BEETHOVEN
Coriolano, Ouverture op.62
MOZART
Concerto per fagotto e orchestra K 191
BEETHOVEN-MAHLER
Coriolano, Ouverture op.62
BEETHOVEN
Sinfonia n.3 op.55 "Eroica"

Guilhaume Santana, fagotto
Orchestra Mozart
Claudio Abbado, direttore

Bologna, Teatro Manzoni, 6 giugno 2007

Il programma che Claudio Abbado e l’Orchestra Mozart hanno presentato al Teatro Manzoni di Bologna il 6 giugno scorso - che prevedeva il Concerto per fagotto e orchestra in Si bemolle maggiore K 191 di Mozart, l’ouverture di Coriolano sia nella versione originale di Beethoven sia nella revisione di Mahler e la Sinfonia n.3 in Mi bemolle maggiore op.55 «Eroica» dello stesso Beethoven - è stato un viaggio nella storia interpretativa degli ultimi centocinquanta anni e nel percorso artistico dello stesso Abbado.

Ogni brano è stato eseguito con uno stile diverso, ad iniziare dalle due versioni di Coriolano che hanno posto in luce due differenti modi di “leggere” uno stesso testo: Abbado sembra essersi “messo nei panni” di Mahler-direttore che, seguendo la prassi dell’epoca, revisionava molte partiture da lui eseguite, adattandole al gusto di fine Ottocento, raddoppiando i legni o aggiungendo ottoni. Il suono risultava più pieno rispetto a quello del periodo di Beethoven, a cui le esecuzioni filologiche ci hanno abituato: sappiamo che Abbado negli ultimi anni ha assorbito questa lezione, come ci ha dimostrato anche l’ascolto della versione originale dell’ouverture. Egli però non ha mai sposato in toto gli insegnamenti dell’Aufführungspraxis, non considerandoli un fine, ma sempre un mezzo espressivo: ben si è compreso l’altra sera come nella sua visione l’alleggerimento del suono e la chiarificazione del tessuto musicale rientrino in un progetto interpretativo che mira a raccontare una composizione e ad adattarsi allo stile di un autore. Netta è apparsa così la differenza tra la drammaticità della versione beethoveniana di Coriolano e la leggerezza dell’attacco del Concerto per fagotto di Mozart, in cui si è messo in risalto l’aspetto apollineo del compositore salisburghese: le tecniche esecutive settecentesche hanno consentito ad Abbado ed al bravissimo Guilhaume Santana, giovane primo fagotto dell’Orchestra Mozart, qui impegnato come solista, di rendere il suono più nitido e scorrevole.

L’«Eroica» poteva apparire un passo indietro, ad esempio per il ripristino di un leggero vibrato. In realtà si tratta di un ulteriore cambiamento nello stile interpretativo di Abbado, volto ad integrare l’approccio filologico con altre modalità esecutive, al fine di porre in relazione ogni parte con l’intera opera e soprattutto rendere chiaro al pubblico questi legami. I tempi piuttosto dilatatati, che potevano far pensare alla tradizione interpretativa di qualche decennio fa, rispettavano, come vuole un più rigoroso approccio al testo, un andamento metronomico regolare, che forniva continuità al fraseggio ed al discorso musicale.

Ogni risultato per Abbado è provvisorio, in un cammino che non segue una linea retta, ma deviazioni e sentieri intrecciati; anche le aspettative non vengono soddisfatte ed il pubblico è così stimolato ad ascoltare in modo più attento, consapevole ed anche emozionante.

Stefania Navacchia

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