Cantarlontano Festival
Ancona – Serra San Quirico – Arcevia – Senigallia – Loreto – Corinaldo – Portonovo – Genga Tolentino – Fano – Offida
25 giugno/6 luglio 2008

Piccola Accademia di Montisi
Music Festival 2008
The Art of the Harpsicord in the 21th Century
Asciano - Montisi – Castelmuzio – Pienza
7 luglio/11 luglio 2008

L’idea di unire il fascino dei luoghi a quello della musica si è spesso rivelata vincente, tutti infatti ricordiamo alcune esecuzioni ambientate in luoghi di eccezionale bellezza, più o meno legati all’origine del lavoro rappresentato. Cantarlontano e Montisi, due festival che si avvicendano in un breve spazio di tempo e di luogo, offrono qualcosa in più della ricerca di un posto speciale: si articolano in vasti spazi, allargandosi all’interno di una intera regione o di una provincia alla ricerca di siti sempre diversi, a volte famosi, a volte sconosciuti, per ambientare i concerti nel migliore dei modi. Seguire questi due festival offre così una doppia opportunità: ascoltare musica di eccellente qualità e conoscere a fondo ampie zone della Marche e della provincia di Siena, spostandosi ad esempio dalla Cattedrale di San Ciriaco alla Santa Casa di Loreto, dall’Abbazia di Fiastra a Sant’Anna in Camprena, sul filo di una programmazione intelligente e di altissimo livello. I due festival sono molto diversi nella gestione, affidata agli enti locali per Cantarlontano, mentre la Piccola Accademia di Montisi si avvale di alcuni privati stranieri, in collaborazione con diversi comuni della provincia di Siena. Entrambi i festival si occupano di musica rinascimentale e barocca, e si avvalgono di interpreti scelti tra i più propositivi e innovativi, che siano essi giovanissimi, come la Camerata Serafin vista a Montisi, o grandi maestri, come Gustav Leonhardt.

Marco Mencoboni, direttore artistico del festival Cantarlontano e dell’omonimo ensemble, è apparso in entrambi in festival con due grandi opere monteverdiane: il Vespro della Beata Vergine in San Ciriaco ad Ancona e la Missa in illo tempore a Sant’Anna in Camprena. Mencoboni usa lo spazio in modo molto originale, distribuisce cantanti e strumentisti in modo strategico nei volumi delle chiese ottenendo una qualità del suono mai ascoltata. Il suono, scomposto negli spazi diversi, si ricompone in un centro virtuale da cui esce rafforzato e moltiplicato. Il Vespro di Ancona in questo modo risultava veramente "inaudito". Forse per la prima volta abbiamo colto appieno il senso dei cori battenti in un Lauda Jerusalem squadernato contestualmente davanti ai nostri occhi e alle nostre orecchie, in una manifestazione di potenza della musica da far impallidire ogni precedente interpretazione. Lo stesso Mencoboni, per Montisi, ha proposto la Missa in Illo Tempore in parti non solo reali (sei cantanti), ma anche separate (ognuno in un punto sempre diverso dello spazio). Continuiamo a chiederci come sei cantanti in tutto siano riusciti a produrre più suono, e più ricco, di un grande coro.

Il festival di Montisi, dedicato soprattutto al clavicembalo, è una felice sintesi di software inglese e hardware italiano. Inglese è la concezione e l’idea di dedicare un festival, una scuola e una collezione di strumenti al clavicembalo. Da parte delle comunità locali c’è la disponibilità a mettere a disposizione i luoghi adatti alle rappresentazioni, e la rete di ospitalità. La maggior parte del pubblico inglese, forse residente o forse sceso in Italia per l’occasione, forma un gruppo di persone cordiali, attente e competenti, che si mischia volentieri con la minoranza di pubblico italiano. Il programma del festival prevede due concerti al giorno, uno a mezzogiorno e uno verso sera. Sui sagrati delle chiese e delle pievi sedi dei concerti non mancano mai l’acqua e un bicchiere di vino fresco, a disposizione di tutti. Un piccolo pensiero, che rende però l’idea dello spirito di collaborazione e di apertura che traspare da questo festival.

Abbiamo assistito a concerti magnifici nell’ultima parte della settimana. Oltre ad un concerto di Gustav Leonhardt, che ogni volta riesce a dimostrare le infinite potenzialità del clavicembalo, è stato molto gradevole ascoltare i ragazzi della Camerata Serafin, diretta da Jonathan Cohen. E’ un ensemble londinese di giovani strumentisti allievi della Royal Academy of Music di Londra, il cui primo violino Mattew Truscott è l’unico freelance del gruppo. La Camerata è specializzata nell’esecuzione del repertorio barocco italiano ed inglese, ed utilizza a tal fine copie di strumenti musicali appositamente commissionati ai migliori artigiani del mondo per ricreare un ensemble a dimensione vivaldiana. Proprio l’esecuzione dell’Estate, da Le Quattro Stagioni di Vivaldi è stata rivelatrice dello spirito di questo gruppo. Molto simpaticamente e con spirito tutto britannico Mattew Truscott ha riassunto al pubblico tutti i significati delle indicazioni che Vivaldi aveva posto in italiano nella partitura, a descrivere la calura estiva, il sonno dei contadini nelle ore calde, il ronzare degli insetti e così via. Questi ragazzi, spinti dalla vitalità irresistibile di Jonathan Cohen, direttore, continuista al cembalo e violoncellista, hanno mostrato di cogliere nel profondo le caratteristiche e le reciproche influenze di musicisti come Vivaldi, Haendel, Purcell, Corelli, Geminiani trovando per ogni autore un suono e un fraseggio proprio e inconfondibile. In particolare L’Haendel dell’ultimo concerto (op.6 n.10) è risultato illuminante, reso con la quadratura e la razionalità della forma del concerto grosso addolcita dai ricordi del periodo giovanile italiano così fortemente percepibili nelle scelte del direttore e nella risposta dei suoi giovani e duttili strumentisti. A Cohen non difetta di sicuro la fantasia, ogni movimento di concerto e di suite aveva una propria intima necessità e una energia degna del rock della migliore qualità. Ad esempio, raramente ci è capitato di ascoltare delle variazioni sulla Follia di Spagna (per l’occasione di Geminiani) così veramente variate, il tutto nel più assoluto rispetto delle regole.

Seguire questi festival è stata un’esperienza molto divertente e eccentrica nel senso più positivo della parola, a dimostrazione che l’emarginazione di cui soffre la cultura musicale in Italia può essere superata con l’aiuto di altri (Montisi), o anche da soli (Cantarlontano e Marche). Con un po’ di coraggio, volontà e apertura.

Daniela Goldoni

Associazione culturale Orfeo nella rete
http://www.orfeonellarete.it/
info@orfeonellarete.it
Designed by www.soluzioniweb-bologna.it