EOTVOS: Shadows
BOULEZ: Messagesquisse
SCHOENBERG: Ode a Napoleone Bonaparte op.41
Serenata op. 24

D. Pittman-Jennings, baritono
S. Cherrier, flauto
A. Damiens, clarinetto in La
J-G. Queyras: violoncello
Ensemble de violoncelles de Paris
Ensemble Intercontemporain
P. Boulez, dir.

Parigi, CitÚ de la Musique

Pierre Boulez Ŕ da cinquant'anni una delle figure preminenti della musica francese, uno dei migliori direttori d'orchestra viventi, e un compositore di centrale importanza nello sviluppo linguistico della musica del Novecento. Seguire un concerto alla CitÚ de la Musique dell'Ensemble Intercontemporain Ŕ avere di fronte il distillato della lunga carriera di questo maestro, cosa che appare a livello macroscopico e figurativo nella bellezza della sala dei Concerti della CitÚ e nella disposizione geometrica degli strumentisti, e a livello microscopico e plastico nei gesti, parchi, concisi e sublimemente antiretorici del direttore. Gesti che sembrano dover solo trattenere, con piccole correzioni, su una strada familiare e sicura una "macchina" artistica che si muove con leggerezza, ma anche con il giusto piglio e la dovuta energia: tutto, per il resto andrÓ da sÚ. In un gesto, cinquant'anni di cammino, di perfezionamento, di soliditÓ poetica e di ricerca. In un gesto la consapevolezza, della propria posizione, del proprio ruolo. Il fatto che quel gesto, che sfiora ormai l'invisibilitÓ della tacita comprensione tra sÚ e i musicisti, non sia affatto esaltato da suggestione, ma sia il cristallo visibile di un'arte della concentrazione, Ŕ che esso Ŕ formante che si trasmette alla materia musicale, come dominio preciso e scintillante dell'esecuzione. Dopo anni che ascoltiamo l'Ensemble Intercontemporain, non stupisce sentire una qualitÓ straordinaria del suono, di cesure ritmiche, di modulazioni dell'intensitÓ, di ricercatezza timbrica, che trova pochi eguali nel mondo musicale. Rimane per˛ il piacere del rinnovamento dell'esperienza acustica, nel senso pieno del termine, soprattutto nel brano di apertura della serata: Shadows (1995) per flauto, clarinetto e ensemble di Peter E÷tv÷s. Malgrado non fosse scritto nelle note del concerto, il brano di E÷tv÷s ha previsto l'amplificazione dei due strumenti solisti e di parte delle percussioni, che hanno un ruolo davvero centrale e originale nel pezzo. L'amplificazione ha consentito: 1) il raggiungimento di un suono eterodirezionale che metteva lo spettatore al centro dell'evento sonoro; 2) un'opposizione chiara tra flauto e clarinetto, rispettivamente a destra e a sinistra dello spazio acustico disegnato; 3) l'inversione di un rapporto di forze tra figurazioni dei solisti e le "ombre" rese plasticamente dai legni e dagli ottoni dell'ensemble (realizzando in pratica l'obiettivo estetico esplicitato fin dal titolo del brano). A ci˛ si aggiunga la presenza, davvero straniante in alcuni casi, delle percussioni: immaginate di stare disegnando, con dei colori ad olio, e di improvvisamente decidere di irrompere con dei brevi tratti di colori a cera, fortemente acrilici. Questa eteromatericitÓ percorreva in lungo e in largo il brano di E÷tv÷s, apportando una serie di contrasti "sghembi", timbricamente dissonanti: tra le ombre, si infilano insomma presenze d'altri regni. Ne risulta, alla percezione, una esplorazione di una sintassi che mette il gusto in crisi, che rimastica in bocca per sentire se il palato pu˛ infine apprezzare, aderire ad altre cucine. Insomma, ne scaturisce l'importanza estetica del lavoro di E÷tv÷s che, come tutte le opere importanti, cerca di mettere in variazione la nostra sensibilitÓ e non soltanto di appagarla. L'esecuzione Ŕ stata a dir poco sontuosa e precisa, cosa che per˛ ha messo anche in luce alcune debolezze del brano di E÷tv÷s, dato che nell'esplorazione timbrica e acustica, ha forse dato troppo peso a figurazioni ornamentali, facendo perdere al brano la possibilitÓ di avere un incedere di lucido e consequenziale nitore. E÷tv÷s (nato in Ungheria nel 1944, in una localitÓ dal nome talmente impronunciabile, da fare sembrare il suo cognome una banale grafia: SzÚkelyudvarhely) ha dietro di sŔ una carriera che sembra accogliere un percorso bouleziano di stretta compresenza e comunicazione tra lavoro di direzione orchestrale e di composizione; principalmente conosciuto come ottimo direttore (Ŕ stato anche direttore musicale dell'Ensemble Intercontemporain), col passare degli anni E÷tv÷s sta dimostrando un alto livello qualitativo anche nella scrittura, come ha dimostrato la recente opera Three Sisters. Per l'Ungheria, sta tra l'altro facendo grandi cose, ravvivando la vita musicale del suo paese che conta una fantastica tradizione. Personaggi come Boulez o come E÷tv÷s, sono le figure che mancano al panorama italiano: la morte prematura di Maderna ha lasciato un vuoto incolmato. Del resto sono le stesse istituzioni italiane ad essere miopi, e c'Ŕ da chiedersi se la CitÚ de la Musique o l'IRCAM avrebbero mai potuto nascere nel nostro paese.

