J. S. BACH
Es ist gut, daß ich hinege BWV 108
Warlich, warlich, ich sage euch BWV 86
Sie werdwn euch in den Bann tun BWV 44
Lobet Gott in seinen Reichen BWV 11 Himmelfahrst-Oratorium

Siri Thornill, soprano
Petra Noskaiovà, mezzosoprano
Christoph Genz, tenore
Jan Van der Crabben, baritono
La Petite Bande
Sigiswald Kujiken, direttore

Imola, Chiesa di San. Domenico, 28 aprile 2008

La chiesa di San Domenico a Imola ha ospitato, nell’ambito della stagione del Circolo della musica Leopoldo Montanari, un concerto di straordinario interesse affidato alla Petite Bande diretta da Sigiswald Kujiken. Il programma comprendeva quattro cantate di Johann Sebastian Bach del tempo post-pasquale, tra cui l’ Himmelfahrst-Oratorium BWV 11.

La Petite Bande si presentava a ranghi più che ridotti: nove strumentisti e quattro cantanti, seguendo la scelta operata da Kujiken per il ciclo di incisioni di cantate bachiane cui sta lavorando per la Accent, ovvero l’esecuzione in parti reali. (link) Ogni parte era eseguita da un unico elemento, riducendo all’estremo l’organico. Questa scelta era già stata operata da Paul McCreesh per la sua Matthäus-Passion (Archiv), e altri ensemble stanno sempre più lavorando per ridurre all’osso gli organici, in controtendenza con la prassi esecutiva invalsa nel secondo dopoguerra che vedeva il dispiego di compagini corali e orchestrali sterminate.

La resa esecutiva della Petite Bande si è rivelata di straordinaria levatura e illuminante sotto diversi punti di vista. La scrittura musicale bachiana è apparsa in tutta la sua complessità, nella assoluta necessità delle scelte e degli snodi compositivi. Tutto appariva logico e perfettamente consequenziale, e la complessità del pensiero bachiano sembrava autogenerarsi davanti a noi proprio in quel preciso momento, con una chiarezza accresciuta dall’assenza di coinvolgimento emotivo. La pura musica ha riempito di sé tutti gli spazi, rendendoci più vicina e comprensibile una delle prove più alte del pensiero umano. Tutto si è svolto con grande naturalezza, grazie alla padronanza tecnica di cantanti e strumentisti, cui Kujiken si limitava a dare pochissimi attacchi. Alcuni numeri hanno stupito per la perizia degli interpreti, come l’aria del mezzosoprano nella BWV 86 che ha visto Petra Noskaiovà, accompagnata sontuosamente dal violino dello stesso Sigiswald Kujken.

Altre piccole attenzioni servivano a dimostrare la cura nella concertazione, ad esempio nel grandioso Himmelfahrst-Oratorium lasciava senza parole il breve recitativo affidato al tenore e al basso Ihr manner von Galiläa che sembrava concentrare in poche manciate di secondi l’intera sapienza contrappuntistica di Bach. Quest’ultimo oratorio, con l’aggiunta di due flauti e tre strepitose trombe barocche, ha concluso il concerto in maniera spettacolare: questi pochi, eccellenti artisti hanno raggiunto una pienezza di suono e una ricchezza di effetti difficilmente eguagliabili per pulizia ed eleganza.

Daniela Goldoni

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