BOLOGNA FESTIVAL
L'essenza del dolore
Musiche di Carlo Gesualdo, Luzzasco Luzzaschi
Pomponio Nenna, Luca Marenzio, Jean de Maque

LA VENEXIANA
Rossana Bertini, soprano
Claudio Cavina, contralto
Giuseppe Maletto, tenore
Sandro Naglia, tenore
Daniele Carnovich, basso

Bologna, S. Giorgio in Poggiale

Nell’ambito della rassegna "Il nuovo. L’antico" che Bologna Festival tiene nell'intimo spazio della chiesa di S. Giorgio in Poggiale, l’ensemble vocale La Venexiana ha proposto un programma a tema dal titolo "L’essenza del dolore". Incentrato principalmente sulla figura di Gesualdo da Venosa, il concerto coinvolgeva anche altri musicisti della cosiddetta "scuola cromatica" che ebbe come suo centro principale la città di Ferrara.

E' consuetudine di questo ensemble introdurre i brani con commenti e aneddoti sulla vita del compositore sugli aspetti sociali del tempo creando un'atmosfera quasi colloquiale che risponde alla necessita di divulgare un repertorio che è ancora ostico per la maggior parte del pubblico. In questo modo anche coloro che non conoscono il madrigale vengono così catturati dal fascino di questo genere musicale che il nostro orecchio può percepire solo grazie ad una attenta valutazione del testo e della cultura dell'epoca.

Oltre all'aspetto più puramente rappresentativo del dolore, in questa serata La Venexiana ha saputo rendere evidente la natura delle relazioni esistenti tra i musicisti e la sottile trama di sfumature retoriche che essi sapevano riversare in un madrigale. In particolare le due diverse versioni di Mercé grido piangendo, rispettivamente di Gesualdo e Pomponio Nenna hanno messo in luce la rivalità ad anche il diverso approccio al testo dei due compositori: dove il primo tende alla resa delle asprezze presenti nelle parole, il secondo si rivolge alla ricerca di un maggiore equilibrio delle parti vocali.

Anche il diverso uso del cromatismo è stato evidenziato dal confronto di Itene o miei sospiri di Gesualdo e Itene, mie querele di Luzzasco Luzzaschi, dove si può osservare il modo in cui il testo veniva manipolato per esigenze musicali ed espressive.

Al termine del programma la Venexiana ha inoltre proposto La mia doglia s'avanza, uno splendido madrigale di Jean de Maque, musicista che rappresenta la punta estrema del genere madrigalistico sia sotto il profilo storico, sia sotto il profilo compositivo, dal momento che qui i cromatismi raggiungono una complessità che lascia meravigliati per arditezza tecnica e intento speculativo.

L’ensemble vocale La Venexiana, è una formazione tutta italiana che è già affermata a livello internazionale, forse più ancora che nel nostro paese, come interprete più che autorevole della musica vocale rinascimentale. Sappiamo bene che per decenni il repertorio rinascimentale è stato frequentato e riscoperto ovunque fuorché in Italia, soprattutto ad opera di piccoli ensemble. Il repertorio ci è giunto così attraverso le voci di inglesi, belgi, francesi, tedeschi, olandesi, spagnoli, forti di una lunga tradizione nel canto polifonico e di una ricerca musicologica che non disdegna di "sporcarsi le mani" con la prassi esecutiva. I capisaldi della letteratura musicale rinascimentale compaiono nelle nostre discoteche mediati attraverso l’opera approfondita e costante di gruppi prevalentemente stranieri, che ci hanno consegnato lavori organici ammirevoli soprattutto dal punto di vista musicale.

Il lavoro di un gruppo italiano come La Venexiana ci permette di aprire nuove prospettive sulla relazione tra lingua e musica scritta. Abituati ad ascoltare i testi italiani mediati attraverso pronunce straniere più o meno curate, avevamo perso di vista la centralità del testo nel madrigale. Lo stile esecutivo adottato dalla Venexiana è quello di esaltare la "sprezzatura", termine con il quale si indica un'ampia libertà di trattamento del ritmo in funzione della parola. Il risultato ottenuto dall'adozione sistematica di questa prassi è quello di rendere evidente il significato del testo e far risaltare contrasti e dissonanze. Soprattutto nei madrigali di Gesualdo, La Venexiana riesce a far emergere quei contrasti tipici che scaturiscono dalla contrapposizione di sentimenti contrastanti.

Pare strano accorgersi di colpo che un certo repertorio, se affrontato da chi ne è depositario per radici culturali e lingua, si illumina di infinite nuove sfumature e significati. E può sembrare ingrato, o provinciale, rimettere in discussione il lavoro che tanti musicisti stranieri hanno compiuto con amore e dedizione su opere che sono di tutti, ma il problema è, putroppo, solo italiano: C'è dunque da rallegrarsi che dei musicisti seri e di talento come i componenti della Venexiana abbiano iniziato a risolverlo, e a dimostrare che anche in Italia si può iniziare una tradizione di canto polifonico rinascimentale.

Postilla

Chi crede che i luoghi conservino gli spiriti del passato e ce li trasmettano attraverso le loro pietre e le loro immagini avrebbe assistito con entusiasmo anche al raffinatissimo concerto offerto dal Comune di Codigoro a conclusione della rassegna Musica Pomposa 2003, all’interno dell’Abbazia. In una piccola aula che si affaccia sul cortile interno del complesso abbaziale l’Ensemble vocale La Venexiana ha proposto anche qui un programma basato sugli autori che operarono a Ferrara o che ebbero influenze decisive sulla musica di corte ferrarese.

In particolare l’esecuzione di un lungo madrigale di Giaches de Wert su testo di Torquato Tasso (Qual musico gentil) ci ha convinto che nessun’altra interpretazione era possibile tanto la cadenza della lingua, l’espressione, il suono, il ritmo, lo swing delle ottave della Gerusalemme Liberata suonavano leggeri, liberi, naturalmente perfetti. Così è stata sconvolgente l’interpretazione data al breve madrigale di Monteverdi Si ch’io vorrei morire, tratto dal Quarto Libro dei madrigali a cinque voci, in cui deliberatamente viene accentuato il contenuto fortemente erotico del testo, esasperando al limite la scrittura musicale con code, crescendo e diminuendo al limite dell’esaurimento del suono.

Daniela Goldoni

Gianfranco Marangoni

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