ARNOLD SCHOENBERG
Drei Klavierstücke op. 11
Sechs kleine Klavierstücke op.19
ALBAN BERG
Vier Stücke op.5
LUIGI NONO
...sofferte onde serene...
A floresta é jovem e cheja de vida

Schlagquartett Köln
A. Damiens clar.
B. Hannigan sop.
E. Vicini voce
K. Bove voce
J. Templeur voce
B. Furrer dir.
M. Pollini pf.
A. Richard regia del suono

Bologna, Teatro Manzoni, 6 febbraio 2006

Nell’ambito della stagione cameristica di Musica Insieme, Maurizio Pollini al Teatro Manzoni di Bologna, ha presentato un concerto incentrato su Luigi Nono e sul rapporto tra il compositore veneziano e la tradizione dei Maestri viennesi. L’iniziativa è parte di un percorso itinerante, una nuova formula che il pianista ha voluto dare ai suoi "progetti". Ricordiamo infatti che, da diversi anni, il "Progetto Pollini" ha scelto di volta in volta una città dove nel giro di qualche settimana riuniva vari esecutori in una serie di concerti, i cui programmi spaziavano dalla musica rinascimentale a quella contemporanea: fra le sedi di queste iniziative ricordiamo Salisburgo, Roma e New York. In questa occasione Pollini ha mantenuto l’idea di collaborare con altri musicisti nelle vesti di promotore e non unico protagonista della serata; ma ha abbandonato la ‘logica residenziale’ per portare in tournée un unico concerto. Il programma si è aperto coi Drei Klavierstücke op. 11, i Sechs kleine Klavierstücke op. 19 di Arnold Schönberg ed i Vier Stücke op. 5 per clarinetto e pianoforte di Alban Berg eseguiti con Alain Damiens. Si è poi passati a Nono di cui è stato eseguito . ..sofferte onde serene... per pianoforte e nastro magnetico e, nella seconda parte, A floresta é jovem e cheja de vida per soprano, voci recitanti, clarinetto, lastre di rame e nastro magnetico. L’interpretazione del secondo brano ha visto una compresenza di due interpreti storiche, le attrici Elena Vicini e Kadigia Bove, e nuove generazioni di esecutori, quali il noto clarinettista Damiens, il quartetto di percussioni Schlagquartett Köln, il soprano Barbara Hannigan e la voce recitante maschile Joel Templeur. La direzione era affidata a Beat Furrer; André Richard ha curato la regia del suono di entrambi brani di Nono.

Pollini propone una rilettura della contemporaneità, anche vista nel suo rapporto di continuità con la musica del passato, offrendo un enorme contributo al dibattito sulla prassi esecutiva delle opere di Nono: questa sembra essere stata la provocazione di Pollini al pubblico di Bologna. L’interpretazione del Novecento storico viene riletta a partire dall’esperienza dell’ultimo Nono sulle dimensioni dello spazio nella musica; ne risulta un gioco di risonanze ottenuto con il pedale. L’assoluto controllo del suono porta in primo piano l’interesse di Schönberg per il rapporto tra scrittura, colore e spazio. Tra il visionario e lo strutturale, tra armonici riverberanti e struttura nascosta – Grundgestalt – sono risultati i Drei Klavirestücke op. 11. Lo stile aforistico dei Sechs kleine Klavierstücke op. 19 è stato potenziato dall’interpretazione del pianista milanese che dall’estrema contrazione del linguaggio fa emergere l’angoscia per una realtà sempre meno esprimibile. Più dolci sono apparsi Vier Stücke op. 5 di Berg: la raffinata capacità tecnica ed espressiva di Damiens si è amalgamata bene con quella di Pollini che ha saputo creare un tessuto sonoro per il clarinetto. Damiens ha dimostrato una grande capacità di variare dinamiche e qualità del suono.

