bolzano il 19 agosto scorso un concerto della Gustav Mahler Jugendorchester sotto la guida del suo fondatore: Claudio Abbado. Il programma prevedeva la Settima Sinfonia di Mahler.

Il concetto di "mondo", cui si è appena accennato, riveste grande centralità nell’opera mahleriana, non solo perché la sua concezione sinfonica è proiettata "all’edificazione di un intero mondo", ma anche perché ogni sua composizione si può considerare un universo, una "regione di senso" con la propria logica, i propri linguaggi, le proprie coerenze e, soprattutto, le proprie contraddizioni. È un sottile gioco di intrecci, in cui ogni sinfonia costituisce un piccolo cosmo a sé stante ed al contempo rimanda ad altre opere, all’evoluzione dell’intera poetica mahleriana e, più in generale, allo sviluppo di tutto il pensiero musicale mitteleuropeo. In questa fitta ragnatela di legami e di riflessi la Settima Sinfonia assume una connotazione molto particolare. Abbandonato, già con la Quinta, il tema legato a Des Knaben Wunderhorn che sostiene idealmente le prime sinfonie, la Sesta aveva rivolto lo sguardo al mondo degli schemi classici mostrandone l’inadeguatezza e la contraddittorietà. Proprio negli stessi anni in cui Gottlob Frege e Bertrand Russell mettevano in evidenza le antinomie della logica formale, Mahler rendeva palese che all’inizio del nostro secolo il linguaggio sinfonico, così come si era sviluppato da Haydn a Bruckner, non poteva più essere considerato il sistema espressivo privilegiato della musica assoluta. La Settima dovette raccogliere questa gravosa eredità e le fu affidato il compito di immergersi nuovamente nell’universo del Wunderhorn con lo sguardo che si era maturato attraverso lo spietato approdo cui aveva condotto la composizione precedente. Per questo essa riveste un ruolo molto particolare nel cammino mahleriano verso l’individuazione del suo ultimo linguaggio. La Settima nasce quindi dall’esigenza di conciliare elementi differenziati, presupposto presente in tutta la produzione del musicista boemo, che però in questa partitura si connota di sfumature singolari: terminata l’esperienza sulla forma classica e sulla "musica a programma", Mahler intraprenderà la ricerca di nuove strade espressive che verranno sviluppate compiutamente solo con la Nona Sinfonia e con Das Lied von der Erde e la cui eredità sarà raccolta dai compositori della la seconda scuola di Vienna.

Proprio questa tensione verso la ricerca è stata il cardine dell’interpretazione di Abbado, il cui stile interpretativo sembrava voler mascherare, come spesso accade, la sua personalità tra le maglie del testo: è forse proprio questo il motivo che rende le sue letture così incisive ed attuali. Egli infatti trasferisce nell’atto interpretativo le acquisizioni e gli stimoli estetici che provengono dalla produzione e dalle ricerche artistiche contemporanee; così, in questo caso, è riuscito a portare alla luce tutte le implicazioni moderne che, come abbiamo visto, sono insite nella Settima Sinfonia di Mahler. "Nascondersi nel testo" significa lasciarlo parlare, significa cioè lasciare emergere l’immanenza delle sue forme, senza con questo aderire ad una visione idealistica e oggettivista dell’opera musicale. Abbado mira all’autonomia della composizione, affidando al semplice utilizzo dei tempi, dei ritmi e delle dinamiche il compito di fornire unità e continuità al discorso musicale senza dover ricorre ad effetti esterni ed enfatici: fin dalle prime battute della Settima il direttore italiano è riuscito a creare un tessuto in grado di contenere, evidenziare e rendere chiari i contrasti contenuti nella partitura. Affinché l’interpretazione possa nascere e svilupparsi all’interno del testo è necessario che l’evolversi della sua logica costituisca un contesto preciso in grado di offrire alla concezione del direttore la possibilità di assumere la necessaria incisività. Solo così si crea quel legame tra tutti gli elementi che permette di dare senso ad ognuno di essi e proprio in questo continuo rimando tra il tutto e le parti hanno trovato spazio le fratture che costituiscono il nodo centrale di questa sinfonia: la dialettica tra elementi eterogenei è stato il fulcro dell’interpretazione di Abbado che ha così potuto porre l’accento sugli aspetti più problematici della composizione. Questa unitarietà del tessuto orchestrale ha fornito fluidità al discorso che, soprattutto in alcuni momenti della prima Nachtmusik e dello Scherzo, sembrava essere dotata di una propria autonomia, come se lo scorrere della musica trovasse al suo interno il "motore" da cui trarre energia.

Tale scorrevolezza trasmetteva ai giovani componenti della Gustav Mahler Jugendorchester il giusto spirito con cui avvicinarsi anche ad opere così complesse: anche il pubblico percepiva l’entusiasmo e nello stesso tempo la serietà e la dedizione con cui i giovani esecutori assimilavano e partecipavano alla lettura di Abbado. Il loro affiatamento ha consentito al direttore di lavorare su ogni più piccolo frammento della partitura per mettere in risalto, a tratti anche in modo esasperato, continuità e contrasti tra timbri, ritmi e dinamiche. Assai suggestivo è stato, ad esempio, l’attacco della prima Nachtmusik, in cui Abbado ha posto fuori scena il corno al quale è affidata la risposta alla frase iniziale, là dove Mahler indica semplicemente l’uso della sordina. Questa attenzione alla disposizione spaziale, è solo un esempio dell’impegno di Abbado nell’attualizzare il testo del compositore boemo, sicché l’aggettivo "suggestivo", da noi usato in precedenza, acquista così la ben più pregnante accezione di "significativo": le strategie interpretative che il direttore utilizza non mirano a creare un effetto effimero nell’ascoltatore, ma rientrano in un progetto complessivo che investe l’intera esecuzione ed addirittura l’intero contesto in cui essa "accade". Se da una parte la volontà di Abbado è volta a rintracciare nella composizione una dialettica tra il tutto e le parti, dall’altra il medesimo sforzo si può rintracciare nel tentativo di fornire coerenza all’intera interpretazione. Tuttavia non si deve credere che questa tipologia di approccio cada in un ermetismo incomprensibile al pubblico, anzi proprio per la sua modernità e per il suo uso della tecnica orchestrale volto a fare parlare e quasi "cantare" le forme dell’opera, questa interpretazione ha trovato una rinnovata poesia, frutto di un linguaggio più autentico.

Stefania Navacchia

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