Bologna Festival 2006
Il nuovo l’antico
KURTAG:
Officium breve op.28
Omaggio a Mihály András 12 Microludi op.13
SCHOENBERG: Suite op. 29
BOULEZ: Derive
DEBUSSY: Sonata per flauto, viola e arpa

Solisti dell’Orchestra Mozart

Bologna, Teatro Manzoni, 22 settembre 2006

Il "Progetto Kurtag", parte della sezione autunnale "Il nuovo l’antico" del Bologna Festival 2006, ha presentato come terzo appuntamento un concerto dei Solisti dell’Orchestra Mozart. Il programma prevedeva oltre a due opere per quartetto d’archi del compositore ungherese (Officium breve in memoriam Andreae Szervánszky op 28 e Omaggio a Mihály András 12 Microludi op.13), la Suite op. 29 di Arnold Schönberg, Dérive di Pierre Bouleze e la Sonata per flauto, viola e arpa di Claude Debussy.

La poetica di Kurtag è stata una lente con cui riguardare al Novecento: è nota infatti l’attenzione del maestro ungherese verso la storia della musica. I suoi legami con molte tradizioni e la sua capacità di rileggere autori del passato e del presente si percepiscono in tutta la sua produzione. La ricerca espressiva è centrale per Kurtag, come egli stesso ha dichiarato nell’incontro pubblico all’Auditorium del DAMS pochi giorni prima, ed è stata anche il "filo rosso" della serata. I Solisti dell’Orchestra Mozart hanno ben evidenziato i contrasti insiti in Officium Breve, opera che concilia universi compositivi differenti come quelli di Andreae Szervánsky e Anton Webern. Gli esecutori hanno reso estreme le dinamiche passando da violentissimi fortissimi, ad impercettibili pianissimi. L’incisività si è avvertita con ancora maggior forza nei Microludi: ognuno di essi è costruito attorno ad una nota ed ha un carattere ben determinato, e si può dire che l’intera opera sia una summa della capacità espressiva della musica. Nasce allora il bisogno di mediare tra rigore strutturale ed esigenze comunicative. Questa è stata la chiave di lettura della Suite op. 29 dove sono emersi sia i legami fra Schönberg e la tradizione, sia le esigenze linguistiche del primo Novecento: così se chiara è apparsa, ad esempio, la struttura del tema con variazione del terzo movimento, altrettanto manifesto è risultato il riferimento al periodo espressionista. Anche nell’esecuzione di Dérive di Buolez ha prevalso l’espressività, per mezzo di un equilibrio tra l’effetto percettivo e il razionalismo, principi cardine della poetica del compositore francese, la differenziazione dinamica ha caratterizzato i vari elementi compositivi ed ha così favorito la loro recezione. L’interpretazione della Sonata per flauto, viola e arpa di Debussy infine ha ottenuto il medesimo risultato attraverso una varietà di colori: i Solisti dell’Orchestra Mozart non hanno tuttavia cercato solo sovrapposizioni ed accostamenti di sonorità,: il loro intento era invece quello di far scoprire all’ascoltatore i giochi strutturali che l’autore crea attraverso i timbri ed evidenziare le ragioni più autentiche della poetica impressionista.

La lezione musicale, umana e pedagogica (ricordiamo il concerto di Játékok tenuto qualche sera prima) di Kurtag si è concretizzata soprattutto nell’esecuzione del repertorio novecentesco affidata a giovani musicisti. Le nuove generazioni di interpreti raccolgono il difficile compito di portare la musica del nostro tempo ad un pubblico sempre più vasto: l’espressività indicata dal compositore ungherese è sembrata una strada valida.

Stefania Navacchia

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