BACH Johann Sebastian
Messa in si minore BWV 232

The Monteverdi Choir
The English Baroque Soloists
John Eliot Gardiner, direttore

Ferrara, Teatro Comunale

Affrontare una partitura complessa come la Messa in si minore di Johann Sebastian Bach costituisce un grosso impegno, non solo esecutivo, ma anche di ascolto. Questa è stata la percezione del pubblico del Teatro Comunale di Ferrara durante l’interpretazione che ne hanno fornito The Monteverdi Choir e The English Baroque Soloists diretti da John Eliot Gardiner.

Si è potuto constatare la vasta articolazione e anche la natura multiforme di questa pagina che, come è noto, è una Messa con il testo dell’Ordinarium cattolico scritta da un compositore che ha fatto della musica luterana uno dei nuclei principali della sua produzione. Proprio questa dialettica è stata al centro della esecuzione di Gardiner puntata soprattutto sulla magistrale interpretazione de The Monteverdi Choir. La scelta di affidare anche le parti solistiche ad elementi del coro ha reso duetti e arie più opache (come si poteva ascoltare nel "Christe eleison" o nel "Qui sedes ad dextram Patris"); tuttavia essa è parsa rientrare in un progetto unitario che voleva evidenziare l’importanza dell’insieme nella costruzione della messa. Da questo punto di vista il direttore inglese sembra privilegiare una concezione luterana che attribuisce maggiore importanza all’assemblea. D’altra parte proprio la coralità ha permesso a Gardiner di fornire una visione più conciliante, meno drammatica del testo bachiano. Il maggiore pathos si è avvertito in parti come il "Gloria in excelsis Deo" ed il "Dona nobis pacem" cioè in quelle sezioni, maggiormente aderenti alla visione cattolica che pone l’accento più sulla resurrezione che sulla morte di Cristo. La compresenza di elementi cattolici e luterani in questa interpretazione non deve essere considerata una contraddizione; al contrario essa ha fornito una possibile risposta ai tanti interrogativi che da sempre gli studiosi si sono posti sulla Messa in si minore. Si tratta di una risposta alimentata dalla ricerca più recente che vede l’opera come una lettura di un testo che va oltre una specifica confessione. Proprio attraverso la complessità e l’apparente contraddittorietà è emerso il carattere ecumenico della composizione ed una religiosità non legata le singole fedi.

Per quanto riguarda l’aspetto puramente esecutivo, come si è accennato, sono emerse le qualità de The Monteverdi Choir: in particolare vanno ricordate la morbidezza delle entrate dei bassi. I fiati de The English Baroque Soloists non hanno nascosto la difficoltà di accompagnare arie, come "Et in Spiritum Sanctum", con strumenti originali, ma hanno messo in evidenza come l’Aufführungspraxis conduca l’ascoltatore ad attribuire maggiore attenzione non alla bellezza del suono ed agli aspetti tecnici, ma all’interpretazione.

Merito ancora una volta a Ferrara Musica che non punta solo sul nome di Claudio Abbado; il direttore italiano è inserito in un progetto di rinnovamento della programmazione che vede come primo obiettivo l’abbandono di una prospettiva fondata sul culto della personalità dell’esecutore per l’adozione di una cultura basata sull’ascolto. Si tratta di un ascolto che, come nel casa della Messa in si minore dell’altra sera, richiede maggiore impegno, ma che certo arricchisce le coscienze e consente al gusto di evolversi.

Stefania Navacchia

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