Lo stesso E÷tv÷s, nelle note a Shadows, rimanda a rapporti tra solisti e ensemble simili a quelli esplorati da Boulez in Messagesquisse (1976) per violoncello solo e sei violoncelli. Ci troviamo di fronte a un brano apparentemente minore del compositore francese, uno dei pochi che non Ŕ germinato in progress, ma che Ŕ rimasto confinato agli otto minuti originali. In realtÓ, il brano ha una forte carica espressiva, dominata da una marcata differenziazione degli accenti: a momenti solistici e di intimistica introspezione del disegno musicale, si contrappongono delle ventate, anche se mai scomposte, di energia febbrile. Pare di assistere a un leader di opinione che cerca di suscitare negli animi dei suoi compagni una forza ideale, una concentrazione vitale e battagliera, alternando momenti di lirica riflessione sulle motivazioni dell'agire, ad altri di diretto incitamento all'azione; e i compagni accumulano tensione, a volte continuano e ripetono le frasi della propria guida, infine prorompono in apodittici slogan corali o in canti accalorati di sommossa.

A chiudere la prima e la seconda parte del programma erano posti due vasti e celebri lavori di Arnold Sch÷nberg, a cui la serata era dedicata, all'interno di una serie di concerti incentrati sul rapporto musica / testo. Un rapporto che come tutti sappiamo, forse nessuno come il maestro viennese ha saputo indagare, moltiplicandone gli approcci e gli equilibri. In questa ricerca cruciale Ŕ l'arrivo dell'Ode a Napoleone Bonaparte, op. 41, sulla cui serie Luigi Nono, otto anni pi¨ tardi, trasse il suo grandissimo esordio ufficiale nella composizione con le magnifiche Variazioni canoniche. L'Ode Ŕ uno dei massimi raggiungimenti dell'equilibrio tra voce recitante e strumenti; viene mantenuta intatta la perfetta e lapidaria lettura del testo di Byron e nel contempo la voce di baritono interseca continuamente il piano musicale, ora in fasi di perfetta aderenza, ora in momenti di pieno contrasto. Il difficile ruolo vocale Ŕ stato reso straordinariamente bene da David Pittman-Jennings, mentre sugli equilibri di intensitÓ questa volta dobbiamo rilevare una certa, forse eccessiva, "sudditanza" del quartetto d'archi (tenendo conto che sono giunti a sostituire l'orchestra, che invece era prevista nell'originaria partitura), e comunque Ŕ stata preponderante una tendenza a smussare la contrastivitÓ tra parti acide e liriche.

Infine, vi Ŕ stata l'esecuzione formidabile della Serenata op. 24, che nella sua straripante bellezza, data dall'accordo di motivi popolari e di strutture proto-seriali, non ha bisogno di ulteriori commenti. Basti solo ricordare che la presenza del quarto movimento, in cui si aggiunge al gruppo strumentale una voce di baritono a cantare un sonetto di Petrarca, giustificava appieno la sua presenza nel programma della serata teso ad indagare i rapporti tra musica e testo. Nell'esecuzione scintillante dell'Ensemble Intercontemporain, sconvolgente nel riuscire a dipanare ogni pi¨ nascosta qualitÓ timbrica, ritmica e armonica dell'opera, Ŕ rimasto solo il desiderio, consapevole del proprio destino all'insoddisfazione, di poter chiedere, finito il programma, spettatore per spettatore, l'esecuzione "perfetta" di un brano amato, personale serenata conclusiva a una serata di grande musica. E vista la distanza di una sola settimana dal concerto di Nono alla CitÚ della Musique, avremmo domandato un brano del maestro veneziano che davvero raramente viene ospitato nei programmi bouleziani.

Pierluigi Basso Fossali

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