Bologna Festival
Il nuovo l’antico
Progetto Kurtag

György Kurtag
Játékok

György e Márta Kurtag, pianoforte

Bologna, Oratorio San Filippo Neri, 19 settembre 2006

"Il nuovo l’antico", sezione autunnale di Bologna Festival, ha presentato quest’anno una serie di iniziative dedicate a György Kurtag: il progetto prevedeva incontri e concerti per celebrare gli 80 anni del compositore ungherese. La rassegna si č inaugurata con l’esecuzione di Játékok [Giochi] che ha visto al pianoforte lo stesso autore e la moglie Márta, e si č svolto nell’Oratorio San Filippo Neri.

Il programma della serata era composto da trenta piccole composizioni a due e quattro mani tratte dagli otto volumi di Játékok e da quattro trascrizioni di brani di Bach. La raccolta č un insieme di tante piccole composizioni, come la "miniatura" di sole sette note Virág az embe (… ölelkezo hangoh), [Fiori noi siamo (… suoni che si abbracciano)]. Ogni brano č un mondo che concilia l’universo personale di Kurtag e la storia della musica. L’intero ciclo di Játékok risulta cosě la rete dei rimandi non solo tra queste piccole composizioni, ma anche al passato, dove si percepiscono echi di varie epoche della produzione musicale: dalla polifonia al romanticismo, dal barocco al periodo dodecafonico. Č un’"opera aperta", non solo perché č un work in progress, la cui scrittura non č mai terminata, ma soprattutto per la possibilitŕ di sceglierne brani dagli otto volumi senza seguire un ordine prestabilito. Lo spirito del concerto era quello di stimolare all’ascolto dei legami sottili e di provocare il piacere di essere guidati all’interno di essi.

La raccolta, concepita per i bambini, vuole riconquistare un rapporto originario con lo strumento e con il suono. Cosě gli otto volumi finora pubblicati non sono un metodo didattico da seguire in maniera scolastica, ma un modo aperto di avvicinarsi al pianoforte. L’atteggiamento di Kurtag č quello del gioco, o meglio del giocare, cioč di recuperare, anche attraverso il corpo, un rapporto autentico con la musica, una relazione che possono ritrovare anche gli adulti riappropriandosi dello stupore infantile. In molti brani, come Perpetuum mobile – oggetto trovato, si avverte la volontŕ di scoprire la tastiera ed il suono. E questa ricerca si č avvertita chiaramente nel concerto bolognese. I due esecutori, grazie ad una tecnica straordinaria, hanno variato continuamente il timbro del pianoforte, dimostrando cosě la duttilitŕ di uno strumento che il Novecento ha sempre considerato poco flessibile. Inoltre il pedale creava "giochi" di risonanze che correvano per tutta la sala: il pubblico č venuto a contatto con un materiale "puro" che acquista significato espressivo risuonando nello spazio.

Nella prospettiva di recuperare un rapporto "infantile" con la musica, cioč non mediato da convenzioni, Kurtag cancella anche ogni riferimento al valore quantitativo delle note ed alla suddivisione in battere e in levare, per recuperare, quasi con atteggiamento fenomenologico, il flusso "biologico" del tempo, come egli stesso ha ricordato nell’incontro con Raffaele Pozzi. Un flusso, si diceva, che il compositore associa al ritmo naturale della frase: il riferimento al linguaggio č una costante delle opere di Kurtag. Infatti alcuni brani di Játékok suonati a quattro mani, come Verés – Veszsekedés [Lotta – spintoni], hanno richiamato il senso del dialogo, non solo nella struttura musicale, ma anche nella teatralizzazione del suo gesto, un dialogo sia intimo e "domestico", sia esteso alla storia della musica attraverso i tanti "Omaggi" presenti in Játékok. Omaggiare per Kurtag significa "rubare"(sono parole sue) la tecnica compositiva di altri autori e rielaborarla. In questo modo egli getta una rete verso il passato e il presente, di cui fanno parte le straordinarie trascrizioni da Bach. Ed in questo modo il concerto sembrava riassume in maniera esemplare il significato piů profondo di questa sezione del Bologna Festival: il nuovo e l’antico non vengono solo giustapposti, ma integrati in una continua conversazione.

Stefania Navacchia

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