La necessità di attualizzare porta interpreti come Pollini a non fermare il proprio cammino di ricerca: anche per chi è più abituato alla musica di Nono, l’esecuzione di …sofferte onde serene… è apparsa ‘ricreata’. Composta nel 1976, l’opera è un dialogo tra il pianoforte dal vivo e se stesso registrato sul nastro magnetico e nacque dall’interazione tra il compositore e lo stesso Pollini. Invece dei quattro diffusori previsti dalla partitura – due in corrispondenza del pianoforte e due all’estremità dello strumento – Richard ne ha utilizzato solo uno collocandolo in modo che il suono si infrangesse sul coperchio e le vibrazioni della tavola armonica venissero modulate dal pedale. Questa sorta di ‘live electronics’ – di assoluta continuità tra il suono dal vivo e quello elettronico – ha permesso al materiale registrato di riacquistare quelle dimensioni naturali e spaziali, che ha avuto tanta importanza nella poetica noniana degli anni ’80. In questa prima opera di contenuto non esplicitamente politico, il dialogo non avviene più nella sfera pubblica, ma in quella privata. Il soggetto si rapporta con se stesso, con la sua memoria, con il flusso continuo del tempo. C’è in questo brano una fusione tra presente e passato: le risonanze di ieri vibrano nell’interiorità e si confondono come "onde serene" con l’oggi, interrotte dai colpi di pedale sul nastro, come ‘pulsazioni interiori’.

Invece nell’esecuzione di A floresta é jovem e cheja de vida, composizione del 1966 contro la guerra nel Vietnam, mancava quell’interazione tra gli interpreti e il nastro su cui è sottesa la grande drammaturgia dell’opera. Il nastro ha un ruolo scenico e deve creare un contesto dove ‘agiscono musicalmente’ soprano, recitanti, clarinetto e lastre di rame: l’altra sera la parte elettronica non sembra aver assolto questa funzione. La direzione non ha saputo amalgamare le specifiche qualità dei solisti; ne è derivata un’esecuzione corretta, ma metronometrica e pertanto non intensamente espressiva. L’assenza di coinvolgimento si è avvertita soprattutto da parte del Schlagquartett Köln, nonostante Nono avesse affidato gran parte della drammaticità e dell’impatto emotivo dell’opera proprio alla dinamica ‘eccessiva’ delle lastre di rame. Nel complesso l’interpretazione ha debolmente risposto alla poetica noniana di un ascolto attivo e sempre attuale.

È sorta così alla fine della serata la questione dell’attualità delle opere politiche di Nono. Nel dibattito con Nuria Schönberg Nono e Massimo Cacciari, che lo scorso settembre nella medesima sala è seguito alla prova di A floresta, Pollini stesso aveva evidenziato come ancora oggi le notizie di guerra occupino gran parte di giornali e telegiornali. Oggi le forme di protesta sono diverse da quelle degli anni Sessanta; è allora necessario trovare stili interpretativi adeguati alla sensibilità dei nostri tempi. Una strada per raggiungere questa finalità può essere il confronto con i primi esecutori, e la presenza di due interpreti storiche ha fornito un‘occasione per realizzare questo scambio: soprattutto in Kadigia Bove si avvertiva l’espressività a cui era pervenuta insieme al compositore. Queste ‘memorie viventi’ hanno il compito di tramandare una tradizione interpretativa, che, in quanto tale, non deve essere statica. Un esempio di questa evoluzione è stata proprio la rilettura che Pollini ha dato di …sofferte onde serene… Il pianista milanese ha la consapevolezza del suo ruolo storico e ne sono testimonianza questi progetti, in cui mette la propria esperienza al servizio della formazione sia di nuove generazione di musicisti sia del pubblico. La sala ha risposto in modo contraddittorio a questa proposta. Mentre molti giovani erano presenti al concerto con entusiasmo, diversi abbonati hanno invece abbandonato il teatro prima del tempo dimostrando di non essere disposti a modificare le propri abitudini di ascolto.

Stefania Navacchia

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