Ludwig van Beethoven
Sinfonia n.9 re minore op.125

Melanie Diener, soprano
Anna Larsson, mezzosoprano
Jonas Kaufmann, tenore
Reinhard Hagen, basso
Lucerne Festival Orchestra
Chor des Bayerischen Rundfunks
Claudio Abbado

Festival Lucerna, Konzertsaal, 11 agosto 2007

Dirigere la Nona di Beethoven significa un po’ interpretare tutto il sinfonismo tedesco, poiché essa rappresenta una svolta nella storia di questo genere musicale. L’apertura del Festival di Lucerna 2007 è stata affidata a Claudio Abbado che, alla guida dalla Lucerne Festival Orchestra, si è ancora una volta confrontato con questa partitura e, di conseguenza, con tutta l’evoluzione del sinfonismo.

Questa svolta è stata evidenziata da Abbado che, soprattutto nei primi tre movimenti, ha accentuato il carattere di ripensamento dell’opera. Egli ha posto in risalito l’aspetto non melodico del tema iniziale, che è divenuto puro suono particolarmente energico e potente, come voleva la tradizione interpretativa tedesca: anche il consueto respiro del fraseggio abbadiano si è coniugato alla scelta di rendere la struttura in modo molto squadrato. I tempi dell’Adagio sono risultati più dilatati rispetto ad altre sue esecuzioni. Come Beethoven nella Nona ha rivolto lo sguardo alla produzione sinfonica sua e di tutto il classicismo, analogamente Abbado ha posto l’attenzione alle varie tradizione esecutive di questa partitura, come già era accaduto per la sua recente interpretazione dell’"Eroica". In questo modo il direttore è riuscito ancora una volta a "far parlare" una pagina che sembra ormai completamente indagata, conosciuta, ed assimilata nell’immaginario collettivo. Egli ne ha rivelato ancora la novità in un percorso che giungeva a compimento nel movimento conclusivo: la cristallizzazione della forma sinfonica e dei meccanismi retorici che l’hanno governata per più di un secolo ha sancito il loro esaurimento: il puro suono non è più sufficiente, "Amici, non questi suoni/altro e più grato cantico leviamo" esordisce il basso nel Finale, portando la parola nella forma musicale per eccellenza. La "Sinfonia" in quanto linguaggio senza parole in grado di esprimere l’inesprimibile, ha fallito il suo compito, è diventata una forma vuota ed ha bisogno della parola per esprimere il nuovo. Ecco che il Finale dell’altra sera è suonato nuovo, per i forti contrasti dinamici, la delicatezza del fraseggio e la crescente tensione che dal primo apparire del tema dell’Ode alla Gioia ha portato all’esplosione delle ultime battute.

Il continuo rinnovamento compiuto da Abbado, non rinnega il passato, ma integra i vari percorsi, per andare oltre ed aprire nuovi orizzonti; allo stesso modo nella Nona di Beethoven sono già presenti tutti i problemi del sinfonismo ottocentesco, per il quale costituì un punto di non ritorno.

Stefania Navacchia

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