La Biennale di Venezia
49° festival internazionale di musica contemporanea
Luigi Nono, Y entonces comprendió

Vokalensemble Netzwerk Musik Saar
W. Nakaso, D. Brandt, N. Grundke, soprani
M. Möckl, M. Ledig, F. Erdmann, voci
S. Litwin, direttore
A. Vidolin, regia del suono

Venezia, Teatro Malibran, 28 settembre 2005

Il 49° festival internazionale di musica contemporanea della Biennale Musica di Venezia ha aperto nel segno della continuità con il passato, riproponendo Y Entonces comprendió di Luigi Nono, cantata senza scena per voci e nastro magnetico scritta tra il 1969 ed il 1970 e non più eseguita da ventotto anni. Questa nuova esecuzione ha visto come protagonista il Vokalensemble Netzwerk Musik Saar composto da allieve (tre attrici e tre soprani) del Conservatorio di Saarbrüchen; la direzione era affidata a Stefan Litwin; Alvise Vidolin ha curato la regia del suono.

L’opera ruota attorno al tema della rivoluzione cubana ed è dedicata "a Ernesto ‘Che’ Guevara y a todos los compañeros de las Sierras Maestras del mundo". Il testo è formato da poesie di Carlos Franqui che Nono ha integrato con materiali di strada del ’68 parigino già contenuti in Non consumiamo Marx, con estratti di una manifestazione di studenti ed operai contro la Biennale del ’68, con frammenti del messaggio di ‘Che’ Guevara alla Tricontinetal e della sua ultima lettera a Fidel, letta dallo stesso Castro.

Il lungo silenzio di questo brano è stato dovuto alla particolare prassi compositiva di Nono che non sempre giungeva a redigere una partitura delle sue opere: un’idea originaria guidava una serie di improvvisazioni che egli compiva con gli interpreti. È necessario tuttavia chiarire che per Nono l’improvvisazione aveva un ruolo solo all’interno del processo creativo che conduceva in ogni caso ad un’opera definita, in un’ottica assai lontana da quella delle performance. Questa fase preparatoria era spesso affidata alla memoria ed agli appunti degli esecutori e documentata dagli schizzi del compositore. Si tratta di materiale molto preciso e dettagliato, che nel caso di Y Entonces comprendió, ha consentito a Marinella Ramazzotti di mettere a punto la partitura ed a Nicola Buso di curare il restauro dell’ultimo nastro da concerto preparato dallo stesso Nono. Questa ricostruzione ha consentito la realizzazione di questo concerto.

Si è potuto ritrovare nelle giovani interpreti quello stesso spirito di ricerca di coloro che, all’epoca delle prima esecuzione, collaborarono con l’autore. Così Litwin ha avuto a disposizione tre soprani e tre attrici del Conservatorio di Saarbrüchen con voci ancora flessibili ed aperte alla sperimentazione. Inoltre il direttore ha reso in modo efficace l’estrema drammaticità del brano, come ad esempio nel secondo episodio, El muro-fusiliamiento, che esprime l’orrore delle fucilazioni che avvenivano durante la dittatura di Batista. Anche la sintonia tra direzione e regia del suono ha evidenziato la dialettica tra suoni dal vivo e suoni su nastro che caratterizza le composizioni noniane di quel periodo, in cui si rispecchia il rapporto tra individuo e società. Da questa contrapposizione nasce una storia, non intesa come racconto di eventi ma di situazioni, che, nel caso di Y Entonces comprendió, conducono a comprendere la necessità della scelta rivoluzionaria (da qui il titolo "E allora comprese"). È un cammino di ricerca, che passa attraverso l’orrore, il dolore, la riflessione e che sfocia nella rivolta dell’ultimo episodio. È un cammino che tuttavia non si ferma, ma pone sempre in discussione se stesso. Così l’opera termina con un canone politestuale in cui le parole di Franqui passano da una voce all’altra, fino a tornare al punto di partenza: la rivoluzione non viene vista come arrivo, ma come aspetto di un processo. Si nota quindi come Y Entonces comprendió abbia una drammaturgia del tutto acustica, ottenuta anche attraverso l’elettronica: la spazializzazione dei suoi contenuti nel nastro crea una vera e propria scenografia sonora che circonda il pubblico. Così la forza della regia di Vidolin ha permesso agli spettatori di essere molto coinvolti.

Questa recensione è stata favorita dalla presenza dei sopratitoli e dalla presentazione di Marinella Ramazzotti, che ha parlato della genesi dell’opera e dei problemi della sua ricostruzione. Questo "contorno" con cui La Biennale musica ha presentato l’opera è una validissima strategia per la divulgazione della musica contemporanea; una divulgazione che deve partire da quelli che ormai si possono considerare "classici" per scoprirne prima di tutto l’attualità. Il grande successo della serata ne è stata la dimostrazione.

Stefania Navacchia

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