Festival d’Automne a Paris
GOEBBELS
Eislermaterial (Concerto scenico, 1998)

Messa in scena e musica: Heiner Goebbels
Scenografia e luci: Jean Kalman
Ensemble Modern
Josef Bierbichler: voce

Parigi, Odéon-Théâtre de l’Europe

Heiner Goebbels è uno dei pochi compositori che ha saputo attraversare i più diversi generi musicali, dal rock d’avanguardia, al jazz, fino alla musica classica contemporanea. Ha costituito insieme all’ex-Henry Cow, Chris Cutler (il più geniale percussionista di derivazione rock), e al controverso ma originale cantante Christoph Anders (di stile pressoché punk), uno dei gruppi rock più colti e sovversivi degli anni ottanta: i Cassiber. Spesso ha fatto parte del gruppo anche Alfred Harth, ottimo sassofonista, con il quale Goebbels ha tenuto degli splendidi concerti, avvicinandosi al repertorio Eisler/Weill anche con la complicità di un’altra ex-Henry Cow, Dagmar Krause, dalla grazia e dal timbro vocale inimitabile. Come esecutore, Goebbels non ha mai fornito delle prove straordinarie, rimanendo insolitamente parco nei virtuosismi, lui che è sempre stato la "mente" dei progetti che hanno attraversato la sua carriera.

Da un musicista ormai nella piena maturità e con delle esperienze passate così ricche, è legittimo aspettarsi molto nel momento in cui decide di passare nel terreno del teatro musicale o comunque di pensarsi all’interno della musica contemporanea tout court. Il successo non gli manca certo, ma i risultati di questo nuovo lavoro Eislermaterial ci sono parsi davvero molto insoddisfacenti. In primo luogo dal punto di vista musicale, visto che all’eccessiva insistenza su un paio di canzoni filo-eisleriane si contrapponevano momenti di indeterminazione tra il free jazz e stilemi avanguardistici anni cinquanta, presentati però come fossero dei puri cliché; di fatto, da sovversioni della "buona norma" della canzone eisleriana, queste fratture del discorso musicale divenivano episodici segnali del fatto che Goebbels sa fare ben altre cose che abbandonarsi a voraci consumi di suasiva tonalità (ma del resto anche nei Cassiber, le insistenze melodiche non mancavano certo). Goebbels affaccia solo la bandiera dell’anticonformismo e dell’anti-intellettualismo, ma rimane entro delle maglie del discorso musicale troppo asfittiche e mai realmente originali. Siamo lontani dai risultati discutibili, ma molto più stimolanti di Uri Caine sulle musiche di Mahler. Ma siamo lontani anche dei livelli di chi a suo tempo è rimasto entro i confini dell’art rock ma con una vena compositivi ben maggiore (da Zappa agli Henry Cow). In ogni caso il fatto più rilevante è che Goebbels non è riuscito a restituirci nemmano lo spirito della musica Eisleriana e dell’atmosfera brechtiana. Questa idea di concerto scenico si riduce a ben poca cosa (lo spazio scenico totalmente nero e i musicisti disposti su tre lati di un quadrato, seduto una lunga panca) e la trovata di far cantare in alcuni tratti i musicisti non è sufficiente per far parlare di ruolo scenico. Il fatto che l’attore-cantante Bierbichler sia rimasto tutto il tempo in secondo piano, seduto e piegato sullo spartito, ha azzerato l’implicito scenico-drammaturgico delle composizioni di Eisler/Brecht. Questo lavoro minimale, sottrattivo, estetico-nichilista (tanto che lo avrebbe potuto firmare Jean-Marie Straub, forse) nella messa in scena, ha trasformato lo "spettacolo" a una normale esecuzione, dove anche il gesto, visto la disposizione degli strumentisti, veniva quasi meno. Il fatto poi che la musica si fermasse un paio di volte per farci sentire un po’ di dichiarazioni opportunamente montate di Eisler (alcune molto divertenti), non faceva che sottolineare la mancata compenetrazione di questo materiale con il tessuto musicale.

Il concerto si riduce a poco più di un’ora di non spettacolo e scorre via velocemente, senza infastidire nessuno; in fondo per la sua semplicità ha finito per essere apprezzato e rimane per alcuni la sensazione di aver infranto qualche presunto tabù della buona norma del classical concert; il pubblico ha infatti applaudito con una certa calorisità e non si sono registrati aperti dissensi.

Goebbels è una vita che lavora su Eisler, a cominciare dalla sua tesi in sociologia dell’arte. L’idea di mettere un attore a cantare dei lieder di Eisler, proviene dal fatto che esiste una registazione con lo stesso compositore che li accennava. Ma poi perché ridurre tutto a delle buone idee di partenza? Goebbels con la sua musica intertestualmente riferita a quella eisleriana avrebbe potuto cercare di sondare quale forma di vita (in senso wittgensteniano), quale sistema di valori sono trasferibili, già trasferiti o negati nel presente. Avrebbe potuto cercare dei confronti tra le opere di Eisler e la forma-canzone contemporanea. Avrebbe potuto rappresentare scenicamente la pubblica ricezione delle opere di Eisler, opponendo paradigmadicamente le ricezioni di un tempo con quelle presenti. Avrebbe potuto pensare il suo intervento come infinita variazione di un materiale originario, denunciare la metastasi dei saccheggi culturali, costruire una bandiera della plundermusic. Poteva disegnare un teatro della storia (tipo diapositive proiettate alla Syberberg) con recitante e accompagnamento pseudoeisleriano. Si è limitato invece a un’esposizione di materiale con qualche "tocco d’artista", ma da Goebbels ci aspettiamo, per la stima che ne abbiamo, ben di più che un omaggio parsimonioso ad Eisler.

Sull’esecuzione dell’Ensemble Modern, vale sottolineare il perfetto affiatamento e la naturalezza con cui si abbandonano a queste incursioni, escursioni, giorni di vacanza spensierati, cantando persino...

Pierluigi Basso Fossali

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