Hommage an Andrej Tarkowskij
Andrej Tarkowskij, un brano da "Andrej Rubljow"
Luigi Nono, No hay camino, hay que caminar …Andrej Tarkowskij
Beat Furrer, Face de la chaleur
Wolfgang Rihm, bildlos / weglos

Eva Furrer, flato
NN clarinetto
Ingrid Karle, pianoforte
Ensemble della Lucerne Festival Orchestra
Beat Furrer, direttore

Festival Lucerna, Luzerner Saal, 11 agosto 2007

Il Festival di Lucerna 2007 ha voluto riproporre un concerto che "fece epoca": era il 1990 quando Claudio Abbado, nell’ambito della rassegna Wien Modern, diresse un "Omaggio ad Andrei Tarkovsky" in cui vennero eseguiti No hay caminos hay que caminar … Andrej Tarkowskij di Luigi Nono, Samuel Beckett – What is the Word di György Kurtag, Fece de la Chaleur di Beat Furrer e bildlos/weglos di Wolfgan Rihm. Il cartellone del Festival svizzero prevedeva quest’anno il medesimo programma affidato alla direzione dello stesso Furrer, a capo dell’ Ensemble della Lucerne Festival Orchestra, come primo di una serie di appuntamenti dedicati al registra russo. Giunti in sala gli ascoltatori si accorgono della presenza di Rihm, della mancanza nel programma di Samuel Beckett – What is the Word e del cambiamento sull’ordine delle esecuzioni che sono state precedute da un brano del film Andrej Rublëv di Tarkovsky.

Nei tre brani presentati gli strumenti erano disposti in vari punti della sala, il suono veniva così frammentato nello spazio: Nono sottolineava che, al contrario di quanto avviene per la visione, che necessita di una percezione frontale, il suono giunge all’orecchio da ogni direzione. Nella poetica del compositore veneziano la spazializzazione "gioca" su questa caratteristica del nostro udito e costringe il pubblico a cercare il suono ed il proprio cammino di ascolto. In questa direzione va compreso anche il titolo della composizione di Rihm bildlos/weglos ("Senza immagini e senza cammini") dedicata a Nono ed a Tarkovsky: può sembrare contraddittorio dedicare a Nono un’opera intitolata "senza cammini" e ancor più sorprendente dedicare a un regista un brano intitolato "senza immagini". Entrambi gli artisti sono sempre andati alla ricerca di un personale percorso, senza cammini prestabiliti, senza una direzione e senza una logica narrativa univoca, come ha dimostrato Tarkovsky, essi ci hanno insegnato che ognuno deve creare la propria storia. Nella costruzione di questa strada diviene fondamentale il tempo come elemento dove ciascuno trova i propri istanti per riflettere, per ricordare, per progettare il futuro. E proprio il tempo inteso come respiro è mancato nella direzione di Furrer, come è mancato quel contrasto dinamico in grado di dare tensione ed unità ai brani. L’introduzione del coro in chiusura di bildlos/weglos è risultato poco lacerante ed in generalo lo spazio non è stato veicolo di drammatizzazione sonora nel senso che indicava Nono: in No hay caminos hay que caminar pause, silenzi, corone non hanno rivestito il valore voluto dall’autore e non si è instaurato quel dialogo tra i cori (il termine si richiama alla tradizione veneziana del XVI e XVII sec. e si riferisce a gruppi anche strumentali), fatto di attese e risonanze, di pianissimi e improvvise esplosioni. Si è privilegiato un dialogo più serrato tra gli strumenti sparsi per la sala, lettura che è apparsa certo pertinente per Fece de la Chaleur, in cui ritmo e timbro creano una fitta rete di echi tra i quattro gruppi orchestrali ed i tre strumenti solisti, flauto, clarinetto e pianoforte. Il fitto gioco di emissione instaura un clima meno rarefatto rispetto a bildlos/weglos e No hay caminos hay que caminar: l’opera appare spostata sul versante percettivo più che su quello espressivo, poiché Furrer, contrariamente a Nono e Rihm, sembra interessato alla tecnica compositiva e non all’aspetto comunicativo. Se la sua musica appare molto materica, essa stimola una recezione istantanea che non prevede tempi più ampi di riflessione. Questo approccio trasferito sul piano esecutivo ha penalizzato non poco gli altri brani, sottraendo loro ogni valore poetico e riducendo soprattutto No hay caminos hay que caminar a suoni isolati nello spazio invece di suoni che camminano nello spazio. Certo la serata ha posto a confronto due differenti modi di utilizzare lo spazio nella produzione di fine ‘900 e l’interazioni tra queste prospettive è avvenuta anche grazie alla presenza di Furrer sul podio, che però interpretando Nono e Rihm ha dimostrato una certa difficoltà ad affrontare poetiche diverse dalla sua.

Il concerto ha suscitato l’interesse del pubblico che, competente e incuriosito, si guardava intorno alla ricerca delle fonti sonore: già un buon risultato per la musica nuova.

Stefania Navacchia

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